La menzogna nucleare: cinque domande al ministro Scajola.

Con l’art. 7 della l. 133/2008 e la l. 99/2009, l’Italia ha formalizzato la decisione di ritornare al nucleare. Giulietto Chiesa, Guido Cosenza e Luigi Sertorio, nel recente La menzogna nucleare, avanzano tuttavia l’ipotesi che il ricorso all’energia atomica sia gravido di rischi e del tutto inutile ad affrontare la questione energetica nel nostro Paese. Ne ho estratto cinque domande per il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola a mio avviso di primaria importanza:

1. Se il nucleare è conveniente dal punto di vista economico, come mai “nessun consorzio industriale privato al mondo, al momento attuale, è disponibile ad avventurarsi nella realizzazione di una centrale nucleare, a meno che non sussista una copertura statale che assuma parte degli oneri e si accolli eventuali perdite” (p. 47)? Come mai si è assistito a un passaggio da 400 fornitori di componenti nel 1980 ai soli 80 odierni? Sarà lo Stato a pagare i costi di smaltimento delle scorie e di manutenzione e sorveglianza degli impianti dismessi? Perché? E perché i contribuenti dovrebbero accollarsi un simile onere, tra l’altro persistente per diverse generazioni, quando hanno espresso la loro voce in senso fortemente contrario nei referendum del 1987 e in svariati recenti sondaggi, che mostrano come solamente il 40% degli italiani sarebbe favorevole al nucleare, ma a patto che “la centrale non sia nel territorio in cui vivo io e la mia famiglia” (p. 121)?

2. Come si può sostenere che il nucleare sia a “impatto zero” sull’ambiente quando:

  • L’emissione di anidride carbonica può eguagliare o addirittura superare quella di una centrale tradizionale nel caso le rocce impiegate siano particolarmente povere di materiale uranifero
  • In tutte le località abitate situate nei pressi di centrali nucleari l’incidenza di malattie tumorali è decisamente sopra la media
  • In media ben il 63% dell’energia prodotta viene dissipata e dispersa nell’ambiente 
  • I metodi di dispersione del calore prodotto nelle centrali causano l’alterazione dei cicli biologici delle coste e dei laghi in cui venga operato lo smaltimento termico nonché l’erosione delle riserve idriche, se localizzate nell’entroterra 
  • Il numero di incidenti verificatisi dal 1986 ad oggi “è rilevante e deve tenerci sull’avviso” (p. 54)
  • Un reattore nucleare produce in media 25 tonnellate l’anno di scorie radioattive, il cui stoccaggio è un problema “tuttora aperto e abbastanza unanime” (p. 56)

Per non parlare dell’esposizione alle radiazioni dei lavoratori coinvolti, delle emissioni di CO2 dovute alla realizzazione degli impianti, i rischi connessi al trasporto del materiale radioattivo. I cittadini sono sufficientemente informati di tali realissime conseguenze del nucleare?

3. E’ plausibile ipotizzare la realizzazione in ogni suo punto e secondo un preciso piano di svolgimento del programma di ritorno al nucleare quando ciò non può avvenire in meno di cinquant’anni, in un Paese in cui una legislatura dura in media 48 mesi? Chi o cosa garantisce che una classe politica riottosa e incoerente come quella italiana presti fede per una decina di governi di seguito (e di diverso colore politico) allo stesso piano nucleare? “Chi garantisce la messa in atto di tale catena di responsabilità” (p. 77), soprattutto pensando che durante quei cinquant’anni i governi dovranno giustificare una voce di costo a cui non si associa alcun beneficio?

4. In che modo si intendono affrontare problemi di ordine pratico come:

  • il totale smantellamento, la rimozione e la decontaminazione delle strutture e componenti nucleari ancora esistenti ma non più utilizzabili
  • lo smaltimento in modo sicuro delle scorie nucleari prodotte, che ammontavano nel 2003 a 58000 metri cubi di sostanze radioattive, per un incremento annuo stimato di 500 tonnellate l’anno 
  • l’individuazione entro ottobre 2010 dei siti delle nuove centrali, nonché di quelli di deposito e stoccaggio; un problema non solamente di ordine temporale, ma strutturale, dato che tre diverse “carte nucleari” prodotte negli ultimi anni prevedono una scarsità di luoghi potenzialmente utilizzabili – una materia su cui, tra l’altro, il governo si è arrogato il diritto di decidere senza dover ascoltare le Regioni, che (ulteriore problema) non hanno gradito).

5. Se l’uso civile dell’energia nucleare non ha niente a che vedere con il suo uso militare, come si spiega il fatto che dal 1954 al 1989, la fase più acuta della guerra fredda, furono costruite 423 centrali nel mondo mentre nei diciotto anni seguenti solamente 16? E perché oggi è proprio nelle nuove potenze militari apparse sullo scacchiere globale (Pakistan, Iran, Brasile per non parlare di India e Cina) – e per reazione, in quelle “tradizionali” (Russia, Stati Uniti, Francia) – che va sviluppandosi il programma nucleare civile?

Visto che il ministro Scajola si dice sicuro del nucleare al punto di volere una centrale “nel giardino di casa, sono certo che non avrà problemi a rispondere alle obiezioni appena sollevate.

7 pensieri su “La menzogna nucleare: cinque domande al ministro Scajola.

  1. visto che abbiamo TUTTI i rischi delle centrali nucleari dei paesi limitrofi ma NESSUN provente perché non passare anche noi al nucleare e, senza aumentare i rischi, trarne almeno i vantaggi? Le centrali nucleari ci circondano no?
    L’unico problema in effetti è la situazione politica… quindi non si passerà mai al nucleare… ma c’è qualcosa di importante per loro… credo che l’iter sia questo:
    1) avanzare la proposta di ritorno al nucleare;
    2) raccogliere fondi, sussidi, elemosina, tasse, controtasse, scippi, estorsioni… insomma… soldonionioni
    3) far partire i progetti
    4) costruire il 60 /70 % delle fondamenta del primo edificio utile
    5 e 6 ad exequo) fottere i soldi e abbandonare i lavori
    Extra Bonus) far sparire qualche tonnellata di rifuiti radioattivi di chissà quale stato 25 cm sotto le fondamenta.
    tutto regolare… nessun rischio i più nessun proivente in più e le tasche di qualche mafioso nel nostro parlamento belle piene… tutto li…
    non temete… niente nucleare nel merd paese…

  2. Peccato, non è vero che avere una centrale a 50 km sia come averla a 10. Sia i rischi da normale funzionamento che quelli in caso di incidente decrescono in ragione del quadrato della distanza circa (le correnti o la presenza di corsi d’acqua possono modificare il dato). Uno studio dell’ente governativo tedesco per il controllo dei rischi radioattivi ha calcolato un rischio di aumento di leucemie infantili di +76% a 5 km da una centrale, a 50 km il rischio diventa +0,5%. La Francia ha al momento una decina di centrali ferme perché costa troppo fargli manutenzione. L’inghilterra ha più di metà dei suoi reattori fermi o a regime ridotto per lo stesso motivo. E tutti hanno una paura matta di dichiarare dismessa una centrale, perché i costi di dismissione sono semplicemente abnormi. Per cui ci sono 3 motivi per darsi al nucleare: uso militare, ideologia, o per incamerare mazzette dalla sua costruzione. A voi la scelta sul motivo per cui si vuole farla da noi.

    Michele Gardini

  3. non so che età avete , io son abbastanza vecchia da ricordarmi chiaramente cosa accadde nei giorni, mesi “dopo chernobyl”: niente latte e formaggi, verdure, frutta, carne
    tutto era contaminato, lo eravamo noi
    mamme disperate che non sapevano che dare da mangiare ai bambini piccoli
    decreti leggi di donat cattin (chi lo ricorda?) per lo smaltimento degli alimenti contaminati, non si sapeva più dove buttarli, e di fatto molti li congelammo perchè buttare tutto quel cibo, quello nei campi che non si poteva vendere … ci costò oltre 1000 miliardi (1986 – 1000 miliardi!)
    ci dissero che era questione di un paio di mesi … con tempi di decadimento minimi di 30 anni per il solo cesio137 … e pian piano ci rifilarono quello che era stato congelato …che tanto il cancro non è mica la varicella che te accorgi subito se te la “attaccano”…vedi un po’ con l’eternit!
    e chernobyl mi pare che ad occhio stia a 2000 e passa chilometri
    leggete i dati sui livelli di cesio a tutt’oggi presenti nei funghi che mangiamo (mangiate), nei tuberi, nel costosissimo tartufo ( da usarli nei reattori!), nella carne di cinghiale …non in ucraina eh: qui!
    vi siete già scordati il pellet per le nostre stufe contaminato da cesio137 di qualche mese fa? roba che lo mettevi nella stufa e ti facevi la tua personale nube radioattiva?!
    gli alberi, il legno che ne ricaviamo, sono ancora oggi, e lo saran per anni e anni, carichi di quanto quella nube portò in giro per tutta europa, per il mondo intero
    nelle nostre acciaierie scattano sempre più di frequente allarmi per contaminazione da cesio 137 … dove credete abbiano messo tutto il metallo contaminato? lo stiamo trasformando in trafilati … in pentole! (grazie anche ad una legge di Mister B che ha reso i rottami non più tali ma materia prima secondaria, con il che devono superare molti meno controlli …e chi sta aiutando l’amico putin a smantellare impianti contaminati in russia? l’italia! … che da noi le scorie non le riusciamo a trattare, a trovare un sistemazione possibile – anche perchè NON ESISTE alcuna sistemazione sicura possibile – come dimostra il caso di Asse in germania – ma trattiamo quelle russe!)
    se tutti han una centrale perchè noi no?
    ci farebbe schifo per una volta non essere i più pirla della storia?
    chi le ha non può che tenersele, e siccome non solo smantellarle è pressoché impossibile, ma costosissimo, che han fatto e stan facendo quelli che le hanno? la centrale poteva restare in funzione al massimo 30 anni? son passati? per decreto legge facciamo che può lavorare 70 anni! …chissà se le centrali leggono i decreti legge o se si mettono a dar problemi fregandosene!

    a me fa orrore che si parli di costi in denaro: quanto caz…caspita costa LA VITA?
    come è possibile che si possa ancora avere un qualsiasi vago dubbio sul fatto che le centrali nucleari non si devono più costruire, ch enon è una questione di soldi, è che non si possono produrre altre scorie oltre alle tante che già esistono e son ingestibili, più quelle che si continueranno a produrre stando che le centrali non han di fatto mai un “fine vita” che non si porti dietro delle quote di “nostro fine vita”?

    di questo pianeta abbiamo sfruttato l’impossibile, ne abbiamo sfruttato più di quanto ce n’è !

    non abbiamo bisogno di nuove fonti di energia DOBBIAMO IMPARARE AD USARNE MENO E MEGLIO!
    case ce non consumino 20/30 volte più di quel che servirebbe se non fossero costruite di sabbia da palazzianari criminali, meno auto e meno inquinanti (e certo non a biodisel che affama chi già non ha che un po’ di cereali per sopravvivere) … meno di tutto, che nelle nostre vite tutto è di più e nemmeno ce ne rendiamo conto!

    e mi son presa un sacco di spazio scrivendo di getto, e neppure so più bene che ho scritto, ma davvero non mi riesce di credere di vivere in un mondo di pirla che piuttosto che prender atto delle cose più evidenti e semplici, si perdon in ogni tipo di cazzaro ragionamento, tra utili e perdite, partite doppie in cui non si conteggia mai LA VITA

    un mondo di pirla che ormai inanellano pensieri solo secondo la logica del “se lo fan altri perchè non io” … senza fermarsi un secondo a pensare che seguendo quella logica allora perchè, se esiste un assassino, non dovrei poter ammazzare io … perchè non dovremmo tutti buttare rifiuti dalle finestre? c’è chi lo fa!
    visto che a taranto sta morendo tutti di cancro perchè non si dovrebbe morire tutti di cancro ovunque?

    provo orrore per quel che stan diventando i più!

    e visto che ho fatto 30 faccio 31, per quelli che “cosa vuoi che cambi?”

    Chernobyl: In dicembre a New York Academy of Sciences ha pubblicato un rapporto che ribalta le conclusioni rassicuranti del 2006 dell´Organizzazione mondiale della sanità. Secondo la New York Academy, considerato che le emissioni radioattive sono state cento volte maggiori della bomba di Hiroshima e Nagasaki e che hanno colpito tutta l´Europa e che gli effetti di alcuni radionuclidi sono a lungo termine, da qui al 2056 dovremmo attenderci alcune centinaia di migliaia di morti in più come conseguenza degli effetti della contaminazione. Per l´Italia la stima è di circa tremila morti, soprattutto di cancro alla tiroide, di leucemie e altri tumori. La ricerca documenta gli effetti delle radiazioni, rilevati a distanza di molti anni, su giovani e adulti delle zone più contaminate, nonché sulla prole di chi ha spento l´incendio: alterazioni endocrine, genetiche, immunosoppressione e invecchiamento precoce in bambini e adulti. Scandinavia, Inghilterra, Germania, Francia, Italia, Grecia, Croazia sono state sensibilmente contaminate

  4. Scusa senzacredercitroppo,
    ho smesso tempo fa di pensarla così… forse vista la mia “giovane” età non ho mai cominciato…

    Io non ragiono più sul “è giusto” o “non è giusto”…
    … in questo paese di merda tutti i figli di puttana in parlamento e al governo e forse non è nemmeno l’italia in se ma l’europa, il mondo… sono loro ce decidono… e la merda che mangiamno è insindacabile… o facciamo la guerra e li ammazziamo tutti… loro le loro famiglie i loro figli.. o stiamo alle loro regole.. e visto che la loro merda la dobbiamo mangiare noi il mio unico ragionamento è: sfruttiamo al massimo la cosa… che ci rimanga attaccato il massimo che possiamo trarne… tutto li…
    Mi scuso per il linguaggio colorito… ma sono stanco… mi fa schifo tutto e tutti… non credo più a nulla… dio non esisle, la legge non esiste, l’ugualianza non esiste… e allora basta…

  5. mi fai più paura di una centrale nucleare disilluso, e uso paura per non esser “colorita”
    speriamo tu sia abbastanza “non giovane” da lasciare presto posto ai veri padroni del domani, i giovani, categoria alla quale non appartengo più da diversi decenni

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