Tagga il voto. Per sempre.

C’era una volta il voto segreto. Oggi la pagina Facebook de La Fabbrica di Nichi invita a fare il contrario, e rendere pubblica sul social network la propria preferenza per Vendola alla Regione Puglia. L’idea si chiama “tagga il voto“, e viene spiegata dai promotori a questo modo:

Lo scopo è duplice, rivela una nota pubblicata poco dopo: da un lato si vuole  portare “tutta la rete a dare un’occhiata alla pagina di Nichi” e  così “convincere qualche indeciso“; dall’altro si tratta di far “ulteriormente crescere il numero dei fan – al momento sono circa 28 mila – la comunità di persone che segue Nichi e che possono vedere i lavori realizzati dalle Fabbriche e dallo staff”. 

Dopo un iniziale spaesamento e qualche critica, l’iniziativa sembra stare prendendo piede. Ed ecco la fan page di Nichi Vendola riempirsi di nomi e cognomi di persone in carne ed ossa che affidano alla Rete la propria dichiarazione di voto:

Difficile capire il peso di idee come questa nella battaglia elettorale vera e propria; quel che è certo è che si tratti di un uso inedito e creativo di Facebook. Che rivela tra l’altro come siano ancora in molti a ignorare le conseguenze a cui si rischia di andare incontro affidando il proprio voto alla Rete e con lo scopo preciso di una massima visibilità. Alla Fabbrica avrebbero potuto almeno buttare là il monito riportato da Viktor Mayer-Schönberger: “Dovrei avvertire le persone che l’impronta elettronica che lasciano verrà usata contro di loro. E non può essere cancellata“.

Se vi sembrano parole eccessive, sappiate che chi le ha pronunciate ha perso la possibilità di attraversare il confine tra Canada e Stati Uniti soltanto perché in un articolo del 2001 dichiarava che negli anni ’60 (…) aveva fatto uso di LSD. Certo, una preferenza per Nichi Vendola non è proprio lo stesso, ma in questi casi sarebbe comunque doveroso far sapere che a “taggare un voto” una volta lo si “tagga” per sempre. In un Paese diviso in fazioni inconciliabili, e con ogni minuscolo contenuto di Facebook oramai indicizzato tra i risultati delle ricerche su Google, meglio considerarlo: pentirsi non è consentito.

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8 pensieri su “Tagga il voto. Per sempre.

  1. Sono d’accordo.
    Molte persone non credo siano troppo consapevoli delle possibili conseguenze dell’uso un po’ troppo “spregiudicato” di Facebook.

    Anche i “gruppi” di Facebook sono una manna per chi eventualmente volesse fare una bella lista di nomi e cognomi di chi non la pensa come lui.

  2. Pingback: Comodo profiling della popolazione « Twilight of my Country

  3. Non so…
    anche io ho scritto il mio voto per il movimento a 5 stelle in Campania.
    Sinceramente, non ho nessuna paura a farlo, il giorno in cui dovessi averla, o dovessi subirne le conseguenze, sarà il giorno in cui mi darò alla rivoluzione armata.
    Ciao,
    Carlo.

    PS: mai stato così serio

  4. Vedi, Carlo, la questione qui non è se si debba poter o meno esprimere apertamente la propria preferenza partitica (è ovvio che debba essere lecito), ma sul fatto che fruire di tale elementare diritto debba accompagnarsi a una consapevolezza di cosa ciò comporti nel 2010. L’ingenuità su queste cose non paga, quindi meglio offrire più strumenti di comprensione possibile, a chi utilizzi strumenti potenti ma ben poco trasparenti come Facebook.

    • Su questo sono d’accordo con te, ma la questione della consapevolezza dello strumento sta non solo dalla parte di chi propone un’iniziativa, ma anche da parte di chi decide di sottoscriverla.
      Io penso che chi decide di usare uno strumento debba prima informarsi… diciamo responsabilizzarsi di più…

      Carlo.

  5. Con tutta la consapevolezza che questo comporta anch’io avrei votato Nichi Vendola.
    Complimenti a tutti i coraggiosi che l’hanno affermato pubblicamente.
    Non è un reato votare per chi si ritiene valido, per cui non subirete nessuna ritorsione da parte dei governanti onesti.
    Speriamo ce ne siano!!!

  6. Il voto è segreto… ma le proprie convinzioni forse non dovrebbero esserlo. E’ pur vero che sarebbe opportuno che chi lo fa dovrebbe aver consapevolezza dell’azione, ma il rispetto reciproco passa anche dal rispetto delle altrui idee politiche.
    Inoltre, in un paese che considera la politica una cosa sporca, la dichiarazione del proprio voto la si può considerare un primo piccolissimo passo per fare politica, un modo come un altro per non far vergognare il cittadino di avere delle idee politiche e, magari, riportare i cittadini a fare politica partecipativa… un po lanciarsi oltre l’ostacolo insomma.

    Oltretutto il voto non è certo per sempre… il mio voto è cambiato spesso negli anni e non vedo perché dovrei vergognarmene, se pure posso aver fatto degli errori… non posso esser colpevolizzato per una scelta. Ed il fatto di rendere il voto pubblico, specie se si è in tanti, è una difesa contro l’intolleranza, ma anche una presa di responsabilità.

    Insomma, un richiamo alla conseguenza delle proprie azioni ci sta, ma la paura di esser catalogato proprio non dovrebbe esistere.

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