Medioevo digitale.

Lo ha detto con estrema chiarezza Hillary Clinton: “Chi ostacola il libero flusso di informazioni rappresenta una minaccia. I governi non devono contrastare la libertà di connettersi alla rete“. Di più: il no alla censura “deve diventare parte del nostro marchio nazionale“. Un modo per distinguersi da quello cinese, che all’opposto si caratterizza per i termini (in rosso) e i siti (in grigio) che sono del tutto inaccessibili o hanno le pagine “controverse” bloccate. Questa immagine ne fornisce una lista:

Fonte: InformationIsBeautiful.net

E l’Italia da che parte ha deciso di stare? Il fatto che non vi sia stato alcun commento di approvazione (né di contrarietà, se è per questo) alle parole del segretario di Stato da parte del mondo politico non lascia presagire nulla di buono. Soprattutto in un Paese in cui si immagina una rete senza anonimato (ddl Carlucci), in cui commettere un reato tramite social network è un’aggravante (ddl Lauro) e in cui si è parlato di misure d’emergenza un mese sì e l’altro anche. Così mentre nel mondo si combatte una “guerra fredda digitale” (l’espressione è di Marco Pratellesi) di capitale importanza per decidere il futuro della libertà di espressione di ciascuno di noi (per non parlare di quello degli equilibri di potere) da noi si discute se riabilitare o meno Bettino Craxi. Mentre la maggiore testata del globo, il New York Times, studia le modalità con cui offrire i propri contenuti online a pagamento, in Italia c’è chi pensa (il ministro Rotondi) di dotare il PDL di un quotidiano finalmente “ufficiale” (del resto, “un grande partito non si fa interpretare“) o di riaprire il defunto Il Popolo (Pierluigi Castagnetti). Mentre gli strumenti in dotazione alla rete ci offrono la possibilità di trasformare la fantascienza in realtà noi trasformiamo la realtà in fantapolitica: e allora giù presunti scoop su Tremonti presidente del Consiglio e Fini presidente della Repubblica (Affari Italiani); giù i “secondo me” sull’uscita dell’ex leader di Alleanza Nazionale dal PDL.

E’ ora di prendere una decisione: da un lato il presente, dall’altro il Medioevo digitale. Chi ha dubbi ripassi la figura.

 

6 pensieri su “Medioevo digitale.

  1. Pingback: L'espresso | Piovono rane » Blog Archive » E noi da che parte stiamo? di Alessandro Gilioli

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  3. Sei stato citato non a torto. Il post mostra molto bene l’anomala situazione italiana che pensa appunto a riabilitare Craxi (per fortuna figura del passato) piuttosto che valorizzare le tecnologie, l’interuebb, la ricerca (il futuro). Mi sono piaciute molto le parole di Hillary Clinton, molto dirette e precise, niente giri di parole come fanno da noi.

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