Caro Filippo Rossi, saresti dovuto andare a Rai per una notte.

Caro Filippo Rossi,

non condivido la tua decisione di non andare a Rai per una notte. E’ vero: l’elenco degli invitati, come scrivi, molto probabilmente non ti avrebbe consentito un vero e proprio “contradditorio”, un dibattito ragionato come quelli che Farefuturo sotto la tua direzione ama proporre e incoraggiare. E ancora, hai ragione a sostenere che con il racconto “di come Annozero e i suoi amici hanno vissuto questo lungo black out”, e con il “processo” a Berlusconi che – anche io ne sono certo – ne verrà, la tua fondazione abbia poco da spartire.

Eppure non credo che questo avrebbe reso impossibile un confronto costruttivo. Anzi, sono certo che il tuo punto di vista, per quanto minoritario, per quanto diverso da quello che emergerà dal Paladozzo, avrebbe giovato a tutti, a partire dai presenti. Che avrebbero potuto ricordare – o sapere per la prima volta – che a destra non tutti pensano, come il presidente del Consiglio, che si debba interloquire solo con chi meriti, ma che ci sia anche chi desideri parlare con chiunque sia capace di ascolto. Che avrebbero avuto l’occasione di riflettere sul valore di chi, senza pregiudizi, affronta la politica non come un campionato di calcio, con le sue tifoserie, gli eroi e i gli immutabili colori sociali, ma come uno slancio di tutti verso una stessa meta: il bene collettivo. 

E che, da ultimo, avrebbero potuto tastare con mano che le battaglie di Farefuturo non nascono e muoiono sulle pagine di un web magazine, ma hanno la dignità e la forza di andare ovunque, anche in casa di chi, aizzato dagli urlatori o accecato dalla rabbia, non le voglia comprendere. Battaglie che sono, tra l’altro, perfettamente in linea con il significato primario di Rai per una notte: dimostrare che nessun “editto bulgaro” è possibile fino a quando la Rete rimarrà un luogo di libertà e dialogo, e dire a gran voce che sia insensato fare della “par condicio” una legittimazione del silenzio dell’informazione, faziosa o meno che sia. So quanto tu ti riconosca in questi due concetti, ed è per questo che non comprendo e non condivido la tua scelta.

E poi, se anche tutto si risolvesse, come ipotizzi, in un “colpo di teatro” a fini elettorali: perché non essere lì, in prima linea, a dirlo? Avrebbe smascherato l’ipocrisia di chi, dietro una lotta per la libera informazione, cela una mera indicazione di voto. E non ti avrebbe impedito di testimoniare tutta la tua distanza da chi se ne rendesse colpevole. La serata di giovedì sarà un po’ più povera senza la tua presenza, e soprattutto saranno più poveri quegli italiani che, come me, credono ancora nella possibilità di costruire una politica di persone, e non di schieramenti; che combatta il populismo senza se e senza ma, non importa se di destra o di sinistra. Una politica di risposte a problemi, e non di proclami. Di valutazioni, e non di processi sommari. Come quello che tu, volontariamente o meno, hai deciso di fare a Rai per una notte

Con rinnovata stima,

Fabio Chiusi

5 pensieri su “Caro Filippo Rossi, saresti dovuto andare a Rai per una notte.

  1. Vedi… l’errore che questa destra fa è sempre lo stesso… e lo puoi leggere nella struttura del loro web-magazine. C’è una cosa che manca nel loro web-magazine ed è proprio quello che dimostra come loro non abbiano compreso cos’è internet… e ho purtroppo l’impressione è proproi quello che non comprendono nella parola “democrazia”.
    Non sembrano comprendere che la democrazia non si può svincolare dalla parola partecipazione… non comprendendo che un web-magazine su internet ha bisogno di una sezione “commenti” il più possibile libera e senza censure.

    Ed è essenzialmente questo il motivo per il quale non ci saranno.

    Ma tutto ciò, a questi punti, è essenzialmente un problema loro.

  2. Non credo di avere veramente voce in capitolo però non riesco a nascondere la mia gioia (non credo sia esagerato definirla così) nel sapere che esistono ancora persone che ragionano come tu fai … sarà che la mia esperienza sul web mi ha fatto incontrare esclusivamente persone che gridano al golpe, alla democrazia in pericolo (anche io in principio ero uno di quelli; perché sentirsi parte di un movimento di un gruppo ti fa sempre sentire in qualche modo importante).
    Qualcuno (non ricordo più chi) un giorno, evidentemente stufo del clima che si respirava, ha usato queste parole su un forum che ero solito visitare:
    <>. Lo è anche per me a questo punto e devo dire che mi meraviglia ogni volta vedere che non sono l’unico a pensarla in questo modo. Ma poi d’altronde essendo nichilista mi meraviglierebbe di più se la pensassi diversamente 😀

    • La frase tra virgolette per qualche strana ragione non è apparsa nel commento sopra quindi la riporto qui:
      “L’importante è fare dei distinguo: critico non è sempre contro. Critico è colui che si riserva di pensare con il proprio cervello. Critico è colui che parte da posizioni che lui/lei stesso è pronto a mettere in discussione. Critico è chi dubita, riflette, pensa, teme non declama, sentenzia, condanna. Critico è chi analizza le proprie posizioni e le espone come posizioni non come anatemi. Per me, è molto difficile continuare a credere a tutta questa enfasi”

  3. Apprezzo molto il tuo atteggiamento e la tua attenzione al tema della forma che é sostanza che é differenza, Bateson diceva così in altro contesto. Differenza “sostanziale” da chi urla e addita e non rispetta l’ordine formale che ci si é dati, certo per convenzione ma anche per favorire una base dialogica. Spesso chi urla e addita lo fa per alzar polvere, esibendo indignazione e non concedendo spazio alla parola, il che mi rende infinitamente triste.
    Con stima, Claudio

  4. Scelta deludente, sono abbastanza convinto che il clima non sarebbe affatto stato ostile per una voce come quella di FF, in fondo la differenza tra molte delle loro posizioni e quelle di uno come Travaglio sono molto più vicine di quanto entrambi ammetterebbero, e davvero si sente un bisogno forte di una voce di destra non appiattita sugli slogan dei portavoce del signor B. Ma forse la loro paura non era solo quella comprensibile di essere usati per dare legittimità ad una manifestazione che a questo punto perderà qualsiasi possibilità di non essere monocorde, ed è un vero peccato. Se fossero andati e non fossero stati massacrati, e adddirittura avessero trovato una accoglienza rispettosa, il giorno dopo gli house-organs del signor B li avrebbero fatti passare come un altro lampante esempio di finiani cripto comunisti. Invece così temo dimostrino di aver preso da Fini il peggior difetto di uomo sicuramente intelligente, ma finora dimostratosi poco coraggioso: la paura di fare passi troppo lunghi, di mettersi in gioco e perdere la copertura delle spalle data da una casetta scomoda ma forse non così tanto. E prendendo in prestito una frase usata in altro ambito, non vorrei che lo seguano nel diventare quelli che non perdono mai l’occasione di perdere occasioni. Davvero peccato.

    Michele Gardini

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