Prima di perdere la ragione.

Prima che si gridi all’eversione e al regime “tra Orwell e Ceausescu” (Paolo Flores d’Arcais) per la proposta del ministro Brunetta di cambiare l’articolo 1 della Costituzione (“L’Italia è una Repubblica democratica  fondata sul lavoro”) ricordo la proposta di legge costituzionale avanzata da Donatella Poretti (PD) il 22 marzo 2007. In cui, dopo aver ricordato la nozione di “lavoro” adottata nella Carta (“un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, art. 4 comma 2), ci si chiede:

 Ma chi esattamente puo’ riconoscersi nella categoria di “lavoratore”, ovvero di cittadino che svolge l’attività sulla quale è fondata la nostra Repubblica? Possono identificarsi in quel primo articolo i milioni di cittadini disoccupati? E coloro che lavorano al nero, e quindi non pagano le imposte? I milioni di cittadini in fase di studio, minorenni e non, o di formazione sono lavoratori effettivi, oppure solo potenziali “attori”? Ed i milioni di cittadini non piu’ in grado di lavorare in quanto affetti da gravi malattie o perche’ vittime di incidenti sul lavoro? Cosa dire ancora dei milioni di cittadini che percepiscono una pensione di anzianita’, non piu’ svolgendo l’attività “lavoro”?  E’ da considerarsi “lavoratore” anche la persona alla ricerca della propria felicita’ e realizzazione, anche al costo di restare per lungo tempo senza “lavoro”?

Risposta:

E’ possibile che attraverso complessi sofismi giuridici, il concetto di “lavoro” possa essere esteso a tutte le categorie sopraelencate, fino ad includere la totalita’ dei cittadini. Ma il semplice fatto che, a distanza di sessant’anni, queste domande possano ancora essere poste, che milioni di cittadini possano anche solo esitare a riconoscersi nel principio fondante della propria Repubblica, è indice del fallimento di quel primo articolo.  Cosa ben piu’ grave, chi esita nel riconoscersi in questo primo articolo, finirà per accogliere con diffidenza anche il resto della Costituzione.

Conclusione?

Se il lavoro rimane elemento essenziale nella società e nell’economia, come peraltro affermato piu’ volte nella Carta fondamentale, esso si rivela oggi inadeguato quale unico elemento fondante la nostra democrazia. Proponiamo per questo di modificare il primo articolo della Costituzione come segue: “La Repubblica democratica italiana è uno Stato di diritto fondato sulla libertà e sul rispetto della persona”.

Tra i firmatari anche i radicali (allora “Rosa nel Pugno”) Marco Beltrandi, Bruno Mellano, Sergio D’Elia (che ha una avvincente biografia, tra l’altro) e il DS Franco Grillini (oggi Italia dei Valori). Oltre a qualche parlamentare del PDL, tra cui Daniele Capezzone (allora radicale anch’egli).  

Chissà da chi sarà composto il coro degli indignati, oggi.

Ciò detto, mi chiedo in che modo possa essere necessario, come sostiene Brunetta nel proseguo dell’intervista, modificare il dettato del primo comma dell’art.1 Cost. per, ad esempio, finalizzare i decreti attuativi del federalismo fiscale o promuovere una riforma degli ammortizzatori sociali (verso cui Brunetta, è bene ricordarlo, è piuttosto scettico). 

L’ennesima polemica costruita ad hoc per gettare il fumo negli occhi? A leggere l’intervista pubblicata su Libero, sembrerebbe di sì:

[…] ritengo debbano essere rivisti pure gli articoli della Carta sui sindacati, i partiti, l’Europa.”

Nessuna eversione, dunque: solo un elenco di propositi impossibili stilato per celare quelli possibili. Ad esempio, reintrodurre l’immunità parlamentare (che Brunetta infatti elogia en passant). Per la serie: “scannatevi su questo, mentre noi facciamo quello che ci pare”. 

Gli urlatori sappiano che staranno facendo il gioco della maggioranza. Chi ha la voce grossa la usi invece per chiedere conto di ciò che sta nel programma o nelle intenzioni del governo: dove sono finiti i soldi dello scudo fiscale? E quanti sono? Come si intendono aiutare le famiglie in difficoltà? Quando sarà operativo il federalismo fiscale? Che fine ha fatto la promessa elettorale di abbassare le tasse? E i fondi per la ricerca? Urlare al “regime” permette a Brunetta e a chi per lui di evadere queste domande. E ottiene il solo risultato di serrare le fila. 

Per questo parlano di riformare l’articolo 1. Da tenere a mente, prima di perdere la ragione.

[Aggiornamento – 22:44]

Come volevasi dimostrare:

Tra l’altro, Podda (segretario generale dell’Fp-Cgil) parla proprio di “bordate eversive“.

Bingo.

 

Annunci

Un pensiero su “Prima di perdere la ragione.

  1. C’è una battuta di spinoza.it che riassume bene questo modus operandi:

    “La tecnica mistificatoria del governo è ormai chiara: a corollario di ogni manovra infilano una stronzata insostenibile che fa indignare tutti, poi la smentiscono facendoci pure bella figura. Così si perde la visione d’insieme, delegittimando nel contempo l’opposizione – ammettendo per ipotesi che 1) ci sia un’opposizione e 2) sia possibile delegittimarla più di quanto essa stessa non faccia – che aveva abboccato puntando il dito sulla stronzata in questione.

    Per intenderci: è come se uno ti caga in salotto, poi infila nella merda un petardo acceso, poi spegne il petardo e tu gli dici grazie”.

    E comunque sto con Di Pietro e Paolo Flores D’Arcais, a questa gente non farei cambiare nemmeno una lampadina.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...