L’Italia degli irresponsabili.

C’è una rivelazione dolente dietro al modo in cui la politica, da destra a sinistra, ha affrontato la questione della possibile esclusione del PDL dalla competizione elettorale in Lazio e di Formigoni in Lombardia: siamo governati per buona parte da irresponsabili. Un’affermazione forte, ne sono conscio, ma a mio avviso giustificata. Si prendano le dichiarazioni di questi giorni. Da un lato si è parlato di “teppismo politico ai limiti dell’eversione” (Margherita Boniver), si è sentito “il sapore di un colpo di Stato” (Francesco Storace) e ci si è detti “pronti a tutto” (Ignazio La Russa). Dall’altro si è evocato il ventennio fascista, fino a giungere, come ha fatto Luigi De Magistris, a ipotizzare che l’Italia non sia più una democrazia plebiscitaria, ma “un regime vero e proprio” in cui un “novello Pinochet in versione profetica” sta “attuando un colpo di Stato” (De Magistris e Storace sulla stessa lunghezza d’onda – chi l’avrebbe detto).

I giornali naturalmente hanno pensato bene di gettare benzina sul fuoco. La prima pagina del Fatto Quotidiano di stamane sembrava un bollettino di guerra: foto del Duce, editoriale di Padellaro che conclude “chiamiamolo fascismo e facciamo prima” e immancabile pezzo di Travaglio intitolato (una coincidenza?) “Forza Mussolini“: proprio “come ai tempi del fascio“. Libero invece da giorni sostiene la opposta tesi del complotto per eliminare Berlusconi. Un “sabotaggio“, una “rapina in corso“, un ladrocinio “di polli e di voti”. Un sempre più allarmato Giampaolo Pansa invita a non stupire se da un giorno all’altro “scoppierà la violenza“.

Insomma, con la consueta dote di sintesi del premier, “è un golpe“. Messo in atto da magistrati “talebani”, “peggio della mafia”, che intendono offrire alla sinistra l’unico assist che abbia la concreta possibilità di tradursi in una vittoria elettorale: eliminare l’avversario dalla competizione. No, realizzato da un governo – ribatte il fronte opposto – che per rimediare alla incredibile incapacità di pochi decide di stravolgere le regole delle elezioni, in barba a ogni buon senso democratico.

Accuse gravi. Perché parlare di “irresponsabilità”, dunque? Perché la politica si è lasciata stritolare dai due corni del dilemma: e cioè come valorizzare il rispetto della legge (primo corno) senza falsare del tutto la competizione elettorale (secondo corno). Di fronte a questa emergenza la politica avrebbe avuto il dovere di reagire con fermezza e compostezza. Fare quello che le è proprio: decidere, senza farsi prendere dal panico. E invece ha strillato, sbraitato, puntato i piedi. Gridato all’eversione, al colpo di Stato, al golpe. Parole che grondano storia e sofferenza, e che non meritano di venire sprecate per questo consesso di adolescenti sull’orlo di una crisi di nervi che di fronte alle difficoltà preferiscono invocare nuovi totalitarismi piuttosto che sedere intorno a un tavolo e discutere.

Questo è il reale problema che affligge oggi il governo della cosa pubblica; un problema che l’informazione cavalca e amplifica per vendere un pugno di copie in più o tenere l’opinione pubblica in quel costante stato di sovraeccitazione che serve per far dimenticare che mentre sarebbe necessario un nuovo modo di concepire l’istruzione, la ricerca, il sistema pensionistico, gli ammortizzatori sociali, il fisco e chi più ne ha ne metta nessuno ha il fegato per fermarsi, pensare e proporre. In un’Italia sconvolta dagli scandali, dalla mediocrità della sua classe dirigente e di chi la racconta, il vero pericolo non è neppure che il linguaggio abbia perso la sua funzione, che la parola non abbia più senso: il vero pericolo è che ancora ce l’abbia. E che a forza di esprimerlo, questo paradossale desiderio di catastrofe si avveri. Prima che a impedirlo intervenga una comune assunzione di responsabilità. E’ di questo che c’è, e subito, bisogno. Non resta che sperare che avvenga.

17 pensieri su “L’Italia degli irresponsabili.

  1. Completamente d’accordo su tutto (sperando di averlo capito bene), specialmente la tua sintesi del dilemma. Mi chiedo però cosa pensi della soluzione prospettata dai radicali, (rappresentati in questo senso da Cappato, non la Bonino che è parte in causa) ovvero l’annullamento delle elezioni e una nuova convocazione, ma “Solo dopo la rideterminazione dei criteri di presentazione delle liste secondo gli standard e le prassi della maggioranza dei Paesi dell’Unione europea nonché la contemporanea definizione di regole chiare e certe che garantiscano a tutte le forze in competizione parità di diritti nell’accesso agli spazi di informazione televisiva”.

  2. Il dilemma che citi mi sembra che non stia in piedi. Ci sono delle regole e per decidere se queste sono state rispettate o no c’è la magistratura, punto. L’idea che lo debba decidere il governo o che il governo debba decidere se queste regole sono importanti o no è semplicemente antidemocratica e non può essere accettata sulla base del fatto che altrimenti il risultato delle elezioni “sarebbe falsato”. Non sta scritto da nessuna parte che il risultato delle elezioni è più giusto se c’è Formigoni (che tra l’altro sta violando altre regole) che se non c’è è non è una necessità del paese che il listini del pdl sia presente nel lazio.

  3. Pingback: » L’interpretazione autentica

    • analisi dal mio punto di vista (che ovviamente e’ relativo) perfetta. Semplice ed efficace, lineare, e soprattutto piena di buonsenso e di pragmatismo, quelle due cose che nel panorama politico di oggi mancano profondamente da tanto tempo a questa parte.

  4. Quindi secondo te, Marco, sarebbe stato pacifico, per nulla problematico, escludere il PDL dalla competizione? Ti chiedo di pensare a cosa sarebbe avvenuto se invece del partito di Berlusconi ad essere escluso fosse stato il PD o l’IDV. Di pensare a quanto sarebbe stato “democratico” svolgere delle elezioni in quelle circostanze. E di valutare per quanto tempo questi completi inetti avrebbero potuto dire “l’unico modo che ha l’opposizione per vincere è eliminare l’avversario” (avevano già iniziato con la cantilena). E poi in quante altre competizioni le regole non sono state rispettate? Chi manifesta perché nelle università non si rispettano più da decine di anni, ad esempio? E nelle elezioni precedenti? Anche a me piace l’idea che si debbano rispettare le regole, sia chiaro. Ma con le posizioni di principio certe volte il governo di un Paese come l’Italia semplicemente non si sposa. Soprattutto perché a infrangerli, quei principi, sono proprio tutti. E non solo chi si è mangiato un panino di troppo.

  5. Penso che le elezioni siano falsate comunque, da almeno quindici anni. L’ ultimo decreto delle liste è solo un episodio in più, a mio avviso quasi trascurabile. Proverò a spiegare perchè:
    le elezioni sono la conseguenza del voto dei cittadini. Il voto si esprime in conseguenza di un’ opinione. Un’ opinione in conseguenza della conoscenza dei fatti. I fatti, per essere divulgati, necessitano di un’ informazione libera e indipendente. Dove, come in Italia, l’ informazione non è indipendente, ne’ libera, ed è in gran parte proprietà di un leader politico candidato, i fatti vengono nascosti, le opinioni falsate, il voto è pertanto inconsapevole; ne consegue che il risultato delle elezioni sia irrilevante, non valido, nullo (a prescindere da chi vince), e l’ esercizio del potere del tutto illegittimo. Un regime dove l’ esercizio del potere è illegittimo si chiama dittatura, e priorità assoluta delle forze democratiche dovrebbe essere quella di rovesciarlo, per ristabilire le regole democratiche, e con esse le libertà fondamentali dei cittadini, tra le quali quella di informazione, affinchè le elezioni producano un risultato legittimo, e un esecutivo legittimato a governare e ad esercitare il proprio potere.

    • Usare il termine dittatura é oltremodo inappropriato. Non fosse altro perché in una dittatura non potresti essere libero di dire quello che dici, di manifestare il tuo dissenso, di fare le tue analisi. Se tu fossi in una vera dittatura probabilmente ti avrebbero già messo a tacere. Questo, come giustamente sottolinea Fabio quando parla di “… parole che grondano storia e sofferenza, e che non meritano di venire sprecate per questo consesso di adolescenti sull’orlo di una crisi di nervi…” è quel che appare chiaro. Non apprezzo questa classe politica, ma credo che ci sia molta più libertà di quanto spesso riusciamo ad ammettere a noi stessi, nonostante tutto…

      • Scusa, ti riinvio qui la mia replica, ho risposto nel posto sbagliato….ho capito solo ora come funziona il pulsante “relica”….sorry….
        ………………………..

        resta il fatto che se l’ informazione è truccata il gioco democratico è truccato, e il risultato di un gioco truccato è nullo. L’ esercizio illegittimo del potere, io non riesco proprio a definirlo Democrazia.
        Il dizionario da la seguente definizione di “dittatura”:
        “Ordinamento politico autoritario in cui una sola persona, o un collegio di più persone, accentra in sé tutti i poteri.”
        Diciamo che, se non li ha ancora accentrati tutti, ne ha accentrati una buona fetta in più di quanti consentiti da una democrazia (potere economico, mediatico, per esempio).
        Inoltre diamo un’ occhiata anche alla definizione di “democrazia”:
        forma di governo in cui la sovranità risiede nel popolo, il quale la esercita per mezzo di rappresentanti liberamente eletti…”
        Non mi pare che possiamo definire il nostri rappresentanti “liberamente” eletti, quando, ripeto, l’ informazione è truccata, e i fatti spesso nascosti o distorti: che libertà di scelta ha il novanta per cento degli elettori che forma la propria opinione politica sulle informazioni che riceve dagli organi controllati da un leader politico candidato?
        Credo allora che, se non siamo (ancora) in una dittatura piena, non siamo neanche in una democrazia. Dovremmo cercare di inventarci una nuova parola, forse. Ma , a mio avviso, al di là delle questioni semantiche, la priorità resta quella di ristabilire le regole del gioco democratico.”

  6. Concordo e condivido ogni parola di questa analisi, è esattamente quello che penso di questo tempo e che ieri notte ho visto in modo chiaro e lampante…

  7. Guarda, che i toni si siano accesi man mano e’ vero…ma bastava che i Pidiellisti dicessero per una volta tanto “E’ stato un errore, abbiamo fatto una cazzata, ce ne scusiamo e speriamo che per dare a questo paese delle elezioni che rispecchino le possibili scelte di tutti i cittadini vogliate sedervi e parlarne.”
    Era cosi’ semplice e pacato…
    Ma chi ha commesso l’errore e’ stato subito colto dal terrore e ha iniziato a gridare al lupo al lupo ed e’ successo quello che e’ successo.

  8. fino a quando gran parte dei vertici politici, aziendali, media ecc
    sono dei servitori e lacchè di qualcuno che sta più in alto, quando un giornalista scrive per vendere cosa si può fare…..
    purtroppo niente.
    quando le idee, i progetti per un futuro consapevole, partecipato e quindi giusto non fanno strada e, purtroppo sono in pochi ad averli e quei pochi sono ben nascosti e nessuno prova a portarli alla luce

  9. Nazzareno,

    resta il fatto che se l’ informazione è truccata il gioco democratico è truccato, e il risultato di un gioco truccato è nullo. L’ esercizio illegittimo del potere, io non riesco proprio a definirlo Democrazia.
    Il dizionario da la seguente definizione di “dittatura”:
    “Ordinamento politico autoritario in cui una sola persona, o un collegio di più persone, accentra in sé tutti i poteri.”
    Diciamo che, se non li ha ancora accentrati tutti, ne ha accentrati una buona fetta in più di quanti consentiti da una democrazia (potere economico, mediatico, per esempio).
    Inoltre diamo un’ occhiata anche alla definizione di “democrazia”:
    forma di governo in cui la sovranità risiede nel popolo, il quale la esercita per mezzo di rappresentanti liberamente eletti…”
    Non mi pare che possiamo definire il nostri rappresentanti “liberamente” eletti, quando, ripeto, l’ informazione è truccata, e i fatti spesso nascosti o distorti: che libertà di scelta ha il novanta per cento degli elettori che forma la propria opinione politica sulle informazioni che riceve dagli organi controllati da un leader politico candidato?
    Credo allora che, se non siamo (ancora) in una dittatura piena, non siamo neanche in una democrazia. Dovremmo cercare di inventarci una nuova parola, forse. Ma , a mio avviso, al di là delle questioni semantiche, la priorità resta quella di ristabilire le regole del gioco democratico.

      • Dittaturocrazia..eheheh…etimologicamente sarabbe una specie di….governo del comando,o una roba del genere, no? Può funzionare…..e allora via con la dittaturocrazia…un’ altra splendida invenzione dell’ Italico popolo!!
        Ma dico…non ci bastavano già Fascismo e Nazismo (che è appunto figlioletto del fascismo)per starcene buonini con le invenzioni per almeno un paio di secoli, prima di avventurarci nuovamente a varcare la soglia dell’ ufficio brevetti??;)

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