“Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”: è solo trollismo, ma è pericoloso. Impariamo a disinnescarlo.

Missione compiuta. Dopo “Adotta un bambino haitiano morto”, “Haiti? Crepate, luridi terremotati” e svariati altrii troll hanno vinto di nuovo. Con la brillante idea di intitolare un gruppo su Facebook “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down“. 


Non si vorrebbe parlarne, perché parlandone si fa il gioco dei suddetti “troll”, e perché ci sarebbe di meglio da fare. Tuttavia, occorre fornire un breve vademecum per capire come reagire a questi magnifici perdigiorno senza che ne vengano dolori per la libertà di espressione in rete di tutti. Perché a furia di provocare per il gusto di farlo (l’essenza del trollismo) si dà fuoco a una pericolosa miccia. 

Il meccanismo è questo: si crea un gruppo in cui si chiede di fare il “tiro al bersaglio” contro i bambini down, o di “gettare gli handicappati nei burroni” (c’è stato anche questo, anche se ai più è sfuggito) magari farcendolo di messaggi come

Oppure

Il tutto naturalmente senza metterci nome e cognome reale (prassi peraltro “altamente sconsigliata” – leggi: costa disattivazione dell’account – da Facebook). Si dota il progetto anche di una bella descrizione dai toni adeguati. Come questa:

Con un po’ di fortuna (e dopo una sana dose di spamming), il tutto diviene di pubblico dominio. Qualcuno si imbatte nell’ammasso di idiozie e cattiveria, e lo segnala sulla propria bacheca. Lo sdegno si moltiplica e si diffonde a macchia d’olio, fino a che non arriva nelle mani di qualche giornalista che non ha niente di meglio da fare che stare appollaiato sul social network come un avvoltoio a caccia di carcasse. Se la trova abbastanza appetitosa, il gioco è fatto: una agenzia di stampa diffonde un comunicato ricolmo di indignazione

a cui fanno seguito, come pecore, tutti gli altri organi di informazione online che, come insegna la tradizione del passaggio delle leggende di bocca in bocca, finisce per alterare e mitizzarne i contenuti:

Ignorando che gli ultimi 600 iscritti (ora sono già più di 1200 in totale) siano semplicemente persone schifate desiderose di esprimere la propria rabbia contro i troll che avevano dato fuoco alle polveri. E così passano diversi messaggi, tutti errati

Il primo è degnamente rappresentato dall’agenzia APCOM: “Facebook ancora sotto l’occhio del ciclone a causa di un gruppo, con oltre 800 membri, che si intitola “Deridiamo i bambini Down” (sbagliano pure il nome)”. Facebook “sotto l’occhio del ciclone”? E perché mai? Perché c’è qualche dozzina di troll che si diverte a prendere per il culo il buongusto e il linguaggio? E che c’entra Facebook? Come se prima del social networking non intasassero i forum di discussione, i blog e quant’altro. Allora però non ottenevano le prime pagine. Sia detto chiaramente: Facebook non ha alcuna responsabilità per quanto viene scritto al suo interno. 

Il secondo messaggio è ancora più dannoso. E a incarnarlo, questa volta, è il ministro Mara Carfagna: “Un gruppo inaccettabile, non degno di persone civili, pericoloso. E, soprattutto, un reato che, in quanto tale, sarà perseguito”. Ecco: grazie ai troll si riesce a vendere l’idea (del tutto errata) che Facebook sia una minaccia e non un’opportunità. Il che scatena negli utenti reazioni di questo tipo:

Questo è il reale pericolo: che il fancazzismo di pochi finisca per legittimare limitazioni nella libertà di espressione di tutti. E in un Paese in cui un mese sì e l’altro anche ti ritrovi a dover combattere il ddl Lauro o il decreto Romani di turno, meglio non scherzare. C’è un unico modo per evitare che questo accada, ed è essere consapevoli del meccanismo appena descritto e ignorare i messaggi dei troll. Se proprio non riuscite a resistere al disgusto (ma sappiatelo, qui in gioco non è se si sposi o meno il delirante progetto di ammazzare bambini down, ma se si accetti o meno l’idea che qualcuno ci possa scherzare sopra) allora usate il bottone  “segnala“(“report“) in basso a sinistra nella pagina del gruppo. Ma non iscrivetevi: i giornali poi riportano il numero degli iscritti, e iscrivendovi non fate che gonfiare il bubbone mediatico. E non commentate: non ne vale la pena, perché i troll non hanno orecchie. 

Tutto questo vale anche e soprattutto per voi giornalisti: smettetela di abboccare. Sempre che stiate abboccando, e non facendo gli interessi di chi vi manipola per legittimare interventi censori. Ma a questo non voglio pensare, perché a imboccare la via del complottismo si finisce col pensare che i troll potrebbero essere proprio alcuni di voi.

Stretti nella morsa tra colpa e dolo, meglio la colpa.

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91 pensieri su ““Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”: è solo trollismo, ma è pericoloso. Impariamo a disinnescarlo.

  1. siete degli idioti e tutta una presa per il culo chiamatasi troll cercate i miei commenti e postate le immagini di quelli…magari la gente si sveglia sono giovanni deathnote su facebook

  2. E’ esattamente quanto sostiene TUTTO il pezzo, Giovanni. Ho semplicemente indicato un percorso di radicale incomprensione del fenomeno che rischia di nuocere a tutti, perché è quello seguito dai media mainstream.

    • si nn era rivolto a te era rivolto a tutti quelli che ci vanno dietro compresi tg ecc…. quel tipo ke ha fatto il gruppo e una persona di merda, ok, xo HA VINTO! cioe, un epic trolio sto ridendo dalle 2 di oggi pomeriggio quando gli iscritti erano 200! nonostante il concetto sia spregevole e divertente vedere quanto sn scemi 3/4 degli italiani…. indietro come nn so cosa!

  3. Innanzitutto voglio manifestarti stima per il bel blog che hai costruito: mi piace il titolo, è adorabile la premessa di “non contare un cazzo”, è bello il formato e, soprattutto, sono interessanti i contenuti.

    Sinceramente non mi stupisco della quantità di gente che abbocca miseramente a questo genere di trollate nonostante il modus operandi sia oramai trito e ritrito: tra il coefficiente di coglionaggine intrinseca e la facilità con cui si fa leva sull’emotività è semplice trovare qualche centinaio astuti web-nauti pronti a manifestare la propria indignazione iscrivendosi a simili gruppi. Io però non escluderei aprioristicamente che dietro qualcuna di queste tipiche trollate vi sia la mano di qualche giornalista/saprofita pronto a scendere così in basso per scrivere un pezzo di discreto impatto mediatico. Non faccio fatica a pensare all’opportunista sudaticcio di turno che sorride sardonicamente dietro lo schermo su cui spreca la sua esistenza compiacendosi della propria “machiavellica” trovata.
    La cosa che invece mi stupisce (ma nemmeno troppo) è che durante l’inevitabile “cascata di trasduzione/amplificazione del segnale” tutti si limitino a scopiazzare la notiziula, magari infarcendola di accenti di buonismo o di sensazionalismo catastrofico, senza che nessuno si degni 1)di andare a vedere il gruppo (e magari non sbagliare titolo), 2)di tentare di comprendere il meccanismo fin troppo ovvio che si “cela” (apertamente) in questo genere di spazzatura. Questa constatazione porta a due possibili conclusioni (ma una non esclude l’altra):
    1)buona parte della classe giornalistica è così povera intellettualmente da limitarsi allo “scopiazzamento acritico”,
    2)vi è una parte di giornalisti che si nutre di questa spazzatura e che ce la propina con lo scopo di orientare la suscettibile opinione pubblica verso una posizione censoria.

  4. Pingback: L'espresso | Piovono rane » Blog Archive » Troll di regime di Alessandro Gilioli

    • Tra l’articolo e i commentatori, qui l’ipocrisia che alcuni troll dichiarano di voler combattere, è quasi più grande di quella delle persone che si iscrivono a quei gruppi per “esprimere la propria rabbia”. Vi battete le mani sul petto per la libertà di espressione che sarebbe a rischio di “limitazioni”, e poi chiedete proprio voi delle limitazioni alla libertà d’espressione, ovvero quella palesemente ironica (pur quando si tratta di umorismo nero) dei troll. Inoltre se l’autore del blog e i commentatori avessero REALMENTE approfondito il fenomeno del trolling su Facebook, avrebbero capito che quello sui down, non è un gruppo veramente troll.

  5. Io credo che da una parte abbiamo fatto il loro gioco, gli abbiamo dato “importanza” facendo girare il messaggio da una bacheca all’altra. Dall’altra, però, è servito ad arrivare alle autorità…e casualmente la pagina è scomparsa con una tempistica che altrimenti non sarebbe stata possibile. Per cui non so quanto sia meglio ignorare e lasciare girare il messaggio…o fare il possibile per troncarlo subito… Non lo so proprio, se fossero ignorati forse si stancherebbero prima, così gli abbiamo dato la motivazione per andare avanti… Io credo che se si abolisse il fatto di avere account fake (o comunque registrare un tot di utenti al massimo su unico IP), un pò meno il rischio ci sarebbe..oppure anche solo che un gruppo può essere creato da chi dà le sue generalita verificabili…e sennò si gestisce solo la sua pagina e amicizie…. boh, però che brutto che è stato, uno schifo proprio!!

    • Non c’era bisogno di iscriversi per lasciare commenti sdegnati (facendo il gioco dei Troll). Come ha scritto Fabio Chiusi in questo articolo, bastava semplicemente usare il bottone ”segnala“(“report“) in basso a sinistra nella pagina del gruppo.La pagina sarebbe stata rimossa dai gestori di Facebook immediatamente. Non si tratta di ignorarli ma di non allarmare l’opinione pubblica e creare cosi’ un “caso” ricco per i giornalisti, una volta tolta la liberta’ (con abolizioni e leggi varie) e’ difficilmente riconquistabile.

  6. Sono d’accordo con te in ogni punto.Ti segnalo soltanto che il TG5 di stasera, com’era prevedibile, a chiusura e come ciliegina sulla torta, ha passato la notizia partendo da “ancora una volta facebook sotto inchiesta” (non ricordo le parole esatte ma il senso è quello) seguita dall’intervista alla Carfagna. Continua imperterrita l’azione di instillare il bisogno, la necessita come il mercato pubblicitario insegna legittimando di fatto l’attività censoria tanto agognata da questa classe politica. Peccato che ad essere a rischio è la nostra libertà ed a capirlo siamo ancora quattro gatti. Ti riprendo da lascaricade101.posterous.com

  7. Ciao Fabio,
    condivido la tua analisi, compresi i media”boccaloni”.
    Come Coordinatore nazionale delle associazione delle persone con sindrome di Down ritengo che però alcune regole dabbano essere comunque scritte, sopratutto riguardo all’anonimato. Se è vero che la diffamazione a mezzo stampa è un reato, allora è altrettanto vero che la rete non può sottrarsi a regole democratiche di garanzie a libertà. In futuro la carta stampata sarà sostituita dalla rete nella quale la libertà di ognuno inizia dove finisce quella degli altri, questa è vera democrazia.
    Sergio.

  8. Ciao Sergio

    e grazie per il tuo contributo. Il discorso è molto delicato e non si può certo affrontare nello spazio di un commento a un post, comunque capisco le tue preoccupazioni, e le condivido. Ti invito soltanto a riflettere su due fatti. Il primo è che l’anonimato in rete sia anonimato soltanto fino a un certo punto (su questo ti consiglio di andare a spulciare il blog dell’ottimo Guido Scorza). Il secondo è che un reato se è tale fuori dalla rete lo è anche in rete, e dunque chi è perseguibile offline lo è anche online. E lo è già, senza che vengano fatte apposite leggi.

    Prendile come due provocazioni, due spunti di riflessione. Io ci ho scritto molto sopra, e tra qualche mese ne potrai leggere (se lo vorrai) i frutti. Ti tengo aggiornato.

    f.

    • La polizia postale si stà impegnado per risalire agli autori, dal canto nostro oltre a stigmatizzare l’accaduto vorremmo che si traesse spunto da quanto avvenuto per lanciare un segnale positivo. Se un esercito di utenti della rete si è mosso (anche se solo a parole) possimo sperare che alcuni di essi possano uscire dalla rete e dare un contributo concreto a tutti i rgazzi con sD.
      allego testo del comunicato stampa.
      Sergio.

      Roma, 22 febbraio 2010

      Da una brutta pagina (di Facebook) a una bella pagina (di solidarietà)

      Il sostegno della società civile al CoorDown e alle persone con la sindrome di Down.
      Le associazioni invitano gli amici della rete a dedicare qualche ora “reale” del loro tempo
      per diventare volontari.

      Nella giornata di ieri, domenica 21 febbraio, l’agenzia AdnKronos ha lanciato la notizia sul gruppo di Facebook (il popolare social network) “Giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down”, una pagina folle – aperta da utenti anonimi – con centinaia di iscritti.
      Nel lancio erano riportate le dichiarazioni di Sergio Silvestre, presidente del Coordinamento Nazionale Associazioni delle Persone con Sindrome di Down Onlus, e di Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità.
      La notizia è stata ripresa da molte testate, anche televisive, ed è stata immediata e sdegnata la protesta del popolo della rete e di tutta l’opinione pubblica.
      Il gruppo di risposta su Facebook che chiedeva l’immediata chiusura della pagina ha raggiunto in brevissimo tempo decine di migliaia di iscritti. La volgare pagina sotto accusa è stata oscurata nella tarda serata.

      Vogliamo oggi fare ordine tra i diversi aspetti della vicenda e rispondere alle molte domande, anche alla luce delle telefonate che da questa mattina hanno tenuto costantemente occupati gli operatori del CoorDown e delle associazioni che ne fanno parte.

      Esprimiamo soddisfazione, innanzitutto, per le numerose voci di indignazione per l’accaduto e per i tanti attestati di affetto. Vogliamo ringraziare non solo gli amici, per diverse ragioni, solitamente vicini alle persone con sindrome di Down ma anche chi, pur non avendo mai avuto contatti con le associazioni, ha voluto, in questa occasione, far sentire una voce di civiltà e sensibilità.

      Crediamo fortemente nella libertà di espressione, anche in rete. Crediamo, allo stesso tempo, nella ferma necessità di condannare episodi del genere e nell’importanza di agire immediatamente affinché siano repressi sul nascere. Non bisogna, tuttavia, restare vittime di questi stessi episodi.
      Come spesso succede quando, nell’urgenza di creare e diffondere notizie – spesso imprecise e incomplete – si fa il gioco dei “troll”, e cioè di coloro i quali, al solo scopo di provocare e attirare l’attenzione, costruiscono in rete (e in particolar modo sui social network) pagine ad hoc, infarcite di dichiarazioni e affermazioni che definire incivili e deliranti è dir poco. E’ utile precisare che molte delle persone iscritte lo hanno fatto al solo scopo di esprimere sdegno verso la pagina e solidarietà alle persone con sindrome di Down. Come con precisione sottolineato in diversi blog, ci sono una serie di azioni più utili del commentare (ad esempio segnalare la pagina, senza bisogno di iscriversi), per non fare il gioco di questi provocatori senza cervello, di un’informazione imprecisa, e senza dover minacciare la libertà (quella autentica, però) di espressione in rete.

      E’ stato un segnale di grande importanza che la società civile (anche quella del popolo della rete) si sia immediatamente attivata con fermezza per prendere le distanze da queste insidiose provocazioni e per unirsi compatta alla campagna di sensibilizzazione e alla cultura della diversità sulla quale il CoorDown sta lavorando da tanti anni.

      Sarebbe un bellissimo traguardo, a questo punto, se una parte – anche piccola – delle migliaia di persone che hanno espresso solidarietà “virtuale” alla nostra causa volesse sostituire al facile gesto di un click davanti al computer un’azione nel mondo reale. Quella di incontrare e conoscere le persone con sindrome di Down, di scoprire i progetti delle tante associazioni italiane che lavorano sul territorio, di dedicare qualche ora del proprio tempo come volontari. E trasformare così la solidarietà virtuale in una solidarietà autentica, quella utile a garantire l’esistenza quotidiana delle associazioni e il sostegno di cui hanno bisogno le persone con sindrome di Down.

      Il prossimo 21 marzo sarà la Giornata Mondiale delle persone con sindrome di Down, dedicata quest’anno all’inserimento scolastico dei bambini e adolescenti con sindrome di Down.
      E’ l’occasione giusta per un gesto concreto.

      Le associazioni saranno felici di darvi il benvenuto. Vi aspettiamo!

  9. Il vero problema è che ‘sto cazzo di Facebook è LENTO. Ma lento come un giorno senza pane, eh.

    Segnali il gruppo? Non fanno NIENTE, non si muovono, il gruppo sta lì, si ingrossa di gente che si iscrive solo per insultare i troll e nel frattempo non si muove foglia. I tempi di reazione, nel web 2.0, contano.

    Su Wikipedia le cose funzionano diversamente e FUNZIONANO. Lo so, perché sono amministratore della versione italiana: da noi cazzate del genere durano pochissimo e il coglioncello di turno viene bloccato subito e le sue modifiche cancellate a stretto giro di posta. Facebook invece… campa cavallo!

  10. Chissà chissà, tra le ipotesi voto il giornalista mediocre che s’inventa la trovata per l’articolo clou. Ma resto comunque d’ un altro avviso. Sono i media a decidere di che si parlerà, quando lo si farà e perchè. Non metto in dubbio che ci siano persone intelletualmente povere e quindi capaci di infangare le minoranze, come gli i portatori di handicap in questo caso specifico; sono però dell’ idea che lo zampino della classe dirigente ci sia in pieno ora, come tante altre volte. Cosa c’ è di meglio di un gruppo che butti fango su delle creature innocenti? Cosa più di questo può mobilitare gli animi degli spettatori passivi? Ma soprattutto come mai il gruppo è ancora li? Più resta più verrà visto più verra acclamata la censura e la fine della libertà di parola, anche in rete.

  11. Guarda “lepiramidietc”, della differenza tra “realmente troll” e “troll” mi interessa poco. Mi interessa invece non servire assist a chi della rete non ne capisce né quanto te (immagino moltissimo) né quanto me (meno), ma quanto la Carlucci o il “buon” Romani: e cioè niente. Per difendere la tua e la vostra libertà di esprimere il vostro umorismo nero (che io trovo in linea di principio sacrosanta – quando non configura un reato DIVERSO da quello di opinione, che grazie al cielo non esiste) qui si rischia di finire come in Birmania. E allora non soltanto i troll (veri o fasulli) non potranno più trollare, ma nemmeno tutti gli altri potranno più fare le loro normalissime esistenze.
    Lo so, mettere le cose sul piatto della bilancia forse è un po’ troppo per chi trova divertente la foto di un bambino down con scritto “scemo” in fronte. Però dovresti provarci, secondo me.
    E poi il senso del post è proprio quello di far capire alle persone che si tratta di umorismo nero, e non di una emergenza. Preferivi l’ennesima sbrodolata sul gruppo “choc” su Facebook?

    Mah. Se siete contenti voi.

    • Claudia, non sono sbrodolate quelle sul gruppo choc. condivido in pieno le tue preoccupazioni sulla libertà su internet, che rappresenta l’ ultima oasi di libertà di informazione, visto il paese in cui viviamo. Ma, mi dispiace, non si può non reagire ad un gruppo del genere, come si è fortunatamente, a mio avviso , reagito. Dietro a quella foto ci sono persone, famiglie, associazioni che si battono da decenni per fare in modo che alle persone Down siano garantiti i loro diritti, e che si battono quotidianamente contro le discriminazioni. dico di più, la reazione che si è avuta per il gruppo sui bimbi Down la si dovrebbe avere anche per i gruppi fascisti, o nazisti, o che istigano al razzismo e all’ omofobia. Dovrebbe essere introdotto nel codice penale un reato chiaro di “discriminazione”. Per questo dovremmo , tutti insieme, batterci. non si potranno punire tutti. Ma gli sfigati che saranno beccati, così….”random”, serviranno da esempio per tutti. Cosa che mi auguro succeda a questi Troll/Veri/Realmente Troll/Falsi Troll, sicuramente gran coglioni!

  12. Grazie! Condivido in toto il tuo pensiero e continuerò a segnalare questo post a “boccaloni” vari 😉
    Ritz (mamma di un pel di carota con sindrome di down)

  13. Un bordello di cazzate. Liberta di parola? Ma quale liberta? In un paese civile NESSUNO puo istigare alla violenza, troll o non troll,non ha nessuna importanza. E per di piu razismo e fascizmo di nessun genere e permesso.
    Prima di scrivere tante belle parole, camufate, ma pur sempre, fra le rige, concordate con istigatori, leggi il codice civile e penale.
    E meno male che hanno reagito tante persone, cosi il caso e ffinito nelle mani delle autorita, che scopriranno ste bastardi i liinsegneranno un po di educazione.
    Invece quelli come te, che dicono di non reagire, fanno propio il loro gioco-cio e lascano che i messagi di violenza e di razismo girano liberi.
    Mi fai pena.

  14. Pingback: Facebook: “giochiamo al tiro al bersaglio con i bambini down” ed il gioco pericoloso dei giornalisti | Il taccuino di Armando Leotta

  15. Elena anche insinuare altrui persone, di far parte di rami violenti e fascisti, é reato (non solo di diffamazione), per cui pesa bene le parole…
    Fabio Chiusi non si é inventato il termine troll dal nulla, e di certo non lo fa per difendere quei disgraziati (nonché troll) creatori del gruppo incriminato.
    Nel caso che ti sia sfuggita la definizione già presente nel topic:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)
    I troll sono una presenza molto comune in tutto il web. Solo in Italia ci infervoriamo per queste cavolate (brutta bestia l’ ignoranza).
    Per l’ internauta italiano medio, il nome troll può rimandare al massimo al folklorismo normanno (se va bene eh..)
    Per cui ringrazia per l’ articolo di Chiusi, che ti insegna come riconoscerli e proteggerti da essi, altrimenti altrettanti gruppi nasceranno sapendo che ci sono soggetti emozionalmente suscettibili come te pronte a dargli risalto mediatico..

  16. assieme al link a questo post ho pubblicato anche il mio commento perchè credo che nella schiera dei boccaloni ci sia finito anche l’autore F. Chiusi.
    cito:
    Io invece credo che questo sig. chiusi e chi la pensa come lui farebbe meglio a spannare gli occhiali, niente niente che riesce a vedere oltre il suo naso.
    Solo questo: provate a vedere quanti si interessano delle tematiche proposte dai troll quando provocano indignazione come il gruppo citato, e quanti invece si disinteressano delle stesse quando è ora di aiutare i down piuttosto che chi muore di fame piuttosto che i terremotati ecc.. solo i troll riescono a smuovere le coscenze e far insorgere un popolo (io compreso) di indifferenti che reagisce solo e solo quando gli si chiede di indignarsi.
    E per dire questo la prova l’ho fatta ed è sotto gli occhi di tutti.
    Credo che i “perdigiorno” dovrebbero essere prima ascoltati e poi offesi, credo che se hannotempo da perdere è perchè nessuno si muove per cambiare questo sistema gerontocratico che non gli da ne spazio ne speranza. A me fa più ribrezzo chi si limita a difendere una coscienza ipocrita piuttosto che chi vuole affrontare (forse ne modo sbagliato) tematiche indifferenti alla quasi totlaità degli “utonti”.

  17. A questo punto Facebook dovrebbe permettere di commentare un gruppo senza dover essere per forza iscritti. capita spesso di non appoggiare le idee di un gruppo ma di non poter commentare senza essere iscritti. il ragionamento di chi lo gerstisce probabilmente sarà: “se non sei iscritto al gruppo e non lo appoggi oppure non ti interessa non lo dovresti commentare”, ma dimenticano che secondo me è proprio questa l’utilità di un social network: poter dire la tua su tutto ed essere libero di esprimerti, nei limiti della decenza, senza restrizioni. non permettendo alla gente di commentare si fa solo il gioco di questi imbecilli e si fa solo perdere tempo alle persone che vorrebbero commentare ma si devono iscrivere e disiscrivere per farlo.

  18. ciao Fabio, sono padre di un ragazzo Down e da Bologna ti scrivo per dirti che condivido la tua analisi sui possibili veri obbiettivi di chi dà il via a queste robe o di chi usa chi dà il via.. Qualcosa possiamo fare però, qualcosa di piccolo ma con la P maiuscola.. Quando poche settimane fa a Treviso in una pizzeria insultarono un gruppo familiare con una bimba Down ci fu un dibattito.. le scuse del gestore..l’intervento del vice presidente della Regione Veneto che, per bilanciare la negatività del fatto, informò che in zona vi era una azienda vitivinicola che produceva, occupando ragazzi Down, dell’ottimo raboso.Chiediamo a quel gestore della pizzeria che compri un pò di quelle bottiglie!Costruiamo una mappa dei prodotti e dei servizi in cui sono occupati i nostri ragazzi ed aiutiamoli ad aiutarci.. ciao

  19. Caro ndonio,

    quindi l’idea è che i troll in questione abbiano creato un gruppo simile per “sensibilizzare” il “sistema gerontocratico” nei confronti di down, terremotati etc.? Beh, se le cose stanno a questo modo complimentoni. Non solo non hanno fatto una mazza né per i primi né per i secondi, ma sono anche riusciti a creare nella stragrande maggioranza della popolazione (quella che si abbevera degli editoriali di Severgnini e del Tg2) che su Facebook, al contrario, si tenti di farne un bersaglio per il tiro a segno. Così quando arriverà il decreto Romani di turno tutti diranno “beh, è vero, fa schifo ma è NECESSARIO”.

    Veramente una mossa degna di chi “vede oltre il proprio naso”.

    • L’ipotesi di ndonio (guarda caso, un altro che non si firma) presuppone un tale livello di idiozia che potrebbe persino essere vera. Ma comunque la probabilità maggiore è che si tratti di sciacalletti che hanno sfuttato il modo più diretto di finire su giornali e telegiornali. Un modo per rompere la monotonia, come tirare sassi dai cavalcavia.

      Michele Gardini

    • La libertà do espressione è già a rischio anche senza i troll, quindi mescolare le due cose (quello che dici tu e quello che ipotizzo io)altro non è che una grossa confusione.
      L’ utilizzo pretestuoso di questi fatti è un danno collaterale (come dicono gli esportatori di democrazia) vi chiedo il beneficio del dubbio e prima di riempirmi di Complimentoni sarcastici fate una piccola analisi sui numeri, l’indifferenza delle istituzioni verso i problemi sociali non è meno aberrante del trollismo.

      Antonino V. (ndonio)

  20. Ho frequentato la stanza Libri e Letteratura di chat Yahoo, per cinque anni. Ne ho lette di tali, a cominciare dai nick, al cui confronto questo gruppo di fb sembra uno scherzo.
    Lì ho conosciuta la cattiveria di branco allo stato originale, veniva preso uno di mira e su quell’uno si abbrancavano tutti insieme a dargli addosso.
    Elevare a “colpa” la differenza dell’altro funziona da catalizzatore per il branco e sposta l’attenzione dal sé.
    E’ una forma di falsa liberazione da ciò che di sé, impaurisce.
    Belle Dire

  21. Pingback: Il bavaglio alla rete e i Troll di regime « Firenze 5 Stelle

  22. Antonino, ti ringrazio per essere tornato con nome e cognome, e per il tono pacato e argomentativo che adotti. Detto questo, sono d’accordo con te sull’indifferenza delle Istituzione e dell’opinione pubblica verso i problemi sociali. Vere e proprie emergenze come i disturbi alimentari, ad esempio, su cui sto portando avanti un progetto di ricerca proprio per sensibilizzare le coscienze, finiscono per venire bistrattati, ignorati o ancora peggio del tutto fraintesi. Quindi ben vengano i riflettori sui problemi sociali. Ho dei seri dubbi (e li ho argomentati) per quanto riguarda l’opportunità di usare le armi del “trollismo” per realizzare l’obiettivo.

  23. meno male che qualcuno l’ha scritto a gran voce. é da ieri quando è uscito il gruppo che (insieme a pochi altri)cerco di spiegare che sono solo troll e che vanno ignorati senno si alimenta solo il loro gioco, ma niente la gente ha continuato ad indignarsi insultando i troll convinti fossero davvero dei cattivoni .. comunque sono sicura che appena aprono il prossimo gruppo sarà uguale .. e va be , vista la massa di pecoroni su facebook non si puo far altro che aspettare e vedere che notizia si spargerà stavolta, finche decideranno di chiudere il network per evitare casini ..

  24. Pingback: Il vergognoso gruppo su Facebook contro i bambini down | Sitissimo.com

  25. appoggio inparte cio che dice Vaccaro, saranno pure offensivi questi gruppi creati da questi troll però smuovono le coscenze della gente, però è da notare anche che c’è anche un minimo di persone che lo avvallano questi gruppi(=pensieri), perciò queste provocazioni sono spunti di riflessioni per esperti nel capire il motivo dell’appoggio di questi pochi
    per quanto riguarda facebook, e le continue diffamatorie, bisogna spiegare alla gente che è solo uno strumento!! e come tutti gli strumenti l’utilizzo che se ne fa dipende da chi lo usa (un po come la storia dell’energia nucleare) e di certo non è con il proibizionismo che si elimina il gruppo (pens) anzi, la gente che lo condivide lo percipirà come l’ennesima limitazione di pensiero

    bisogna incentivare cultura e discussioni

  26. bisogns smascherare gli autori del messaggio delirante…oi si vedrà!
    Interessante la chiave di lettura qui proposta: opportuismo giornalistico, magari il tentativo subdolo di mettere in guardia ‘da eventuali pericoli della rete’, demonizzare e formulare delle restrizioni per gli internauti!
    Del resto sempre e in qualunque ambito la libertà fa paura! Occorrono sempre controlli! Domanda: possiede o possiederà in futuro la rete quegli anticorpi per debellare realtà pericolose e messaggi deleteri per la società?! L’esito di quanto è successo fa dire chiaramente per ra si..lo dimostrano le rezioni vistose degli internauti al delirante e provocatorio messaggio! Forse è tutto frutto di un esperimento..per osservare la capacità di reazione della rete? Una cosa è certa: o il protagonista è un decerebrato…perchè troppo assurdo e ridicolo appare il mess. anche solo per ritenerlo offensivo…. o è una provocazione voluta per curiosità, per testare qualcosa!
    Certo..il rischio che qualche imbecille prenda sul serio certi messaggi e faccia poi proseliti..esiste! Molte menti malate quando abboccano a certi messaggi inquietanti non le controlli più! Alcune ss nel ’44 hanno persino superato in nefandezze la fantasia malata del grande Capo!

  27. Hai ragione francisc….non bisogna alimentari stupidi dibattiti e polemiche su Nulla , come del resto è colui che li ha creati (se lo ha fatto con convinzione)e segnalare il tutto alla polizia postale o all’amministratore del sito! Deve nascere un codice deontologico tra gli internauti,,,per cui eventuali anomalie devono essere subito represse..per evitare la perdita successiva delle vere libertà: navigare e scambiare democraticamente contenuti in modo rispettoso di tutti e dei valori condivisi! (almeno i più elementari). Se voglio la libertà di girare in auto…devo rispettare il codice stradale per me e per gli altri!
    Questo è il vero problema sulla rete…che da quanto si evince è in parte risolto! Puntuali sono le segnalazioni su siti, forum e messaggi deliranti e nocivi!

  28. Ma a parte il trollismo,l’opportunismo giornalistico e le eventuali censure che porteranno alla perdita della libertà d’espressione…vogliamo pensare ai numerosi ragazzini ke guardando quel gruppo faranno proprie quelle idee sui bambini down, credendo ke siano giuste? questo secondo me è più grave di una censura

  29. davvero un ottimo articolo…..stanno parlando della cosa proprio adesso su canale 5 (gente che non credo sappia come si usa nemmeno facebook)…Se tutti usassero il cervello gli idioti resterebbero isolati e sopratutto senza pubblicità….

  30. Bellissimo pezzo. Analisi perfetta, peccato che il 99,9% degli utenti di FB continuerà a iscriversi a quei gruppi e a fare il gioco di gente ‘ignorante’ che poi ne parla sui media tradizionali come se sapesse tutto.

    Una bella immagine con una freccia gigante verso il pulsante segnala sarebbe stata gradita. E’ ingenuo pensare che tutti sappiamo che esiste e a cosa serva…

  31. Francisc, pensare veramente che serva un gruppo che incita al tiro al bersaglio coi bambini down per sensibilizzare le menti sulla sindrome mi sembra assurdo. Veramente serverebbe invece discutere i commenti indignati riportati sopra, “Non è colpa loro se nascono in un dato modo vogliamo penalizzarli per questo?”, insegnare a tutti che non si ama o rispetta la gente nonostante quello che sono ma per quello che sono.
    Dal punto di vista di utlità sociale e morale veramente non vedo che vantaggi abbia portato il gruppo, e questo in cambio appunto della pesante conseguenza per la libertà di tutti che ha descritto Fabio.

    In bocca al lupo a CoorDown per l’iniziativa del 21 marzo.

  32. hai ragione. la gente su internet si comporta come se avesse internet da appena una settimana. non capiscono queste cose dei troll, non capiscono che quei due rimasti incastrati durante il sesso anale sono una bufala, non capiscono che nessuno ha bisogno di sangue in calabria dopo la collina crollata. non capiscono e basta. perchè? come si fa ad essere così disinformati?

  33. Pingback: Facebook, i troll e noi « Ciao Lord!

  34. Fabio Chiusi ha ben compreso e spiegato il meccanismo di questo fenomeno.
    Eppure è così, ci son caduti quasi tutti: i giornalisti che ne scrivono e ne parlano, qualche politico che proclama seri provvedimenti e le folle di utenti di facebook che si iscrivono al gruppo e rispondono indignati.
    Tutto sbagliato. E’ una reazione ingenua. E’esattamento il contrario di ciò che andrebbe fatto.
    Neppure Beppe Severgnini nel suo Italians (corriere.it) ha mostrato di aver capito bene il fenomeno.
    La rete sa essere molto insidiosa con questi suoi bizzari fenomeni.
    Bisogna essere un pò smaliziati e accorti, altrimenti si fa il gioco del “troll” (o chiamatelo come volete) che non aspetta altro di ridere degli insulti e delle reazioni indignate che provoca.

  35. Fabio, hai spiegato il meccanismo perfettamente.
    E spiegare i meccanismi al giorno d’oggi è una cosa che pochi fanno, e molti evitano. Da PhD in Sociologia Web a Londra, viviamo in una società dove il meccanismo, grazie alla tecnologia, conta molto di più del contenuto, perchè lo amplifica in una velocità incredibile. Quindi ecco perchè la spiegazione di Fabio così significativa.
    Allora io aggiungo questo: nel meccanismo che hai appena spiegato, abbiamo almeno 4 attori: il troll rompiscatole, l’utente che non clicca su segnala, il media che cattura la notizia e il politico che crea un “moral panic”.
    Ecco, il troll rompiscatole, il bulletto, quello che ha voglia di irritare il mondo, è sempre esistito. Si, usa la rete piuttosto bene, ma 300 persone (come prima degli iscritti per protesta), sono proprio pochine rispetto a una rete di milioni. L’utente che non clicca su segnala: ok, un problema di “netiquette” o cultura civica sul Web, mancanza di esperienza; può essere aiutato da Facebook, che è solo un facilitatore, ma dovrebbe essere a volte un “difficilitatore” (rendere certe dinamiche difficili dando maggiore importanza a SEGNALA o altro).
    Terzo, il giornalista che sbaglia il nome del gruppo, che omette certe informazioni, che non controlla le discussioni sul gruppo (stessa cosa sul gruppo per il suicidio del ragazzo a Treviso) e che però non si prende le responsabilità dei suoi errori, dannazione. In fondo lui ha trasferito un gruppo di 900 persone (cioè poco e niente) in un articolo letto da centinaia di migliaia…E chissà non finisca al telegiornale, diventano milioni. E infine il nostro buon politico, sempre preparato :), sempre attento :), mai mediocre :), e sempre pronto ad azioni rapide e poco pensate, poco strutturali, per risolvere il “moral panic” e guadagnare qualche voto (reazioni grossolane come Maroni sui Gruppi Tartaglia o come precedenti tentativi di leggi sui blogger).
    Senza dover scadere in teorie cospirative sul nostro governo e la Rete, io sostengo che queste ultime due figure abbiano un peso notevole. E la loro, a volte, mediocrità e mancanza di ACCURATEZZA (a volte basterebbe, cavolo), in particolare del giornalista (che ovviamente vuole fare lettori e guadagnare soldi, perchè ovvio parte da lì), hanno un peso notevole in questa cosa. Sono loro che fanno fare il salto di qualità alla cosa, da centinaia a centinaia di migliaia.. E questa cosa mi da un po’ fastidio. 🙂
    Just my two cents 🙂
    Grazie ancora Fabio!

  36. Pingback: Beppe Severgnini risponde, io cerco di strappargli una promessa. « ilNichilista

  37. Non vi viene il dubbio che molti di quelli che credete ci siano cascati, in realtà hanno voluto contribuire a far gonfiare il fenomeno, in modo che potesse poi occupare le pagine dei giornali, e le possibilità di punire questi delinquenti aumentassero? A me sinceramente non importa di fare o meno il loro gioco. Hanno commesso un reato e devono essere puniti. Mi opporrò con tutto me stesso a qualsiasi censura del web. Sul web deve potersi scrivere di tutto, senza censura. Ma chi commette reati deve essere rintracciato, e punito. Pur detestando questo governo ed i suoi esponenti, e condividendo il timore per le sue spi nte autoritarie, e per la tendenza al vizio orribile della censura ho notato che la Carfagna è stata chiara in merito: Nessuna censura, il meccanismo funziona perfettamente: gli utenti stessi hanno fatto da controllore.

  38. Pingback: Il dilemma di Internet: anarchie o fascismi?

  39. Credo che il vero problema sia a cosa credere. Vero gruppo? Esca? Meglio discutere o ignorare? Sembra un esercizio di equilibrismo, quasi un bivio, in cui si deve scegliere per forza una strada. I ragionamenti espressi dall’articolo sono condivisibili, eppure mi chiedo se non ci siano persone che veramente “userebbero i bambini down come bersaglio”. Chi scrive qui è in grado di fare ragionamenti complessi, di filtrare i messaggi, anche i più beceri, cercando di trovare soluzioni, piuttosto che comode censure. Tuttavia rimane dentro di me il dubbio, lo sporco dubbio che queste cose abbiano l’effetto indesiderato, un condizionamento nei confronti di chi non ha le basi per comprendere la pericolosità.

  40. Pingback: Top Posts — WordPress.com

  41. hanno arrestato tre dirigenti di google. hai visto? ho letto su in sito americano che questo è un affronto alla libertà di pubblicazione su internet IN ITALIA (sai che novità), che si avvicina al modello cinese. il fatto è che la gente a malapena parla italiano, lobotomizzata com’è, pensa se va ad informarsi su come ci vedono all’estero. non che uno debba interessarsi a quello che dicono gli altri, ma semplicemente per vedere scritto nero su bianco, ed in maniera esplicita, realtà che da noi vengono sedate in tutti i modi possibili.

  42. L’assurdo è chiedere che ci faccia una trollata del genere sia perseguito per istigazione a delinquere, così come è stato per i sostenitori di Tartaglia. Per quanto di estrema imbecillità, si tratta pur sempre di libertà d’espressione, non ci vuole infatti molto per imbattersi in discorsi simili anche nei bar frequentati da ragazzi tra i 15 e i 15 anni, e allora che facciamo? facciamo diventare reato tutto ciò che è contro il buon gusto, la buona educazione e i buoni sentimenti? vogliamo un bello stato super etico che ti multi anche quanto dici parolacce? Anche perché dubito che ci sia una sola persona ispirata da quel gruppo a far del male a un disabile, tali bestie, ahinoi, sono già presenti in natura di loro; e semmai è contro questi che dovremmo intervenire non contro qualche coglione che fa l’unica cosa che realmente gli riesce bene: dire coglionate.

    • Non trovo affato assurdo che vengano colpiti per istigazione a delinquere. Trovo che oltre a istigazione a delinquere dovrebbero esserci fattispecie di reati specifici, nel nostro codice penale, che prevedano il reato di discriminazione e di razzismo. In molti paesi, non stati etici, ma stati più civili del nostro, dire “negro” a qualcuno per insultarlo è reato, così come esprimersi in maniera dispregiativa o discriminatoria contro una persona disabile, anche in assenza di istigazione alla violenza. Tutti i comportamenti e le espressioni tese a disciminare un gruppo di persone, specialmente se in condizioni sociali di fragilità, per la loro razza, sesso, opzione sessuale,o condizioni di salute, sono reati molto gravi in molti paesi, e credo che presto dovrebbero diventarlo anche nel nostro. Che alla libertà di espressione ci siano limiti , è ovvio….se no chiunque potrebbe entrare nel duomo di Milano e cagare sull’ altare mentre il prete dice messa. Credo che uno dei limiti alla libertà di espressione, in un paese civile, dovrebbe essere quello di non poter “esprimere” idee e frasi razziste e discriminatorie.In molti paesi è già così. Paesi molto più liberali del nostro, molto più avanzati, con mentalità più aperte, e sicuramente in cui il rispetto delle diverse opinioni è maggiore che da noi.

  43. Pingback: Google Italy condannata, i blog e la sindrome dell’assedio - Hitech e Scienza - Panorama.it

  44. questa è stata una delle più grandi trollate dell’ultimo anno, ha superato perfino l’ottimo “picchiamo i cani”. Il mio unico rammarico è che non è nostra 😦 ma quasi sicuramente viene dai ragazzi di diochan.

    Trolloni 2 – Itagliani 0

  45. PER RANA NICHILISTA:

    Occhio trolloni furboni….c’ è gente che sta pensando di venirvi a prendere….ci sono già alcuni vostri nomi e indirizzi che circolano, vediamo poi se continuerete a ridere.
    La vostra vanità e voglia di apparire vi hanno traditi, come capita spesso alle persone con un’ intelligenza mediocre che, per una strana ironia del destino, credono sempre di essere più furbe degli altri. Le vostre velleità filosofiche da piccoli Nietzche provinciali, che non avete il minimo spessore per rendere lontanamente credibili, ancora una volta, non sono riuscite a camuffare la vostra scarsa, scarsissima intelligenza.

  46. che ci vuoi fare i giornalisti vogliono vendere giornali, e quella che è solo na cavolata scritta da qualcuno che crede di essere anonimo diventa notizia nazionale, problema da iper connettività della collettività internet.
    Mi preoccupa la logica di colpire chi fornisce il servizio internet, perchè non è possibile controllare in tempo reale tutti i contenuti caricati sui servizi, visto che ci sono gli strumenti perchè i magistrati non vanno a cercare gli ip di chi pubblica queste cose, sempre che siano questi i gravi problemi dell’Italia…

  47. “Mi preoccupa la logica di colpire chi fornisce il servizio internet”.
    Perfetto. Allora battiamoci affinchè questo non avvenga. Ma Allo stesso tempo, affinchè i responsabili di comportamenti dicriminatori, violenti, razzisti, fascisti, xenofobi, nazisti, ecc… vengano perseguiti e condannati. Per fare questo, spesso è necessaria l’ attenzione dell’ opinione pubblica. Segnalare non basta.
    Far passare sotto silenzio episodi come questo serve solo a diminuire le possibilità che questi delinquenti vengano presi, e non serve a nulla al fine di scongiurare il rischio che siano usati come pretesto per mettere un bavaglio alla rete. Chi il bavaglio lo vuole mettere ci proverà in tutte le maniere, e come insegna la nostra storia recente, certi personaggi, per sancire per legge le ingiustizie che garantiscano loro i propri interessi non hanno bisogno di scuse plausibili: glie ne basta una qualunque, anche inventata; la nostra storia recente di leggi ad personam, contro qualunque logica “plausibile”, ce lo insegna. Non è il silenzio che scongiurerà il bavaglio. Anzi…diventa un’ autocensura per cui, chi non vuole essere imbavagliato, alla fine si imbavaglia da solo.
    L’ unica vera minaccia alla libertà di internet, è il monopolio dell’ informazione da parte di chi sappiamo benissimo, cui internet fa espressamente concorrenza, rappresentando l’ unica minaccia rimasta, al piano di manipolazione mediatica di massa. Concentriamoci su questo, se vogliamo salvare internet, ma prima ancora, la libertà di espressione, nonchè quella di essere informati correttamente sui fatti. Far passare sotto silenzio le trollate e i crimini degli imbecilli non ci salverà.

  48. Sono d’accordo Andrea: in Italia la cultura legata alla TV e a molti giornali è oggigiorno quanto di più stupido, imbarazzante e abominevole ci possa essere per condizionare le menti delle future generazioni. Ed è finalizzata a creare ‘l’uomo vuoto, consumatore acritico di cose e idee’….e a far guadagnare i soliti ricchi e le solite lobby di potere!
    Internet rappresenta una via di fuga dalla banalità e dal vuoto culturale imbarazzante di ‘porta a porta’, ‘Maria de Filippi’ e compagnia bella! Un’alternativa…..che il potere subdolo e volgare che regna in Italia vorrebbe controllare!
    Internet è comunque uno strumento, e come tale non è in sè né buono e né cattivo : bisogna solo conoscerlo e saperlo utilizzare al meglio e fare in modo che niente e nessuno ( nè poteri autoritari tali da imbavagliarne le potenzialità, né trollisti deficienti che ne fanno un uso improprio per protagonismo), possa privarci di questa risorsa!

  49. sull’uso strumentale che qualcuno vorrebbe fare per imbavagliare la rete sono d’accordo.
    Però, a mio avviso, forse sarebbe meglio opporsi ribadendo che la responsabilità penale è personale ed è contro la nostra legge attribuire le colpe a chi fornisce il servizio internet, che sia google o facebook, ai quali penso sia impossibile controllare tutto quanto viene caricato dagli utenti, e che, a quanto ho letto hanno subito eliminato le pagine incriminate quando ne sono stati informati.

  50. Assolutamente. Ribadiamolo: la responsabilità è e DEVE rimanere individuale, e non di chi offre il servizio. Per quanto riguarda la sentenza google, però, ho sentito che il video era stato segnalato da più di due mesi, e per due mesi è rimasto online senza che gli amministratori provvedessero. In questo caso, se fosse così (sottolineo il SE, perchè non ho letto approfonditamente, e probabilmente bisognerà attendere le motivazioni della sentenza), allora io sarei d’ accordo con la sentenza.Se invece la condanna è dovuta al semplice fatto di aver ospitato il video, allora la considererei una sentenza assurda, forsennata, censoria, e pericolosa, che mi augurerei venisse ribaltata completamente in appello.

  51. PER FABIO CHIUSI- PER FAVORE PIXELARE LA FOTO DEL BAMBINO.

    Caro Fabio, ti vorrei invitare a pixelare, o a rendere irriconoscibile, la foto del bambino Down in cima al blog. Dietro ai nostri principi e teorie interessanti, e sicuramente importanti sulla libertà di espressione, di cui stiamo disquisendo in maniera così articolata e animata, e che toccano punti sensibili di principi democratici, ci sono persone in carne ed ossa, con i loro sentimenti e le loro difficoltà quotidiane. Quel bambino esiste veramente, e con tutta probabilità ha anche un padre e una madre, e delle persone che gli vogliono bene, e che sicuramente sono ferite e umiliate dalla divulgazione di questa foto. Sono sicuro che se il bambino in questione fosse tuo figlio, o il tuo fratellino,o nipotino, anche tu ti sentiresti ferito se la sua foto venisse esposta con il suo viso riconoscibile, e la scritta “SCEMO” sulla fronte. Sono anche convinto che a una persona intelligente come te non servano tante parole, e che tu capisca che questa non è affatto retorica, ma quanto di più tangibile e reale possa esistere, acconsentendo così a questa mia richiesta. So che il tuo blog è solo una goccia nell’ oceano, e che questa foto ha già fatto il giro del web in Italia. Tanti hanno già provveduto a rendere il volto non riconoscibile, e credo che sarebbe una dimostrazione di sensibilità che potrebbe dare ancora più valore alla nostra discussione, mostrando che mentre si dibatte su prinicipi, lo si fa perchè si è interessati davvero alle persone in carne ed ossa.
    Grazie.

  52. Andrea,

    ho deciso di togliere la foto del bambino down con la scritta in fronte. Condivido le tue motivazioni e il fatto che si debba evitare a tutti i costi di dare l’impressione che si tenti di spettacolarizzare, e non di discutere di contenuti.

    Grazie.

  53. Te ne sono molto grato. Confermi, se mai ce ne fosse bisogno, che la capacità di analisi è sinonimo di intelligenza quando accompagnata dalla sensibilità e dalla COM-PASSIONE verso il prossimo, inteso come singole persone in carne ed ossa.

    PS
    Per carità….che nessuno scambi la parola com-passione (che ho scritto apposta con il trattino) con i concetti di pietà,o pena, verso i quali nutro una fortissima antipatia, ai limiti dell’ orticaria.

  54. su un giornale avevo letto che google aveva tolto in un paio di giorni il video, se è come dici tu è un’altra questione ed allora hanno fatto bene a condannare i dirigenti di google.

  55. Scorpione d’ argento,

    in realtà non dico nulla, perchè ho ascoltato notizie contradditorie su questo punto, la mia conoscenza si basa sul battibecco accusa-difesa, e poco altro, di cui non ci si può fidare. Sarebbe ottimo se qualcuno riuscisse a mettere un punto definitivo su cosa davvero sia basata la sentenza di condanna. In questo caso potremmo tutti esprimere un’ opinione fondata. Qualcuno è informato su questo?

  56. L’Italia è il paese delle ‘sparate’ ridicole e continue da parte di politici, magistrati e giornalisti!
    La condanna dei manager di google…ha solo un valore simbolico e non può avere nessuna conseguenza sul piano amministrativo e panale!
    Non esiste dolo e reato da parte dei dirigenti di google….ma, solamente, si rivolge a loro un velato invito a monitorare più severamente i contenuti del web, e niente più! Se io presto un’auto revisionata e assicurata ad un maggiorenne con la patente e nel pieno delle sue facoltà non sono responsabile se, a mia insaputa, ammazza qualcuno…ma ti pare!!!!!!
    Come si possono monitorare milioni di contenuti web in giro per il mondo….non siamo scemi!
    A volte la legge chiude un occhio davanti a reati di mafia e scandalosi e ti accusa per niente…..sembra di essere su scherzi a parte!
    Se qualcuno, giornalista imbecille e arrivista (e ce ne sono tanti) o trollista della rete, lede la libertà e la dignità di altri…che venga identificato e punito personalmente nella misura del danno morale cagionato!

  57. Pingback: I media hanno scoperto i troll. Ma non ci hanno capito niente. « ilNichilista

  58. Appoggio in pieno i commenti di Antonino Vaccaro, di Nemesi, ma soprattutto di Damien dall’Inghilterra. Trovo che in questa faccenda si sia manifestata un’ipocrisia, una superficialità, una pervicace e testarda volontà di ignorare il mondo reale e le sue brutture, in nome di un pericolosissimo ideale di purezza morale. E credo che non sia stata sottolineata abbastanza l’inadeguatezza di politici e giornalisti (cioè persone che hanno responsabilità ben maggiori di un ragazzino cialtrone che scrive cazzate su facebook).
    E’ vero, in un paese disastrato come questo le iniziative dei troll potrebbero tranquillamente essere prese come pretesto per giustificare ulteriori restrizioni dei diritti. Ma se questo accade credo che i motivi vadano cercati, molto più che fra i troll, in quella massa furente che si è riversata in blocco a vomitare contumelie nella pagina del gruppo in questione, senza fermarsi un secondo a riflettere su ciò che stava facendo. Per un discorso più ampio vi rimando a http://ilgranderoe.wordpress.com/2010/03/20/dont-let-me-idowni-bambini-sfortunati-nelle-mani-della-carfagna-e-di-severgnini/

    • Dave, la capacità di analisi non è nulla senza COM-PASSIONE, e senza sensibilità verso il prossimo (da non confondere con pietismo , o moralismo). Le persone con SDD non sono affatto sfortunate, molte possono essere benissimo più fortunate di te (e dalla freddezza con cui tu esprimi le tue idee direi che è facile che sia così), e preconcetti come questo sono l’ ostacolo più grande alla loro felicità: molto peggio di qualunque gruppo di trolls delinquenti che inneggiano al tiro al bersaglio verso di loro.
      Detto questo: è un bene che il responsabile si stato identificato. La censura preventiva su web dev’ essere evitata , così come ogni strumentalizzazione per invocarla. Altro è attivarsi per identificare i responsabili di reati e di gravi discriminazioni che, al di là di ogni bel discorso teorico, danneggiano la vita delle persone. Che siano Down o meno.
      Dimentichi che questi “Idioti Forcaioli”, sono spesso persone che lottano ogni giorno per l’ inclusione sociale di persone a loro care, e gruppi o discorsi come questi, spesso toccano loro dei nervi scoperti.Forse da lì nasce la reazione esagerata, o poco lucida, di qualcuno. Mi stupisce come ti sfugga la comprensione di quest’ aspetto così ovvio e che tu attribuisca la loro reazione, a “le dinamiche ovine che governano le azioni umane”. Dev’ essere perchè appunto, come ricordavo all’ inizio, il cinismo è una visione limitata della realtà, e non è mai sinonimo di intelligenza. La capacità di analisi è inservibile se priva di com-passione, di intuizione, e di sensibilità verso il prossimo. Non basta credersi intelligenti, per esserlo per davvero, e neanche parlare o esprimersi correttamente in Italiano fiorito (anche un po’ troppo, a mio modesto parere, per non risultare un po’ stucchevole e autocompiaciuto, a dir la verità…).

  59. Innanzitutto una precisazione: quello “sfortunati” era riferito esclusivamente al fatto che i bambini in questione si trovavano ad essere “difesi” da persone come la Ministra e l’editorialista citati. Ti ringrazio però per aver tirato in ballo la mia situazione: no, non mi ritengo più fortunato di nessuno, grazie. Poi:
    1) capisco la questione dei nervi scoperti e la rispetto, perché – ti riuscirà difficile crederlo – riconosco e comprendo il valore dell’empatia (o com-passione). Tuttavia vale la pena chiedersi chi abbia fatto il danno più grande, in questa storia: l’autore del gruppo (che è, in sostanza, un bulletto, spregevole quanto vuoi, ma non certo causa prima di alcunché), o lo sciacallo-giornalista che ha dato visibilità al fatto, creando il “caso” e permettendo al bulletto stesso di ferire migliaia di persone, invece delle dieci che avrebbe raggiunto altrimenti (per compredere le proporzioni della cosa: è come se il “giornalista” fosse andato nel cortile di una scuola media a ricreazione, avesse sentito due ragazzini che sfottevano un compagno “diverso”, e avesse scritto un bell’articolo gridando allo scandalo. Non è in discussione la negatività del comportamento degli aggressori, ma entro certi limiti atteggiamenti simili resisteranno sempre, mi dispiace doverlo dire, almeno in questa realtà. Mille volte più odioso, invece, è chi ci specula sopra, calcolando cinicamente [ben più di me] lo scandalo che susciteranno).
    2) Altro aspetto della questione: è più che giusto e naturale che persone coinvolte direttamente si sentano offese e reagiscano, anche senza riflettere sulle conseguenze delle proprie reazioni (nella fattispecie, regalare visibilità al troll e decretare il successo della sua iniziativa). Non sono loro gli “idioti forcaioli” a cui mi riferivo. L’espressione (come pure l’accenno alle “dinamiche ovine”) era rivolta contro tutti coloro che si mobilitano a comando, senza pensare e senza fare nessuno sforzo di comprensione, guadagnandosi la piacevole sensazione di una coscienza pulita semplicemente scrivendo “VERGOGNA” (tutto maiuscolo) sulla bacheca di un gruppo. E’ questa facile, troppo facile conquista della limpidezza morale che mi spaventa, e che biasimo. Perché – torno a dire – è il carburante di cui si nutre ogni caccia alla strega. E credimi, ci metterebbe molto poco, se le circostanze mutassero, a rivolgersi contro gli stessi individui che oggi pretende di difendere. Ora, finché un migliaio di persone si comportano così su facebook, la cosa non mi rende felice, ma pazienza. Quando invece sono rappresentanti della classe politica e intellettuale a seguire i medesimi schemi, beh, la situazione comincia a diventare inquietante. Anche perché
    3) mentre la Carfagna si vanta di aver prontamente risolto il problema, i tagli del governo alla scuola hanno causato – per dirne una – una riduzione imponente degli insegnanti di sostegno, privando migliaia di persone del minimo di cura e attenzione che ci si aspetterebbe in un paese civile. Ma questo, evidentemente, è un problema secondario.
    4) e quindi concludo. Sono d’accordo sui danni che può fare un’intelligenza puramente razionale, deprivata di ogni comprensione umana (anche se non mi pare il caso di questo post. basta vedere il livore verso certe persone: sentimento quanto mai umano). Spero, tuttavia, che tu ti renda conto di quanto può essere dannoso un atteggiamento improntato esclusivamente all’empatia, all’emozione istintiva, che taglia fuori qualsiasi tentativo di razionalizzazione.
    p.s. Sinceramente dispiaciuto per i tuoi rilievi sullo stile. Cercherò di essere meno lezioso in futuro.

    • Sono felice che tu abbia potuto precisare meglio il tuo pensiero: contenuti e toni mi sembrano più rispettosi del fatto che stiamo parlando, appunto, di un tema che tocca molti nervi scoperti. Ti ringrazio di questo, e proverò anche io a seguirti su questo cammino più tranquillo, e di più piacevole confronto.
      Il dubbio che tu solleciti, e cioè quale fosse il danno maggiore, me lo sono posto io, come immagino parecchi altri: personalmente credo che, come ho avuto modo di ripetere più volte, il danno della visibilità dei Trolls sia un danno “collaterale” giustificato dalla necessità di dare un messaggio chiaro a riguardo del fatto che chi commette reati, usando in maniera ignobile la libertà di azione che tutti noi (io per primo) difendiamo e pretendiamo sulla rete, può essere rintracciato, e punito. Il beneficio di questo messaggio, a mio avviso, è maggiore del danno dato dalla visibilità di questo gruppo. Potrai non condividere questa analisi, ma derubricarla ad una reazione scomposta e irrazionale credo sia ingiusto, e persino ingenuo da parte tua. Anche se poi, moralismi pietistici e ipocriti spesso abbondano in queste situazioni, e , purtroppo, urtano parecchio, sono d’ accordo.
      Ora proverò a spiegarti il perchè, secondo me, la reazione da parte dei media, e delle autorità era necessaria:
      sono convinto che esistano alcune categorie di persone, e di “differenze”, su cui la nostra società, nel corso storia, ha particolarmente infierito attraverso discriminazioni, violenze, ingiustizie (e in parte questo succede ancora oggi): le persone diversamente abili, come le minoranze razziali, o le persone omosessuali, ne sono un esempio. Credo che la società stessa abbia il dovere di tutelare particolarmente queste categorie da qualsiasi manifestazione, anche verbale, che riconduca in qualche modo a questo passato di persecuzioni: sia per supplire ad un indebito svantaggio che queste categorie hanno accumulato in secoli di emarginazione, sia per rafforzare, essa stessa, gli anticorpi che faticosamente si è creata. Questo, sia che riguardi una coversazione privata, tra due adulti, tra due ragazzi, tra due discoli, e sia che riguardi una presa di posizione pubblica, o una provocazione su internet. Poi, ma è un altro discorso, sono convinto che le pene per reati e manifestazioni di discriminazione debbano essere puniti severamente (in molte società molto più aperte della nostra lo sono!), ma, comunque, in maniera proporzionata al soggetto e al contesto: se è un ragazzino minorenne in un modo, se uno è maggiorenne in un altro, se uno (come pare in questo caso), ha qualche problema psischico, in un altro ancora. Esattamente come accade per qualsiasi altro tipo di reato.
      Curioso, poi, che pivot di questo gruppo fosse un ragazzo Cingalese, magari lui stesso vittima di emarginazione e discriminazione per il fatto di essere straniero, o di avere qualche fragilità psichica : a dimostrazione (se così fosse), che la mancanza di cultura delle differenze e le tentazioni discriminatorie della società, sono un veleno da combattere duramente, perchè creano solo danni, come un virus che si diffonde e si amplifica di passaggio in passaggio, e che danneggia tutti noi, che in qualche momento della nostra vita potremmo trovarci nella situazione di essere discriminati a causa delle differenze che, nessuno escluso, abbiamo rispetto agli altri. La disciminazione è pertanto un reato grave contro la società stessa, e deve essere perseguito con severità, non importa se è commesso per gioco, da pochi, da molti, e se la punizione amplifica la voce di lo ha commesso.
      Detto questo veniamo al ministro e al giornalista:
      mi trovo nella situazione paradossale di dover difendere un ministro che detesto, di un governo che detesto, rappresentanti di una cultura che detesto. Ma pazienza, ci provo:
      Sui tagli alla scuola, e sugli insegnanti di sostegno tu hai perfettamente ragione, non ho nulla da aggiungere riguardo a ciò che hai detto. Ma l’ inclusione sociale non è fatta solo di diritti sociali, ma anche di come viene promossa la cultura delle differenze in una società. Tale promozione passa molto spesso attraverso gesti che, magari non avendo risvolti pratici sensibilmente rilevanti, hanno una forte valenza simbolica, “educativa”: in questo ambito farei rientrare la presa di posizione , a mio avviso importante, del ministro, l’ azione delle forze dell’ ordine, e quella di Servegnini, che ha funzionato da megafono, per poter avviare questo meccanismo. Mi piacerebbe che potessero entrare a far parte di questi atti con una forte valenza simbolica, l’ inserimento di fattispecie più specifiche e chiare di reati di discriminazione nel nostro codice penale. So che può sembrare strano, parlare di valenza simbolica delle leggi, ma spesso è proprio così, le leggi hanno anche un valore simbolico, che, in alcuni casi, supera i risvolti pratici.
      Ora, se poi vogliamo dirci che anche sul piano simbolico il ministro e la sua maggiornaza hanno dato vita ad atti assolutamente in contraddizione con lo sviluppo di una civile, moderna cultura di rispetto e convivenza fra le differenze, facendo a volte di tutto per cercare di stabilirne gerarchie di valore e di importanza,quasi a voler promuovere la discriminazione piuttosto che combatterla, sono d’ accordo. Ma ciò non toglie che, in questo caso, come in alcuni altri, si sia mossa nel modo, a mio avviso corretto.

  60. Pingback: WEB: assalto alla diligenza…seconda parte « Firenze 5 Stelle

    • in Italia per fortuna esiste nel codice penale un reato chiamato APOLOGIA DI REATO.
      Non servo leggi per tutelare i diritti delle minoranze e dei piu deboli , occorrerebbero invece giudici che applicano le norme severe contro chi commette reati o fa apologia di reato.
      Impedire ad un gruppo di minorati , gli anti disabili , di fare apologia di reato non è censura ma una vera e propria lotta mirata a colpire chi non vive secondo le norme del consorzio civile.
      Una persona che auspica la soprressione di un altro essere umano non deve avere diritto di parola ma deve finire in carcere limitandone drasticamente la libertà di espressione ed i diritti .
      La società civile deve difendersi e lo fa con il carcere .
      Purtroppo la giustizia italiana ha il grave difetto di essere filosofia del diritto e non strumento dello stato di diritto , quindi i vari personaggi di face book anti down o anti disabili non pagheranno mai per i loro misfatti .

  61. Ciao, passavo di qui e volevo dire che i commentatori hanno preferito controllare la forma dei propri commenti per farli apparire perfetti piuttosto che sforzarsi di capire cosa intendessero dire gli altri.
    Poi vi lamentate dell’ipocrisia, per dirne una.

    Va bè, addio!

    P.S.: Ora attaccate pure il mio commento a vostra volta, invece che cercare di guardarvi la coscienza. Complimenti al padron di casa, il post m’è piaciuto assai. :3

  62. sono senza parole sconvolta tiro al bersaglio di bambini dawn buttare nel burrone gli anticappati paghiamo le tasse per questi esseri inutili ma queste persone anzi bestie della peggiore specie mi chiedo io qual’e’ il loro senso della vita non gli voglio nemmeno digli niente a questi esseri perche’ se davvero pensano quello che dicono non penso ci possa essere un incontro e scontro di opinioni io nel burrone ci butterei questa melma enon chi soffre veramente mettiamoci un pochino nei panni di questa povra gente che sono destinati a soffrire per la vita e per capirlo non bisogna avere in casa una persona disabile basta essere semplicemente sani di mente una domanda a voi che ce l’avete tanto con i disabili se una mattina tutto si inverte voi diventate quelli da buttare nel burrone perche’ nella vita fino a quando non si arriva alla fine non si sa mai com andra’ a finire in gioventu’ o in vecchiaia se un giorno vi trovereste in difficolta’ mi raccomando dite a chi vi e’ vicino di usarvi come tiro a bersaglio o di farvi buttare da un burrone

    • Ho conosciuto tante persone con Sindrome di Down che non erano ne poveretti, ne’ infelici, ne deboli o fragili. Spesso erano molto intelligenti, alcuni campioni di karatè e di fragile non avevano proprio nulla, e tanti felici, molto più della media delle persone che si incontrano in giro.
      Attenta, Norina, a messaggi pietistici che con la buona intenzione di difendere una categoria, fanno soltanto il suo male, e fanno apparire persone in carne ed ossa, intelligenza e sentimenti, come poveri disgraziati degni soltanto della pena altrui.Condannandoli così, in qursto modo alla discriminazione peggiore. Concetti del genere fanno ancora più male dei messaggi deliranti di questi Trolls imbecilli che, in ogni caso, è giusto individuare e punire.

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