Gli avvoltoi e il loro (disinformatissimo) pasto.

L’ennesima tragedia. Un caso, pare, di profonda depressione reso ancora più drammatico dal fatto che riguardi un ragazzo di diciassette anni, Andrea Parpinello di Ponte di Piave (Treviso). Che attende che genitori e sorelle siano fuori casa per imbracciare la doppietta del padre, puntarsela contro e fare fuoco. 

Niente di nuovo, purtroppo. Se non fosse per quel gruppo su Facebook a cui, pare, Andrea si era iscritto il 29 gennaio: “Che ne dici di farla finita?”. Che fa titolare a La Tribuna:

come a suggerire un rapporto causale tra i due eventi (l’iscrizione al gruppo e il suicidio). Il Giornale, come da consuetudine, si spinge oltre

perché afferma che il giovane abbia scritto su Facebook l’intenzione di uccidersi, il che, anche prendendo per buone le ricostruzioni portate dai giornali, è semplicemente falso. Andrea, infatti, ha deciso di lasciare un biglietto scritto di suo pugno su carta, a spiegazione del gesto. Altro che “particolare inquietante”: siamo in presenza del solito particolare inventato. Il Gazzettino, ad esempio, non lo menziona affatto, come non menziona Facebook

Per non parlare del fatto che il gruppo tirato in ballo non sia reperibile tramite la funzione di ricerca del social network. Il che spiega, forse, il motivo per cui non è stato inserito alcun link diretto all’interno degli articoli come di solito avviene. Risalta semmai l’adesione del ragazzo alla pagina “Doppietta“, che è verificabile accedendo alla parte pubblica del suo profilo. Proprio di quel fucile Andrea si è servito per togliersi la vita. 

La non reperibilità del gruppo che giustifica i titoli dei quotidiani appena riportati è quantomeno sospetta, dato che è improbabile che sia stato chiuso proprio negli ultimi tre-quattro giorni dai gestori di Facebook, specie se si considera che i gruppi affini non mancano

Spiace non applicare un rispettoso silenzio a una tanto dolorosa questione; tuttavia credo sia ancora più doloroso dover osservare gli avvoltoi che, puntualmente, accorrono a consumare il loro disinformatissimo pasto.

[Aggiornamento – 16:12]

A volte la coltre di disinformazione è talmente pesante che si viene tratti in inganno anche se in buona fede: il gruppo in questione infatti non si chiama come indicato da La Tribuna e Il Giornale, ed è per questo che non si trova. Come riportano Repubblica e Corriere il nome corretto sarebbe “Hai mai pensato di farla finita?” (che peraltro intervallano all’altra dicitura, “Che ne dici…”). Svelato l’arcano, dunque. 

Tuttavia il discorso non cambia: la notizia resta 

e non il suicidio in sé.

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3 pensieri su “Gli avvoltoi e il loro (disinformatissimo) pasto.

  1. Ti consiglio di farti un giro sul gruppo, é notare l’infelice bigottismo che circonda i messaggi dei vari personaggi che adesso imputano il suicidio al creatore del “gruppo”… mah.

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