In piazza contro il decreto Romani.


La notizia è che l’iter del famigerato decreto Romani, quello che con la scusa di recepire una direttiva europea sulle telecomunicazioni rischia di trasformare la rete in una grande televisione, prosegue. Nonostante i pareri negativi, ma non vincolanti, dell’opposizione, che non è stata in grado di agire che a decreto avvenuto. Non resta che confidare nella buona volontà del governo, che nei prossimi giorni si esprimerà sull’eventuale accoglimento delle obiezioni. Non fidarsi è meglio. E allora dal Teatro Blu di Milano, sede dell’incontro Libero Web in Libero Stato, si leva il richiamo alla manifestazione di piazza. Ne parla Vittorio Agnoletto, Piero Ricca rilancia e Roberto Zaccaria sottoscrive (pare) a nome del PD. 

Ma non è l’unica iniziativa che vedrà mobilitarsi gli attivisti della libertà digitale. Insieme a Claudio Messora, che dal suo blog sta organizzando per il 20 febbraio una inedita danza di protesta a Roma di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti, ci saranno anche i lettori di Beppe Grillo, intervenuto ieri nel corso dell’incontro e favorevole all’iniziativa. Per sensibilizzare la stampa estera che, su questo tema, spiega Alessandro Gilioli in collegamento telefonico, è “paradossalmente” molto più curiosa e attenta di quella nostrana. Del resto, prosegue l’autore di Piovono Rane, in Italia è ancora troppo presto per chiedersi, insieme al mondo digitalmente alfabetizzato, che ne sarà del web 2.0 (viene in mente il lungo dibattito scatenato da Gianni Riotta che riprende – a suo modo – le tesi del nuovo libro di Jaron Lanier): da noi, come in Iran e in Cina, è la stessa libertà di espressione a essere in discussione. 

Anzi: a non essere in discussione, dato che a parlarne è, tranne poche eccezioni, soltanto qualche specialista e in rete. Ciò che serve, dunque, è che se ne parli di più e meglio. Ad esempio nei talk show televisivi, che avrebbero così buon gioco a dimostrare la loro essenziale estraneità a polli e pollai. Lo stesso dovrebbe avvenire sulla carta stampata, di modo che l’opinione pubblica sappia, come sottolinea Guido Scorza, che c’è un governo che  non solo ha forti tentazioni censorie, ma anche “non ci fa innamorare della rete“. Non ci insegna cioè a viverla come una splendida opportunità di cambiamento, uguaglianza e consapevolezza civile, ma diffonde l’idea (errata) che sia unicamente una terribile minaccia per la società, da monitorare e “regolamentare”.

Ben vengano i pomeriggi come quello organizzato da Qui Milano Libera, dunque. Che si ripeteranno. Lo assicura anche il senatore Vincenzo Vita, che ha garantito la sua disponibilità a incontrarsi con esperti della rete, blogger e giornalisti per iniziare un dialogo che non ricordi quello tra il ministro Maroni e Facebook, in cui a decidere di ciò che si può e non si può dire in rete sono una multinazionale e un governo a secco di cultura digitale. Che prevenga futuri decreti Romani, invece di curarne il curabile a giochi fatti. Che metta in moto, da ultimo, quell’intelligenza collettiva che Scorza spinge fino a ipotizzare protagonista di una sorta di “parlamento su internet” (in parte è già realtà), in cui chiunque possa contribuire alla realizzazione del bene comune. 

Un passo alla volta. Oggi serve parlare di questi temi, e serve farlo bene. Per questo sono scettico non solo sull’efficacia, ma sull’opportunità della piazza. Perché se è vero che i contenuti per raggiungere i grossi numeri vanno semplificati, è altrettanto vero che il rischio di banalizzarli o, peggio, manipolarli per rinchiuderli in uno slogan è dietro l’angolo. Si facciano altre cento, mille giornate come quella di ieri. Si spieghi. Si discuta. Si scriva, con competenza e chiarezza. Solo a questo modo i cittadini della rete saranno in possesso delle armi necessarie a difendere la loro terra, e i principi che la ispirano.

Il parere di Antonio Palmieri e Roberto Cassinelli sul decreto Romani

  • Palmieri – “risolti gli equivoci relativi al web”
  • Cassinelli – “non fa male alla rete”

Un pensiero su “In piazza contro il decreto Romani.

  1. Pingback: “Giochiamo al tiro al bersaglio contro i bambini down”: è solo trollismo, ma è pericoloso. Impariamo a disinnescarlo. « ilNichilista

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...