You Are Not a Gadget – La prefazione (in italiano) e alcune domande.

La prefazione di You Are Not a Gadget di Jaron Lanier è talmente ricca di spunti di riflessione e dibattito da meritare lo sforzo di una traduzione. Eventuali errori nella resa sono imputabili unicamente al sottoscritto.

“Sono gli albori del ventunesimo secolo, e ciò significa che queste parole saranno lette perlopiù da nonpersone – automi o folle sorde composte da persone che non agiscono più come individui. Le parole verranno tritate in chiavi atomizzate per motori di ricerca all’interno di strutture di cloud computing localizzate in luoghi remoti, e spesso segreti, intorno al globo. Saranno copiate milioni di volte da algoritmi costruiti per inviare messaggi pubblicitari a quel qualcuno in qualche dove che si trova in consonanza con un frammento di ciò che dico. Saranno sbirciate, rimaneggiate e travisate da moltitudini di lettori impazienti e sbadati che ne faranno voci di Wikipedia e flussi di messaggi via etere aggregati in maniera automatica.

Le reazioni degenereranno ripetutamente in noncuranti catene di insulti anonimi e controversie inarticolate. Gli algoritmi troveranno delle correlazioni tra chi legge queste parole e i suoi acquisti, le sue avventure romantiche, i suoi debiti e, presto, i suoi geni. Da ultimo queste parole contribuiranno ad arricchire quei pochi che sono stati capaci di posizionarsi in cima alla computing cloud.

L’immenso dispiegarsi dei destini di queste parole avrà luogo quasi interamente nel mondo senza vita della pura informazione. Solo in una esigua minoranza dei casi saranno occhi umani veri e propri a leggerle.

Le parole scritte in questo libro sono scritte per persone, non per computer. 

Voglio dirlo: devi essere qualcuno prima di poterti condividere.”

In una sola pagina le questioni sollevate sono diverse e profondissime. Una informazione che circola al ritmo dei social media è ancora una informazione per esseri umani? Che ne è del tempo che serve per assimilare una notizia e produrre un pensiero sensato su ciò che comporta? Che ne è della lentezza e del ragionamento? Facebook e Twitter ci stanno rendendo tutti più litigiosi, superficiali e insofferenti? E la privacy? Di chi sono i nostri dati personali? E perché le nostre vite sono trasparenti mentre non lo sono affatto quelle dei colossi che ne gestiscono un numero sempre crescente di aspetti in Rete?

In sostanza: ha ancora valore manifestare, con ciò che diciamo, la nostra individualità o ciò che conta è solamente imparare a reinventarsi nel tempo di un tweet

Domande non banali, e che hanno un impatto notevole sul modo in cui la nostra società concepisce l’informazione, la politica e la sua stessa civile e democratica convivenza. Lanier fornisce anche qualche risposta? Tra 192 pagine ve lo racconto. Per ora resta una suggestione: da “essere o avere” siamo passati a “essere o condividere“, o a “essere prima di condividere. Chissà che cosa significa, davvero.

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2 pensieri su “You Are Not a Gadget – La prefazione (in italiano) e alcune domande.

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