Uscire allo scoperto.

Come a dire: visto che 350 milioni di persone non pensano più che la privacy sia un valore (ma è vero, poi?), allora la privacy non è più un valore. E che importa se ci sono leggi nazionali e sovranazionali che dicono il contrario. 

Chissà poi se anche i colleghi di lavoro, i selezionatori del personale, le (ex) fidanzate e i tribunali la pensano come Zuckerberg. 

Un appunto: visto che il nostro veste i panni dello scienziato sociale, mi chiedo come mai non abbia compreso che per molti di quei 350 milioni di individui (tutti?) la trasparenza, contrariamente alla privacy, è rimasta un valore. Dunque ha ancora senso parlare di chiusure arbitrarie degli account e di cancellazione dei dati in essi contenuti: che fine fanno? Di chi sono? Chi ha deciso di privarmene? Come? Perché? Come sostiene da tempo Vittorio Zambardino, sono proprio i nostri dati e la fatica, la creatività e il tempo che spendiamo per immetterli, a costituire il tesoro più prezioso per Facebook. Non solo una norma sociale, ma una vera e propria condizione di esistenza

Se proprio dobbiamo metterci tutti in piazza, dunque, deve essere alle stesse condizioni. E se la privacy non è più un valore, allora non lo è anche per le segrete alchimie con cui Facebook gestisce i nostri dati e, in sostanza, una parte sempre più consistente dei nostri rapporti umani e lavorativi.

E’ ora di uscire allo scoperto, Mark.

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11 pensieri su “Uscire allo scoperto.

  1. Tautology:
    1) Create/Advance a “social condition” through technological dependency + time.
    2) Declare “social condition” to be so pervasive that it is a norm.
    3) Repeat.

  2. Puoi essere più preciso su qual’è, secondo te, il pensiero di Zuckerberg e quindi da cosa trai le conclusioni di questo articolo. In base a quali affermazioni o fonti hai scritto il tuo commento?

    In sostanza puoi spiegare meglio per quale motivo scrivi:

    […]visto che 350 milioni di persone non pensano più che la privacy sia un valore […]
    […]la pensano come Zuckerberg[…]
    […]non abbia compreso che per molti di quei 350 milioni di individui (tutti?) la trasparenza, contrariamente alla privacy, è rimasta un valore[…]
    […] le segrete alchimie con cui Facebook gestisce i nostri dati[…]

    su che cosa ti basi? Non lo capisco

    Giuro, non è provocazione. Leggo sempre il tuo blog ma qui sento che manca qualcosa e vorrei più spiegazioni

  3. Caro Spritz,

    provo a spiegarmi (e mi scuso se non sono stato sufficientemente chiaro nel pezzo – il fatto che stia studiando il tema da mesi mi sa che mi ha fatto andare via liscio su certe cose).

    Dunque:

    1. gli utenti di facebook sono oltre 350 milioni (http://www.facebook.com/press/info.php?statistics)

    2. per quanto riguarda il pensiero di Zuckerberg basta che clicchi sull’immagine tratta dal Corriere lì sopra. in cui si dice che Zuckerberg non ritiene più la privacy un valore “al passo coi tempi”; qui la dichiarazione originale http://www.telegraph.co.uk/technology/facebook/6966628/Facebooks-Mark-Zuckerberg-says-privacy-is-no-longer-a-social-norm.html

    3. il “la pensano come Zuckerberg” è niente altro che una provocazione. che fuori di metafora significa: puoi anche dire che la privacy non è più un valore, ma poi lo rimane dal punto di vista legale, lo rimane per chi assume, lo rimane per le fidanzate, etc. Oppure no? (e qui sta la provocazione)

    4. la frase sulla trasparenza è la meno chiara. ma si riferisce in particolare al post di Zambardino che ho linkato in rosso. in sostanza la questione, sollevata da molte parti, è quella della non trasparenza dei meccanismi usati da Facebook per chiudere gli account e i gruppi. una questione non da poco, visto che riguarda non solo la privacy, ma anche la libertà di espressione di ognuno dei 350 milioni di utenti. ecco, questa volontà di trasparenza è molto diffusa in rete.

    5. le “segrete alchimie” rimandano proprio all’opacità dei suddetti meccanismi.

    tutto ti sarà più chiaro tra qualche settimana, ma ora non posso aggiungere nulla (anche per scaramanzia). aspettati un bel regalo.

    Scusami ancora: quando un lettore non capisce è quasi sempre colpa di chi scrive.

  4. sarà scemo mea culpa, ma il tema interessante della chiusura arbitraria, tema fico e centrale almeno per me, proprio non mi era arrivato…bho. ormai leggo con troppa fretta.

    p.s.
    scusa se sono pignolo ma che la privacy “non è un valore” non glielo leggo. Secondo non è vero che alcune tematiche sulla privacy vanno ripensate profondamente, magari anche a discapito dei social n ma alcune cose sono proprio da rivedere no? secondo me quello era un po anche il senso della sua dichiarazione.

    Bho, cmq grazie… sei sempre sul pezzo :)!!!

  5. Beh, se parli di “norme sociali” come soggette a evoluzione, e poi dici che la privacy rappresenta uno stadio evolutivo precedente stai in sostanza dicendo che tra le norme sociali che guidano il nostro agire la privacy non c’è più. Quindi magari avrei potuto dire “norme sociali” invece di “valori”, ma il succo non cambia molto. Anche io, come te, penso che qualcosa vada rivisto, ma questo non sembra essere il pensiero di Zuckerberg, che invece ha tutta l’aria di cercare di convincere quelli che invece considerano la privacy non solo una norma sociale ma anche una norma di legge a pensarla come lui, affidare a lui e alla sua azienda tutti i suoi bei dati e poi dimenticare che di quei dati non saprà più nulla per il resto della sua vita.
    E’ come mettere una legge per il testamento biologico in mano a Gasparri: è vero che serve, ma è anche vero che non è da lui che ti aspetti che risolva il problema.

    🙂

  6. “E’ come mettere una legge per il testamento biologico in mano a Gasparri: è vero che serve, ma è anche vero che non è da lui che ti aspetti che risolva il problema.”

    TI AMO

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