Cosa dimenticare del giorno della memoria.

Anche nel giorno della memoria accadono cose da dimenticare. Ad esempio che sul muro del Museo della Liberazione di Via Tasso appaiano, insieme a svastiche e croci celtiche, le scritte: “27-01-2010 ho perso la memoria” e “Olocausto = propaganda sionista“. Che l’emittente Radio Rock riceva un sms negazionista da un trentacinquenne immediatamente identificato, portato in questura e denunciato dalla Digos di Roma. Che il consigliere comunale del PDL di Fonte Nuova, Filippo Antonuccio, scherzi su Facebook: “La shoah??? Si.. E Cicciolina è Vergine!!” (parola dei Giovani del PD laziale) – chissà che ora non gli tocchi, per una qualche forma di par condicio digitale, il calvario patito da Matteo Mezzadri. 

Ma non solo: ai fatti censurabili si aggiungono quelli di cattivo gusto, se non altro per la tempistica. Ad esempio, i teoremi del Vescovo Emerito di Grosseto, Giacomo Babini (noto per aver evocato lo “spirito di Lepanto” contro l’Islam e per considerare l’omosessualità un “vizio aberrante”), che pur condannando fermamente il genocidio sostiene che gli ebrei usino la shoah “come una clava”. Per non parlare di quelli del conduttore di Radio Padania, e portati alla luce dall’infaticabile lavoro di Daniele Sensi, convinto che Anna Frank non sia una “santa” e che i passaggi del Diario in cui si parla “di clitoride, di vagina e di altre menate di questo genere” non vadano letti in una scuola elementare perché “hard”. Il tutto infarcito di “crepate voi che ci date dei moralisti e dei bacchettoni, crepate assieme a Satana“: non esattamente lo spirito adatto a una così intensa e grave commemorazione. Tanto che Sonia Alfano chiede addirittura al leghista Claudio Morganti, insieme all’eurodeputata IDV in visita ad Auschwitz, se sia “qui per commemorare le vittime dell’Olocausto o per provare soddisfazione”

Fatti profondamente diversi (dall’idiozia pura e semplice all’opinione più o meno attentamente argomentata), ma che condividono la natura di sintomo delle divisioni profonde che attraversano il Paese secondo svariate dorsali (laico-credente, moderato-estremista, uguale-diverso), e che vengono di continuo alimentate e ingigantite dal circo mediatico. Il problema è come far convivere dissenso e informazione, come dare cittadinanza a tutte queste manifestazioni del pensiero senza sporcare il sangue di chi, da innocente, ha patito le più atroci sofferenze. 

Forse dovremmo desiderare che Elie Wiesel avesse torto, e che almeno su quanto raccontato piombasse un silenzio che aiuta la vittima, e non l’aggressore.

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