Conta più il colore di un provocatore o l’aggressione di un Ministro?

Su La Stampa di oggi Mattia Feltri sostiene che effettivamente una qualche aggressione fisica di La Russa a Carlomagno ci sia stata:

Gli ha pure rifilato una gomitata allo sterno, come dice Carlomagno e testimonia un cameraman.

Un fatto gravissimo, che si somma alle parole udite a caldo durante la diretta del Corriere.it (“La Russa che gli dà un ceffone“), e su cui andrebbe fatta maggiore chiarezza. E che invece non interessa a nessuno. Il Corriere si limita a parlare di un “litigio” tra il ministro e il “contestatore che interrompe il premier”. Di cui viene sottolineata la frase “non sono un Tartaglia qualsiasi” (evidentemente qualcuno l’aveva pensato) e l’abitudine alle “sceneggiate” e a “certe imprese”. Anche La Stampa, che pure mette in evidenza il dettaglio, preferisce sottolineare la vicinanza di Carlomagno al Popolo Viola.

Libero opta per la versione che dipinge La Russa come colui che “difende il premier” dai (deduco) pericolosi assalti del guastatore. Sposando, tra l’altro, una ricostruzione “creativa” delle parole sussurrate a Berlusconi dal collaboratore (e che ci ha raccontato ieri Wil):

Il Carlomagno, comunque, ha insistito ancora e Berlusconi stava per dargli la parola, ma uno dei suoi più stretti collaboratori gli ha consigliato di non lasciarlo parlare, perché c’erano altri prima di lui e perché non si tratta di un giornalista. “Lei è fuori ordine, in questo momento non ha l”opportunità di intervenire”, ha detto il premier.

Peccato che il video (che Libero tra l’altro ha l’imprudenza di mostrare immediatamente sotto) dimostri che Berlusconi abbia chiesto di “accompagnare gentilmente alla porta” il freelance prima dell’entrata in scena del collaboratore. Che comunque ha detto tutt’altro, e cioè:

Presidente non esageri, le potrebbero fare queste domande, è uscita un’agenzia di Fini, le ho fatto una ipotesi di risposta…

Forse si trattava di un linguaggio in codice, dove “Fini” sta per “non è un giornalista” e “non esageri” per “c’erano altri prima di lui”.

Ribadisco, Carlomagno non è certo un eroe (come vorrebbero alcune migliaia di utenti su Facebook, ad esempio); tuttavia un ministro della Repubblica non può permettersi di alzare le mani su chi, in modo maleducato finché si vuole, ha avuto il solo ardire di porre delle domande. Come scrive Furio Colombo sul Fatto di oggi, “Quel ministro della Difesa, che ha attraversato la sala per far tacere l’intruso è sembrato un brutto presentimento“. Il mondo dell’informazione farebbe bene a privarcene. Magari a partire dal cameraman che ha testimoniato del colpo allo sterno. 



5 pensieri su “Conta più il colore di un provocatore o l’aggressione di un Ministro?

  1. L’irritabilità di La Russa è totalmente fuori luogo ed è stato veramente un comportamento da povero sprovveduto cadere nell’eventuale tranello di provocazione del freelance…ma le notizie delle armi vendute all’Iran non c’entrano niente secondo voi???

  2. “Carlomagno non è certo un eroe (come vorrebbero alcune migliaia di utenti su Facebook, ad esempio); tuttavia un ministro della Repubblica non può permettersi di alzare le mani su chi, in modo maleducato finché si vuole, ha avuto il solo ardire di porre delle domande.”
    PIENAMENTE D’ACCORDO!

  3. Il problema è che se quel personaggio non doveva entrare, non dovevano entrarci anche tutti gli altri che c’erano e che si facevano passare per giornalisti. Avrebbero dovuto esserci appunto dei giornalisti, che dopo la favoletta raccontata dal cavaliere, in quanto giornalisti, lo avrebbero quindi smascherato e fatto passare per quell’emerito pallista che è. Ma in Italia i giornalisti non entrano in un posto del genere, le ultime 2 volte in cui un giornalista ha interrotto uno del governo per metterlo di fornte alle palle raccontate si trattava di corrispondenti di giornali esteri, e l’ultimo che ha osato chiedere a Tremonti come mai faceva un altro condono dopo avere solennemente promesso che non ne avrebbe più fatti si è beccato del “testa di ca..o” dal ministro in persona (che naturalmente si è ben guardato di rispondere alla sua domanda). Per cui alle conferenze stampa ora entrano appunto solo coloro che si fanno passare per giornalisti, la differenza tra loro e questo Carlomagno è nel fatto che sanno stare al loro posto e quindi sono graditi al padrone di casa.

    Se qualcuno ha letto Baol, sa dove stiamo andando.

    Michele Gardini

  4. D’ accordissimo su tutto. Soprattutto sull’ analisi circa il disinteresse e l’ imprecisione con cui è stata riportata la notizia dai principali media, che dovrebbero ricordare ad un ministro che pensa di potersi permettere comportamenti del genere (ed evidentemente lo pensa) che, di fatto, non può.

  5. Dare una gomitata sullo sterno, un ceffone e poi alzare di peso un uomo è un reato: indipendentemente da chi sia Carlomagno. Se poi a farlo è un ministro, siam messi male. Se poi i giornali reputano il tutto come poco rilevante, è una tragedia. A me ha colpito il fatto che l’articolo evidenzia come sia irrilevante l’appartenenza a vari movimenti di Carlomagno, dipingendolo come un Paolini delle conferenze stampa: insomma va preso per quello che è, un rompicoglioni (definizione di Pannella). Il box invece sottolinea ben altro. Pare che la Stampa, quotidiano che spesso apprezzo, abbia un po’ la coda di paglia.

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