Finché c’è critica c’è speranza.


Il duo Flores d’Arcais – de Magistris ha finalmente formulato una alternativa a Berlusconi. Una proposta politica? Macché. Molto meglio: bisogna

rovesciare democraticamente  e subito questo regime (sì, proprio un Cln per il RIBALTONE, poiché siamo ancora in una democrazia parlamentare, e il RIBALTONE è costituzionalmente legittimo, e oggi moralmente imprescindibile e politicamente improcrastinabile, e una maggioranza di “lealtà costituzionale” in questo parlamento è possibile realizzarla).

Solo così si può sconfiggere il “ripudio della democrazia da parte del berlusconismo” e la “potenza totalitaria del controllo berlusconiano sulle televisioni”. Chissenefrega se, poche pagine più in là, Alessandro Gilioli descrive con straordinaria chiarezza che il modello comunicativo di Berlusconi rappresenta il passato, e che la grandezza del “Popolo Viola” sta proprio nell’aver dimostrato che il nuovo avanza, televisioni o meno, portando inoltre centinaia di migliaia di giovani in piazza: per Flores d’Arcais siamo di fronte a un 

aut-aut tra Costituzione repubblicana e volontà di onnipotenza reazionaria […]. Un aut-aut che non consente mediazioni […]”.

Che fare? Creare un “partito della Costituzione“? Risponde Luigi de Magistris, sempre su Micromega: serve “una rivoluzione dei cuori e delle menti pacifica e non violenta”. Che metta insieme “pensiero ed emozione“. Che possa “accendere i cuori, alimentare le passioni“. Un altro partito dell’Amore? Chissà. Per ora l’importante è organizzare un progetto politico non riformista, ma “rivoluzionario” in cui riunire gli “italiani di valore” (come a dire, chi non mi vota non ne ha – non lontano dal famoso “coglioni” di Berlusconi agli elettori di sinistra) contro la “vulgata peronista”, la “sub-cultura politico-morale” che il Cavaliere ha “imposto per decenni al paese, infettandolo nel profondo”. 

Per portare al potere la rivoluzione morale del duo, basta un “Lodo de Magistris“, e cioè garantire a Berlusconi “la possibilità di lasciare l’Italia senza conseguenze“. In sostanza, “l’esilio“. Oppure si potrebbe fare come proposto da Beppe Grillo, e cioè augurarsi che la Mole Antonelliana, “tirata in un certo modo” lasci “dei segni importanti”, o che l’Acropoli disegni sul volto del Presidente del Consiglio “un profilo greco”. Del resto, scrive JulieNews, “non ci sono dubbi, ci sono certezze: l’aggressione è stata falsa“; ormai lo sa “tutta l’Europa tranne gli italiani”. Sarà per via del regime tra Orwell e Ceausescu in cui viviamo (parola di Flores d’Arcais) e che ci ha impedito di indagare il lancio di Tartaglia da ogni possibile angolazione, scrutare ogni perfido dettaglio, notare che certi cerotti non stanno dove dovrebbero stare e via dicendo. Anzi, no. Dev’essere sfuggito all’occhio del Grande Fratello. 

Che fare di questa proposta? Votarla, forse? Difficile, dato che dovrebbe trattarsi di un “ribaltone” (e in ogni caso i voti non basterebbero in praticamente nessuno dei mondi possibili). Sfruttare alchimie parlamentari? Impossibile, non ci sono i numeri. Non resta che usare la piazza. Ad esempio, quella viola. I naviganti sono avvisati.

Ma il messaggio implicito nell’alternativa d’Arcais  – de Magistris è un altro. E cioè che il dissenso non possa che esprimersi tramite le modalità descritte dal duo, arrivando al punto di comandare cosa sia “moralmente imprescindibile” e cosa non lo sia. Che chiunque sia in disaccordo non sia un “italiano di valore” ma un “inciucista” e un “servo” del “regime”. Che lo spirito critico conti meno della “verità” inoppugnabile di quanto proposto. E l’idea che Berlusconi sia, come scrive Travaglio sempre su Micromega, “il nucleo fondamentale del problema”, come se gli italiani non fossero capaci che di un recepimento passivo di ciò che viene proposto; e cioè, in questo caso, della “infezione” del berlusconismo. Come non fosse anche colpa di ciascuno di noi se la storia recente del Paese è costellata di crimini, corruzione e degrado intellettuale e civile. Come se tutto questo non fosse preesistito al Cavaliere. E’ desolante che non si faccia proprio di questa acritica, indifferente accettazione dell’esistente il motore della propria rivoluzione culturale. Che non si chieda a ciascuno di assumersi la propria fetta di responsabilità, usare individualmente la propria testa e dosare le parole con accortezza. 

Ecco perché non sposo il progetto di Flores d’Arcais e de Magistris. Ed ecco perché, parafrasando Micromega, la lotta non basta. In un Paese di bandiere, fazioni, squadre e colori, non resta che un ultimo, estremo atto di fede: solo finché c’è critica c’è speranza.  

 

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3 pensieri su “Finché c’è critica c’è speranza.

  1. ….. Scusa Nichilista, ma non sono completamente d’accordo.
    Certo, neanche a me piace sentirmi dire quello che devo fare o pensare. Però riconosco un implicito merito a D’Arcais ed alla sua posizione, che invece non trovo nella tua. Ed è quello di concretizzare il problema e di proporre una soluzione pratica.
    D’Arcais ci illustra la sua visione del problema Italia, e propone una soluzione: Berlusconi è “il nucleo del problema Italia”, e il suo allontanamento la soluzione.
    Ora, la sua visione può essere incompleta, oppure superficiale; la sua applicazione pratica può non essere immediata, a causa dell’enorme sostegno popolare di Berlusconi.. ma è una soluzione possibile, anche se non probabile.
    Viceversa, non posso fare a meno di diffidare dai discorsi generalisti. Perchè è questo che leggo fra le righe del tuo pur ragionevole appello affinchè tutti assumano le proprie responsabilità. Vedi.. quando tutti sono chiamati a fare il proprio dovere, non lo fa nessuno. Quando tutti sono colpevoli, in galera non ci va nessuno. Perdersi volontariamente nella folla indistinta è un eccellente modo per non affrontare la propria accidia.
    Le dimissioni di Berlusconi sono la soluzione ai mali del paese? Forse si, o forse no. Ma finchè nessuno di coloro che sostengono il No mi proporrà una convincente via alternativa pratica, io continuerò ad adoperarmi per la fine politica di Silvio Berlusconi. Perchè se non altro, penso che non farà male all’Italia.

  2. Capisco l’osservazione, Giacomo, ma la ribalto: pensi davvero che adoperarsi per la fine politica di Berlusconi risolva qualcosa? Sono certo che ti ricordi chi c’era prima di lui. Di loro ci siamo liberati (in parte), eppure il sistema è sopravvissuto. E questo perché, credo, non è cambiato nulla dell’atteggiamento nei confronti della politica, e nell’atteggiamento della politica stessa. Le questioni di metodo, secondo me, sembrano sempre discorsi astratti e lontani dalla realtà, ma alla fine hanno risvolti concretissimi. Ad esempio: adoperarsi come fanno Flores d’Arcais e de Magistris per la fine di Berlusconi che effetti concreti ha? Solo quello di convincere ogni giorno di più chi vota PDL a continuare a votare PDL, e chi non lo vota a non votarlo. Il mantenimento di questi equilibri non giova al cambiamento (anche perché la maggioranza continua a rimanere tale, e non di poco). Come cambiare le cose? Facendo ragionare l’elettorato di centrodestra. Mettendolo di fronte ai realissimi pericoli che quest’uomo e questo sistema di potere rappresentano per ogni singolo cittadino. Urlare al regime è (questo sì) pura astrazione nel momento in cui si voglia passare dagli strepiti ai fatti. In più è vero, il mio è un discorso generalista, ma nemmeno troppo (tra l’altro, non è un discorso generalista parlare di regime “orwelliano”?), perché l’immediata conseguenza è che (come giustamente dici) quello che serve è una alternativa PRATICA a Berlusconi. Che ora non c’è, e non ci sarà mai fino a che si urlerà al “regime”. Perché dietro alle accuse di regime i colpevoli, quelli che dovrebbero finire in galera, continueranno a nascondersi, a ritenersi dei perseguitati e delle vittime di pazzi che travisano la realtà. Ci sarebbe molto da dire, ma concludo tagliando la testa al toro con una proposta: perché invece di adoperarsi per la fine di Berlusconi i tanti giovani (e meno giovani) di buona volontà non si adoperano per pensare a costruire una alternativa? A costruire un programma, un insieme di proposte, una credibilità che permettano all’opposizione di sconfiggere il tanto odiato nemico? Io dal canto mio provo a invitare ciascuno di noi a prendersi le proprie responsabilità e di conseguenza a prendersi i propri meriti, quelli che verranno da ciò che noi con le nostre forze faremo per costruire un futuro diverso. Nel chiedere le dimissioni di Berlusconi non vedo nessun merito e, soprattutto, non vedo alcuno sforzo.
    Grazie per la riflessione.

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