I media hanno scoperto i troll. Ma non ci hanno capito niente.

Scovato il creatore del famigerato gruppo “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”. Repubblica, Corriere, Stampa e Giornale scrivono (tutti all’incirca con le stesse parole):

Il giovane, affetto da disturbi comportamentali e da tempo sottoposto a trattamento psichiatrico, ha confessato spiegando di avere promosso l’iniziativa soltanto per fare ‘trolling’, la tendenza che spinge gli utenti a creare gruppi originali su Facebook per ottenere il maggior numero di  iscritti possibile. Il suo obiettivo era quello di ottenere un record nelle adesioni. 

No, il “trolling” è tutt’altro. Prima di tutto non è una “tendenza” ben definita, ma una vera e propria sotto-cultura stratificata, complessa e multiforme. In secondo luogo non nasce oggi su Facebook, ma negli anni ’80 e sui forum di discussione. Da ultimo non ha lo scopo di “ottenere un record di adesioni” ma, di volta in volta, quello che il “troll” si propone: provocare, mettere alla berlina, sfogarsi, causare il collasso di una community o semplicemente mettere a dura prova il buonsenso.

Non che questo elimini i reati commessi. Tuttavia il rischio, l’ho scritto più volte, è che passi il messaggio che la Rete sia nelle mani di questi strani individui. E che dunque il prossimo emendamento-bavaglio sulla libertà del web venga percepito come legittimo e, anzi, necessario.

Non è così: i troll sono una esigua minoranza degli utenti, anche e soprattutto di Facebook. Una minoranza che, come dimostrato, non è nemmeno immune alle conseguenze delle proprie azioni. Se soltanto i media imparassero a capire ciò di cui stanno parlando, prima di aprire bocca, il problema non sussisterebbe. 

Un primo passo è stato fatto: i giornalisti hanno scoperto che esistono i “troll”. Ora non resta che sperare che comprendano che, senza il loro palcoscenico, la messa in scena di queste aberranti creature è poco più che uno sconsolato monologo.

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4 pensieri su “I media hanno scoperto i troll. Ma non ci hanno capito niente.

  1. A mio avviso c’ è un altro passo, che è stato fatto: e cioè che è diventato chiaro ed ufficiale che se i Trolls dicono delle enormità tali da configurare reati, possono essere scovati, e puntiti. Questo è successo soltanto grazie al fatto che l’ indignazione di utenti e giornalisti, ha potuto creare un caso sull’ accaduto, attirando l’ attenzione e l’ indignazione dell’ opinione pubblica, e conseguentemente, anche delle istituzioni. E’ vero, i danni collaterali sono stati quelli di dare un “palcoscenico” alla loro “fame” di risposte, loro cibo preferito. Ma il messaggio che possono essere presi era urgente e giustificava, a mio avviso, questo “danno collaterale”. Che ci sia qualcuno, forse molti, sicuramente troppi, che vogliono giustificare con queste vicende provvedimenti di bavaglio alla rete, beh è vero, ma è facile capire che lo fanno su basi prive di qualsiasi fondamento logico. Ed è quindi facile dedurre, secondo me, che chi in malafede invoca la censura, non avendo bisogno della logica per farlo, userebbe qualunque altro pretesto per riuscire nel suo obiettivo. Quindi tutti uniti e avanti con la tua battaglia per evitare che questo succeda, su questo sono con te. Ma nei casi di reati, si deve denunciare, e attirare l’ attenzione dell’ opinione pubblica, affinchè siano maggiori le possibilità di individuare i responsabli.

  2. C’è già una pagina “bambini down al rogo” o qualcosa del genere; fatto sta che i mezzi per buttar fuori dai piedi i troll, ci sono
    i social network hanno tutti la possibilità di segnalare, e se si facesse una segnalazione di massa senza coinvolgere i media tradizionali, che sono dichiaratamente ignoranti e hanno tutto l’interesse di demonizzare la rete, il problema si risolverebbe. I troll vanno puniti dove e quando possibile ma senza far troppo rumore.

  3. Non credo che segnalando in massa i Troll il problema si risolverebbe. Basterebbe a farli fuori da facebook forse, o a chiudere i loro gruppi o profili(che tra l’ altro riaprirebbero dopo due minuti con un altro nome). E’ bene che invece vengano individuati e puniti, quando commettono reati; ciò, almeno per quanto riguarda reati di discriminazione, non avviene mai se non nei casi amplificati e resi eclatanti dai media tradizionali, e, a mio modesto parere, sono reati gravissimi, per una socità moderna. Soprattutto se commessi ai danni di categorie che hanno subito nella storia una lunga e secolare serie di abusi, violenze, e umiliazioni, e che proprio per questo la società deve tutelare particolarmente, dotandosi degli strumenti adeguati. Certo, difficile punirli tutti…ma questo vale per qualsiasi reato, e per qualsiasi delinquente.
    Una scusa per demonizzare la rete, così come qualunque spazio di dissenso e di libero pensiero, che dia un minimo di fastidio al proprietario indiscusso del telecomando, la trovano sempre e comunque, senza bisogno dei troll. Rumore o no dei Troll, secondo me non cambia proprio nulla. Il problema è molto, ma molto più in fondo.

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