Si può ancora parlare di fatti in tv? Spunti per “un’idea migliore”.

Alla fine se ne è accorto anche Marco Travaglio: i talk show sono diventati dei pollai. Nell’editoriale di oggi, infatti, il giornalista, tra l’amareggiato e il rabbioso, chiede a Michele Santoro: “Si può ancora parlare di fatti in tv?“. Travaglio si dice scettico: “No, a giudicare dal cosiddetto dibattito in studio, che non è più (da un bel pezzo) un dibattito, ma una battaglia snervante e disperante tra chi tenta di raccontare, analizzare, commentare quel che accade e chi viene apposta per impedirci di farlo e costringerci a parlar d’altro”. Colpa di quelli che non sono “giornalisti normali” ma “trombettieri“; quelli che “sguazzano nella merda e godono a trascinarvi le persone pulite per dimostrare che tutto è merda“; quelli che, in sostanza, “fanno i froci col culo degli altri“. “Che faccio?”, conclude, “Esco dallo studio a fumare una sigaretta ogni volta che mi calunniano? O ti viene un’idea migliore?”.

Io, lo confesso candidamente, un’idea migliore non ce l’ho. Del resto, difficilmente riscrivere le regole ha il potere di mutare urlatori di professione in acuti argomentatori. E poi, diciamocelo, la capacità di ascoltare non si acquisisce per legge. Perché questo servirebbe, oltre a una sacrosanta iniezione di fiducia nei confronti di una categoria professionale, quella dei giornalisti (a maggior ragione i presenzialisti televisivi), che l’ha persa da un pezzo. Inutile prendersela con la “maledizione della par condicio”: a rendere impossibile il dialogo sono i parlanti, non le regole del discorso. E non penso trasformare il tubo catodico in un dispensatore di monologhi farebbe dell’Italia una democrazia più matura: all’idea di un Travaglio (o chi per lui) a reti unificate preferisco ancora un Travaglio che strilla contro un Belpietro.

Tuttavia il punto non è questo. La radice della questione sta nel fatto che da troppo tempo si è confuso il fatto con il valore. E si è confuso il valore, che racconta (lo dice la legge) che si è innocenti fino a prova contraria, e non viceversa. Lo diceva in modo estremamente chiaro Francesco Costa qualche tempo fa: 

L’impianto descritto da Travaglio, come fa notare giustamente Claudio Cerasa, è quello del sistema inquisitorio: il modello teorico del processo penale in uso nel Medioevo in ragione del quale, sintetizzando brutalmente, è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza dalle accuse che gli sono rivolte. In Italia, così come nella grandissima parte dei paesi dove vige lo stato di diritto, l’approccio è stato da tempo ribaltato, adottando il cosiddetto sistema accusatorio, cioè quello nel quale è l’accusa che deve dimostrare la colpevolezza dell’imputato, che è innocente fino a sentenza definitiva

Nel caso di giovedì scorso, il pandemonio è stato scatenato dal fatto che Travaglio abbia usato il “sistema inquisitorio”: dato che chi stava intorno a Bertolaso è colpevole (anche questo è un giudizio inquisitorio), e che Bertolaso non poteva non saperlo, allora Bertolaso è colpevole. A questo modo il discorso può slittare dai fatti (chi sapeva che cosa) ai valori (chi è innocente e chi è colpevole). E infatti, Belpietro e Porro replicano (furbescamente): “se parliamo di frequentazioni inopportune, sarà capitato anche a te”. Poco importa se Travaglio le abbia poi realmente frequentate o meno: conta il metodo. Se bastano le accuse di aver frequentato chi non si doveva per essere colpevoli, allora ha ragione Belpietro: anche Travaglio è stato accusato; ergo, secondo la logica travagliesca, è colpevole. L’inquisizione, appunto. 

Intendiamoci: per fortuna c’è ancora chi mette in fila i fatti, li somma, li interpreta e ne trae delle conclusioni. Tuttavia se i giornalisti evitassero di scambiare le loro interpretazioni per sentenze giudiziarie (peraltro inappellabili), probabilmente si urlerebbe di meno. Probabilmente. O forse, almeno, si urlerebbe sui fatti, e non sulle conclusioni. Un bel modo per disinnescare i complottisti, e far lavorare i magistrati in santa pace. Perché i processi, almeno in linea di principio, si fanno nei tribunali, e non nei salotti televisivi o sui giornali (indipendenti o meno che siano). 

Che sia questa, l’idea migliore?

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26 pensieri su “Si può ancora parlare di fatti in tv? Spunti per “un’idea migliore”.

  1. Tutto quello che dici sarebbe tutto bello e tutto vero se non fosse che i “giornalisti” prezzolati del Giornale non rispettano affatto ne’ i giudici ne’ le sentenze, di nessun grado, siano esse o meno passate in giudicato. Dare la colpa a Travaglio di questo imbambarimento mi sembra una forzatura dialettica. “superior stabat lupus”. A inquinare il dibattito sono stati prima quei signori che hanno martellato contro i giudici ed il complotto e santificato condannati con sentenza passata in giudicato, perche’ dimentichi di dire che anche in uno stato di diritto una volta che la sentenza e’ passata in giudicato e’ quella e quella resta e non come hanno fatto con la beatificazione di Craxi o l’esaltazione di Mangano.
    Chi ha iniziato a abusare e minare lo “stato di diritto”?
    E non si puo’ neanche dire “non importa chi ha iniziato” perche’ questa e’ la tipica giustificazione degli aggressori e non e’ un paradigma dello “stato di diritto”.

    • Mah, Gianluca, nemmeno affermare che la ragione stia tutta da una parte, quella degli aggrediti, e giustificarne comunque il comportamento con la scusa che “devono pur difendersi” mi sembra proprio un paradigma dello Stato di Diritto. Puntare il dito come fai tu su “chi ha cominciato per primo” mi sembra un atteggiamento infantile che non giova per nulla alla Democrazia, visto ormai il livello di “dibattito” che si è raggiunto. Carcare ad ogni costo il colpevole originario e addosargli tutta la responsabilità alla stregua di un capro espiatorio non risolve i problemi e non li risolverà mai.
      Un paradigma dello Stato di Diritto è che la responsabilità penale è personale, per cui uno risponde per quello che fa, e non per quello che fanno gli altri: e il principio, secondo me, andrebbe esteso alla responsabiltà tout court.

      • Mi correggo: “nemmeno affermare che la ragione stia tutta da una parte, quella degli aggrediti, e giustificarne comunque il comportamento con la scusa che “devono pur difedersi” *non* mi sembra proprio un paradigma dello Stato di Diritto”.

      • Deve esserti sfuggito che questi se ne fregano persino delle sentenze passate in giudicato e cambiano le leggi per non farsi condannare.
        Lo stato di diritto in Italia e’ morto. La giustizia non e’ uguale per tutti ma per qualcuno per sua stessa ammissione e’ “piu’ uguale”.
        E quale sarebbe la tua soluzione? Che le vittime debbano subire passivamente senno’ tu le critichi?
        Scusa ma in un mondo dove qualcuno ha fatto saltare tutte le regole cercare di sedare le vittime con la scusa di aver partecipato al gioco mi sembra inaccettabile.

  2. Caro Gianluca,

    mi dispiace di non essere riuscito a trasmetterti quello che intendevo dire davvero con questo post. Che non è un atto di accusa a Travaglio, ma all’incapacità – che accomuna tutti o quasi i giornalisti “televisivi” – di ascoltare le RAGIONI dell’altro. In questo Travaglio non fa eccezione. E poi non imputo affatto a Travaglio la colpa di questo imbarbarimento: dico soltanto che, dagli e ridagli, ne è diventato parte. E non è una questione di par condicio o meno (saremmo un Paese più libero se AnnoZero fosse senza contradditorio? Mah.), ma di atteggiamento. Non è pensabile che i processi si facciano in tv. Mentre i magistrati indagano, come possono esserci giornalisti che hanno già la sentenza in tasca? E poi: pensi davvero che ritenga Belpietro un esempio di giornalismo? Ho semplicemente detto che se Travaglio scende nell’arena e decide di stare alle regole dei teoremi inquisitori, non può poi lamentarsi se quelle regole finiscono per cannibalizzare anche lui.
    Ribadisco, non ho una “idea migliore”. Tuttavia ne ho una su cosa sia “peggiore”. E questi talk show la rappresentano degnamente.

    • Carissimo Fabio,
      non e’ questo il punto. Travaglio fa “le pulci” ai politici e al massimo a chi li fiancheggia. Quello che fa lui e’ in tutti i paesi occidentali e civili. “Sulla moglie di Cesare nemmeno l’ombra del sospetto”.
      Non si tratta di fare gli inquisitori ma si tratta di chiedere ai politici di essere migliori delle masse e di guidarle, non di rappresentarne gli umori piu’ beceri, egoisti, prevaricatori, razzisti.
      Tu pensi che una TV senza Annozero sia una TV migliore? Io no.
      Secondo me sarebbe migliore senza gente come Fede, Vespa, Belpietro, Minzolini ecc… che sono venuti in TV ben prima di Travaglio. Trasmissioni come Annozero in america le trovi, TG come il TG1 no, li trovi forse in Russia o in qualche dittatura centrafricana.

  3. Su questo sono d’accordissimo, Gianluca, ma non è ciò di cui si parla nell’articolo. In cui né si teorizza che AnnoZero vada eliminato dalla tv, né che (per l’amor del cielo) Tg1 e Porta a Porta siano strumenti di informazione degni di tal nome (e la storia di questo blog lo testimonia). Il punto è invece che “fare le pulci” non significa “emettere sentenze”. Non so se questo in America lo hanno capito, ma qui è – di certo – ostrogoto.

  4. A me è sfuggito il passaggio con cui si giunge alla conclusione che Travaglio (o chi per lui, visto che qui si parla di un presunto “metodo inquisitorio” e non di una persona in particolare) emetta “sentenze inappellabili”. Dove sta scritto?
    Travaglio (o chi per lui) hanno il dovere di raccontare i fatti di interesse pubblico. Allora se gli imprenditori che vincono appalti per milioni di euro pubblici si rivelano essere dei mascalzoni (e non mi si dica che per definirli tali bisogna aspettare la sentenza della Cassazione, che sappiamo benissimo non arriverà mai); e se Bertolaso, uomo-factotum del Governo, a un passo dall’essere investito di ulteriori poteri e privilegi, risulta accompagnarsi da anni a questa gentaglia, nonostante fosse GIA’ emerso da inchieste giornalistiche ed interrogazioni parlamentari in passato chi fossero questi signori…beh, un giornalista queste cose le deve dire e sottolineare per benino. Esiste una cosa che si chiama responsabilità politica. La quale è opinabile, certo. È perfettamente possibile trovare persone che non giudicano affatto immorale il comportamento della cricca bertolasiana (o berlusconiana, se è per questo): ma intanto bisogna far sapere che esiste, e se è vero che vige la libertà di espressione, un giornalista può benissimo far capire come la pensa sull’argomento.
    L’opinione personale di un giornalista (in questo caso quelle di Travaglio) non sono “condanne inappellabili”: sono semplici opinioni, guarda caso però – e questa è l’anomalia nel giornalismo italiano – supportate da fatti. Ma i fatti non sono solo le sentenze passate in giudicato.

  5. A me è sfuggito il passaggio con cui si giunge alla conclusione che Travaglio (o chi per lui, visto che qui si parla di un presunto “metodo inquisitorio” e non di una persona in particolare) emetta “sentenze inappellabili”. Dove sta scritto?
    Travaglio (o chi per lui) ha il dovere di raccontare i fatti di interesse pubblico. Allora se gli imprenditori che vincono appalti per milioni di euro pubblici si rivelano essere dei mascalzoni (e non mi si dica che per definirli tali bisogna aspettare la sentenza della Cassazione, che sappiamo benissimo non arriverà mai); e se Bertolaso, uomo-factotum del Governo, a un passo dall’essere investito di ulteriori poteri e privilegi, risulta accompagnarsi da anni a questa gentaglia, nonostante fosse GIA’ emerso da inchieste giornalistiche ed interrogazioni parlamentari in passato chi fossero questi signori…beh, un giornalista queste cose le deve dire e sottolineare per benino. Esiste una cosa che si chiama responsabilità politica. La quale è opinabile, certo. È perfettamente possibile trovare persone che non giudicano affatto immorale il comportamento della cricca bertolasiana (o berlusconiana, se è per questo): ma intanto bisogna far sapere che esiste, e se è vero che vige la libertà di espressione, un giornalista può benissimo far capire come la pensa sull’argomento.
    L’opinione personale di un giornalista (in questo caso quelle di Travaglio) non sono “condanne inappellabili”: sono semplici opinioni, guarda caso però – e questa è l’anomalia nel giornalismo italiano – supportate da fatti. Ma i fatti non sono solo le sentenze passate in giudicato.

  6. I commenti sul blog di Porro sono gli stessi che leggo da anni sullo spazio opinioni dei giornalisti dell’Espresso o sui canali di Youtube con filmati di questo genere. In Italia non saltano tappi, mai, quando la pressione aumenta troppo scoppiano bombe e ammazzano qualche innocente, e nessuno sa mai chi le ha messe. Le nostre opinioni non contano nulla, non cambieranno nulla, pasolini lo ha spiegato benissimo, l’Italia è questo e questo rimarrà, c’è Sanremo e la partita, vivi e lascia vivere, ha da passà ‘a nuttata, chinati iuncu ca passa la china…

    Michele Gardini

  7. Il “metodo Travaglio” è il metodo di una persona che svolge il lavoro di giornalista: che ricostruisce (con onestà) i fatti, li espone al lettore nella completezza del conoscibile mettendolo in grado di formarsi un giudizio e eventualmente li commenta per proporre una propria chiave di lettura. Tutto qui: non promette la Verità, perché non può. Il giudice invece lui sì è alla ricerca della verità, sia pure solo processuale e solo umana.

    Ovvio che scavando nei letamai il giornalista sollevi fetore, ma è per questo che lo pagano. Ovvio che se Travaglio si occupa di casi di corruzione chi in quei casi è implicato sia sospettato di una qualche responsabilità: i colpevoli non hanno la pelle di un colore diverso, diventano tali solo dopo essere passati dallo stadio del sospettato. Chi invece è incolpevole non subirà danni o se li ha subiti avrà diritto ad un risarcimento. Queste sono le regole del gioco che ha per posta il corretto funzionamento dei pesi e contrappesi nel delicato meccanismo di una moderna democrazia parlamentare.

    Per criticare Travaglio occorre pizzicarlo quando travisa volutamente i fatti, omette volutamente dati in contraddizione con la sua tesi. Non fa, in sostanza, il suo mestiere di giornalista. Si comporta come gli impiegati del Giornale o di Libero i quali scrivono o affermano cose risaputamente non vere al solo scopo di screditare gli antagonisti dei loro datori di lavoro (il caso Boffo insegna). Ecco il perché del richiamo fatto oggi da Travaglio all’Ordine. Altro che inquisizione, Torquemada, Spinoza, Saint-Just e Robespierre.

  8. Travaglio non emette sentenze , si limita ad illustrare i fatti. Quelli che intendono nelle sue parole sentenza di colpevolezza probabilmente e’ perche’ sanno di essere (o che lo siano quelli di cui si parla) colpevoli. Quindi partono all’attacco, secondo copione gia’ stabilito, starnazzando in maniera continua (in modo che gli altri non possano replicare ne’ continuare a parlare) , non rispondendo alle domande ma cercando di sviare il discorso . Questo non e’ certo giornalismo ma semplice dimostrazione di servilismo, per essere buoni (sappiamo chi sono i padroni).

  9. Fabio, gli “incontinenti da insulto” si trovano da tutte le parti. E si esercitano su internet perché sanno di passarla liscia, essendo totalmente anonimi a chi legge le cose che scrivono. Ma questo non è un motivo sufficiente per condannare Travaglio, né aiuta me, o altri, a capire quale sia la differenza tra esprimere opinioni ed “emettere sentenze irrevocabili”.

  10. “Questo signore [Bertolaso] distribuisce soldi nostri agli amici suoi”. In modo illecito, naturalmente (altrimenti non avrebbe motivo di strillare). E com’è che lui lo sa e i magistrati stanno ancora indagando?

    • “in modo illecito” lo scrivi tu. Che distribuisca soldi è un fatto, che fra i percettori vi siano anche amici suoi, come ad esempio il famoso cognato, è un altro fatto. Non ti pare?

  11. Sì, lo scrivo io. Quindi lui si inalbera perché fa girare soldi tra gli amici in modo legittimo. Tutto qui. Ma certo.

    Ragazzi, per favore, non fatemi prendere le difese di chi non voglio difendere.

  12. Eccolo qua il solito vizietto: l’ammiccamento sarcastico, il sottinteso, la minaccia di sfraceli se uno osa obiettare.
    Travaglio ti è antipatico? Dillo, senza tanti birignao.

  13. Fabio, credo che bisogni distinguere fra atti “corretti” ed atti “leciti”

    Il concetto di “corretto” ed il concetto di “lecito”. La profonda differenza che c’è fra un uso legittimo del potere ed un uso lecito del potere.

    C’è un fatto. Un fatto accertato ed incontrovertibile. “Bertolaso distribuisce soldi agli amici suoi”. La magistratura sta indagando su questo aspetto, allo scopo di verificare se siano stati o meno commessi degli illeciti. Ma parallelamente a questo processo, è in corso un altro processo, non nelle aule di tribunale, volto a stabilire se quest’atto è stato legittimo: ovvero se il suo comportamento, prima che essere illecito o meno, sia stato appropriato al comportamento di un dirigente della cosa pubblica. E non sono i giudici a poter stabilire questo. I giudici in questo caso siamo noi.

    Io non mi arrabbio con Bertolaso perchè ha commesso degli illeciti. Cosa me ne frega? Non so neanchè quali leggi abbia violato… Io sono furioso perchè il suo comportamento è stato INQUALIFICABILE, per un amministratore della cosa pubblica. Perchè è inqualificabile essere amico di coloro a cui assegni fondi pubblici. E’ inqualificabile accettare favori da queste persone. Diro di più. Anche se dovesse risultare alla fine – ipotesi per assurdo – che il legame personale fra Bertolaso e queste persone non ha influenzato l’attribuzione degli appalti, che essi alla fine sono stati assegnati secondo i regolari criteri, e che sono “coincidentalmente” i vincitori avevano dei rapporti con Bertolaso, ecco anche in questo caso il comportamento di Bertolaso resterebbe inqualificabile, perchè stai dando un cattivo esempio. Sta facendo passare un cattivo messaggio, ovvero che è normale che vi siano contatti e frequentazioni fra enti appaltanti ed esecutori di questi, situazione che aumenta i rischi di illeciti.

    In buona sostanza Fabio, si possono dare “soldi pubblici ai propri amici” in modo LECITO oppure ILLLECITO. Ma non si possono far girare soldi fra gli amici in modo corretto, perchè far girare soldi fra gli amici NON E’, per definizione, un comportamento corretto.
    Il capo della protezione civile ha fatto girare i soldi in modo scorretto. Non è sufficente questo ad inalberarsi?

  14. @albigin Ma cosa c’entra se travaglio sta simpatico o antipatico??? Ma perche’ quando si parla di travaglio se non se ne tessono lodi entusiastiche si deve essere automaticamente degli stronzi invidiosi che lo odiano?? Mai sentito parlare di coscienza critica albigin? Ecco, quella cosa li’ la si deve usare con chiunque, a prescindere che la persona ti stia antipatica o simpatica. CHIUNQUE. E’ una tendenza di Travaglio abbastanza assodata quella di ribaltare l’assunto ‘innocente fino a prova contraria’ con ‘colpevole fino a prova contraria’. In questo momento NESSUN giornalista dovrebbe potersi permettere di emettere sentenze di colpevolezza o di assoluzione nei confronti di Bertolaso. E’ INDAGATO. La sua colpevolezza DEVE ANCORA ESSERE DIMOSTRATA. Staremo a vedere. Nel frattempo vatti a leggere la rubrica di Francesco Costa ( http://www.francescocosta.net/ ) Debunkig Travaglio. Qui non si tratta di idolatrare o demonizzare una persona, si tratta di considerare cio’ che dice con senso critico, cosa che sembra molto difficile per i suoi adoratori e per i suoi detrattori, che prendono posizioni favorevoli o contrarie a priori. Sono d’accordo che travaglio e’ molto attaccato, ma d’altronde e’ un giornalista le cui opinioni (pervasive: ha un giornale, una rubrica in prima serata sulla rai, una rubrica sul blog di grillo, una rubrica su anna, il suo blog, e poi collaborazioni con MicroMega, Giudizio Universale, Linus, L’Espresso, i suoi libri, le sue conferenze, la rubrica su Repubblica.. cioe’, mi spieghi come si fa a dire quando si parla di travaglio che si va a cercare sempre il pelo nell’uovo?? E’ ovvio che se ne parli!) pesano moltissimo nell’opinione pubblica italiana, quindi e’ necessario discuterle.

  15. Chiara, immediatamene sopra il tuo post ho postato un’argomentazione in cui sostengo come ci si faccia confusione tra un eventuale innocenza e colpevolezza di fronte alla legge di Bertolaso e la valutazione della correttezza del suo omportamento.
    Mi farebbe piacere un opinone al riguardo.

  16. Ma Travaglio con quel “distribuiva soldi pubblici” non intendeva dire che Bertolaso fosse colpevole a priori. Intendeva dire che doveva essere quantomeno più attento nella scelta a chi dare gli appalti. Infatti, prima della caciara, Travaglio ha detto “Probabilmente siamo di fronte a un incapace assoluto… perchè non si è reso conto di chi aveva nella stanza accanto…”
    Mi sembra chiaro tutto sommato.

  17. Beato il blogger che ha difensori impetuosi come Chiara. Che ringrazio per l’attenzione, anche se evidentemente non ha letto molto di quanto ho scritto. Se avrà la compiacenza di farlo, vedrà che non è questione di antipatia o simpatia ma solo di ruoli. Travaglio (che mi è simpatico per l’impegno civile che dimostra) fa il giornalista, ossia “il cane da guardia della democrazia”. Non scrive su Madre Teresa o sul Dalai Lama ma di come vengono amministrati i suoi connazionali e di come vengono raggirati. Dunque mesta, poveretto, nel letame; vi trova di tutto, anche sprovveduti innocenti finiti lì per caso. Però sono lì, nel letame della corruzione, concussione, malversazione ecc. e lui lo dice: il che non significa condanna – che viene pronunciata dal giudic in nome del popolo italiano.

    Brutto mestiere, quello del delatore pubblico? Forse, ma sempre meglio di quell’omertà così diffusa da nascondere l’intero paese sotto una coltre che sa di mafia. Gentile Chiara, Travaglio non rovescia nulla: quelli che prende di mira sono ambienti ben individuati dove prospera il malaffare e le zone grige dove l’esercizio del potere si confonde con l’abuso.

    Non me ne voglia e tanti saluti a suo fratello Fabio.

  18. Ciao Fabio!

    Concordo sul “metodo”, ma diciamo che il povero Traveglio non credo si aspettasse di diventare una tale icona! Nel suo primo “Passaparola” balbettava emozionato e adesso tutta questa attenzione. Ci sono delle cose in cui deve cambiare: stilisticamente non è più ammissibile il “Bertonaso”, detto da me che apprezzo molto l’umorismo e il valore terapeutico della risata. Intendo dire che accusa con prove ed assume contorni consistenti, per poi sparare la battuta e affogare le sue parole in una nebbiolina umida. Si rende attaccabile: inumanamente forte per i fatti che porta ed umanamente debole perchè scoppia se attaccato e perchè si concede battuttine che, diciamocelo, sono apprezzabili da chi scrive ma l’italiano reagisce più alle battute su Fantozzi.

    La reazione di giovedi era esagerata, ma parlarne ancora il giorno dopo e quello dopo ancora… non ti pare esagerato anche quello? A me questo da ben più da pensare: va bene esplodere e scoppiare, un sequestro dell’amigdala può capitare. Ma il fatto che a distanza di 24, 48 ore quell’evento sia ancora importante, mi fa pensare al modo in cui sprechiamo tempo in generale! Hai presente quelli che parlano per ore su come fare una cosa che ci vuole molto meno tempo a fare? (come fare la punta alla matita? dove salvo questo documento? non voglio fare il caffe, tocca farlo a te, perchè tu non lo fai mai etc…)

    Resta il fatto, che per me Bertolaso è sicuramente colpevole. Ma non di corruzione (perchè al solito, non tocca a me dirlo) bensi di essersi fatto prendere in giro! Una qualsiasi madre di famiglia, si assicura che la signora delle pulizie non le depredi la dispensa. E la frase “mi sono fidato troppo” con “la diligenza del buon padre di famiglia” dimostrano che è inadeguato al suo ruolo: questo l’ha già ammesso da solo. Concorderai che ci sono nonne friulane che non parlano italiano e con la terza elementare che sono più capaci di curare i propri interessi: mi sentirei più tranquilla se fosse una di loro ad amministrare i soldi delle mie tasse.

  19. Caro Fabio,
    tralasciando il fatto che negli USA, il paese tanto stimato e ammirato all’occorrenza, vige il sistema inquisitorio, sostengo che il sistema accusatorio -dal punto di vista giuridico- è troppo garantista per questa classe dirigente e politica, che perciò si merita, almeno giornalisticamente parlando, il sistema inquisitorio, considerati anche i tempi dilatati della nostra inefficiente giustizia. Travaglio (e qualunque altro giornalista libero) si potrà permettere -dal punto di vista della coerenza- il sistema inquisitorio non solo finché la sua fedina penale sarà pulita, ma finché non ricoprirà cariche pubbliche. Nel merito di questo episodio, Travaglio può permettersi di adottare il sistema inquisitorio in quanto in riferimento alla sua vicenda ha dimostrato la sua innocenza pubblicando gli assegni dei pagamenti. Travaglio dunque risponde al metodo che gli viene rigirato contro esibendo le prove della sua innocenza, rispettando le regole del gioco che lui stesso applica. I suoi detrattori, in eccesso di malafede o colti dall’impotenza del loro metodo, non tengono intenzionalmente in considerazione le prove esibite, esibendo così soltanto i loro intenti demolitori. E disperdendo il loro ruolo di giornalisti (ma su questo non avevamo più dubbi, tant’è che nessuno qui ne parla).

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