San Paolo 2.0, o “i nuovi media al servizio della Parola”.


Lo chiedeva San Paolo nella Lettera ai Romani: “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato. Ora, come invocheranno colui nel quale non hanno creduto? Come crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci? E come lo annunceranno, se non sono stati inviati?”. Il Pontefice non ha dubbi: nell’era del “ministero 2.0“, la risposta sta in un uso evangelizzante del social networking. E così nel messaggio di presentazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali intitolata “Il sacerdote e la pastorale nel mondo digitale: i nuovi media al servizio della Parola” si parla di “mettere in pratica, attraverso le proprie competenze nell’ambito dei nuovi mezzi digitali, una pastorale che renda vivo e attuale Dio nella realtà di oggi“; si consiglia ai Presbiteri di essere presenti in rete ma non a scopi di visibilità personale, bensì “nella costante fedeltà al messaggio evangelico”. Per dirla con Mons. Celli, bisogna “usare l’entusiasmo della fede” per creare “parrocchie digitali“. 


Loro, gli officianti della rete, hanno da tempo raccolto l’appello che i media italiani presentano come una “nuova era di evangelizzazione del web”. Già nel dicembre 2008, infatti, il Vaticano appoggiava apertamente l’applicazione per iPhone,  sviluppata da un designer italiano (sic) e dal Rev. Paolo Padrini, chiamata iBreviary, che consente per la modica cifra di $ 1,10 di leggere sul telefono le proprie preghiere preferite: diecimila i download in Italia nel solo periodo di prova gratuito. Da gennaio dell’anno scorso è anche attivo il canale YouTube ufficiale del Vaticano. Tuttavia è da maggio 2009 che la Chiesa Cattolica ha fatto ufficialmente ingresso nel mondo dei social networks, grazie al sito Pope2You.net, leggibile in cinque lingue, in cui si può scaricare l’applicazione H2Onews per iPhone per ricevere in eclusiva le ultime notizie video e audio dal Vaticano, nonché condividere i messaggi del Pontefice su Facebook (anche in versione cartolina) tramite una apposita applicazione che invita a diventare “amico del Papa” nonché un “testimone di Cristo nel mondo attraverso la rete”. Consultando la relativa fan page si scopre che gli utenti attivi ogni mese sono oltre novemila.

Non è tutto: esistono addirittura social networks dedicati appositamente ai cristiani cattolici. Uno di questi è Tangle (ex GodTube), il cui scopo è “unire il corpo di Cristo consentendoti di connetterti con altri cristiani, condividere il Vangelo e crescere nelle tue relazioni”. “Tutto per la gloria di Gesù Cristo“, naturalmente. La online community offre la possibilità di frequentare gruppi di discussione afferenti a migliaia di chiese e ministeri, ma anche di inserire la propria preghiera in una apposita bacheca (ne ha raccolte finora oltre 112 mila), il che consente agli altri utenti di rispondere con un commento o con una ulteriore preghiera, magari per trovare una casa in affitto o comprare una macchina nuova. I più devoti finiranno nel box dei cinque “Top praying members“. 

Molto più simile a Twitter e Facebook è XT3, il social network così ben fatto che anche il Papa lo usa“. Tra le opzioni, oltre alla possibilità di inserire preghiere e leggere quelle degli amici e degli altri utenti, spicca “chiedi al prete” (ask a priest). In sostanza, un forum di discussione mediato da Padre John Flynn su temi come la bioetica, il rapporto tra Chiesa e politica e i diritti civili. Le condizioni di utilizzo di XT3 sono restrittive al punto che quelle di Facebook sembrano scritte dai padri fondatori della democrazia: tutti i contenuti non rispettosi dell’ethos cattolico verranno rimossi, mentre quelli che rimangono potranno essere modificati, editati o addirittura manipolati perfino a scopi commerciali e anche dopo la cessazione della propria attività sul social network. Vietato contattare altri iscritti per “scopi contrari agli insegnamenti della scuola Cattolica”, così come è vietato dire il falso o usare il sito in modo “immorale“, pena la chiusura dell’account a indiscutibile discrezione dei gestori. Come mai tante cautele? 

E’ presto detto: basta scorrere il contenuto dei forum di discussione. Qualche esempio? Un giovane chiede, dopo aver rivelato la propria omosessualità: “è un peccato amare un uomo? Sarò un peccatore per il resto della mia vita? Quale sarà la punizione di Dio?”. Risposta: l’omosessualità è peccato (perché non è amore, ma semplice desiderio sessuale), e “a coloro i quali siano attratti dallo stesso sesso Dio chiede di vivere nella castità. Ciò è difficile e richiede uno sforzo e un sacrificio costanti, ma se scegliamo il peccato e rigettiamo deliberatamente Dio mettiamo le nostre anime in grave pericolo”. Un utente aggiunge: “la vita casta è la vita dei santi”, quindi “ogni volta che ti senti attratto da un uomo, prega per lui”. In tema di bioetica, invece, qualcuno avanza dei dubbi sulla decisione di scomunicare i medici che hanno praticato l’aborto a una bambina di nove anni, rimasta incinta di due gemelli a seguito dei reiterati stupri da parte del patrigno. Padre Flynn risponde senza esitazione: “ci sono dei peccati per cui la legge della Chiesa prevede la scomunica automatica e essere direttamente coinvolti nella pratica di un aborto è uno di questi“. Fortunatamente, è possibile “chiedere il perdono attraverso la confessione”. Una intera sezione è poi dedicata al tema dell’evoluzione, in cui il prete evidenzia come “creazionismo e un moderato darwinismo” possano convivere tranquillamente.

Forse è questo che il Pontefice intende quando parla di “nuovi media al servizio della Parola”. Un uso certo legittimo della rete, ma che difficilmente lascia pensare a una “nuova era”. Prima di farsi prendere dall’entusiasmo, dunque, meglio ricordare che, digitali o meno, le parrocchie restano sempre tali.

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2 pensieri su “San Paolo 2.0, o “i nuovi media al servizio della Parola”.

  1. Vi do la mia opinione. Sappiate che satana, il demonio che vuole a se i nostri corpi e le nostre anime, usa sempre mettere in cattiva luce Dio ed i cristiani. Satana non parla di tutto ciò che è bene e giustizia nella chiesa, perchè satana deve innanzitutto porre il dubbio in chi ancora non crede. Satana tenta ogni volta di portare il disordine nell’ordine, di mettere in cattiva luce tutto ciò che è la vera felicità per ciascuno di noi, perchè non vuole solo la nostra morte fisica, ma anche spirituale. Per far questo egli si avvale delle misere cose di questo mondo, di poveri uomini che credono di conoscere la verità di tutte le cose del mondo, senza averle minimamente lette o capite a fondo. Fabio Chiusi ed i finanziatori di questo blog agiscono esattamente come vuole satana: a voi la scelta.

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