Beatrice Borromeo, Angelo Santoro e i “corsi di apprendimento veloce” di Travaglio.

Su Dagospia [1], Beatrice Borromeo replica al servizio di Angelo Santoro di Studio Aperto:

“Caro Angelo Santoro, dev’essere frustrante lavorare per Studio Aperto, in qualità di esperto di gattini che percorrono migliaia di chilometri per ritrovare la strada di casa. Immagino che occuparsi solo di gossip ti abbia fatto dimenticare anche le nozioni base, come la differenza fra una candidatura -dove chi va rappresenta tutti gli italiani- e un qualunque altro lavoro.
Paragoni me alle ragazze che sono state messe in lista alle europee o dintorni, perchè vantavano da curriculum cene con Berlusconi e partecipazioni nei reality show. Oppure, per mettere le cose nel giusto ordine: vai in tv, il capo ti vede, passi la serata con lui e ti ritrovi in corsa per un seggio.
La mia storia è un po’ diversa. Spero che il tuo servizietto sia frutto solo dell’ignoranza, e non della malafede prezzolata (più probabilmente di entrambe). La strada che mi ha portato a scrivere oggi sul Fatto Quotidiano è più che nota, e di certo non passa dalle cene, dalle feste o dai corsi di apprendimento veloce di Brunetta. Quanto al merito del mio articolo [2], di cui Santoro non si occupa (perchè non trova niente da dire), non uno dei tentativi di critica di Studio Aperto è andato a segno: Mediaset ha censurato le Iene per uno scoop sui migranti morti, e tu non hai certo dimostrato il contrario. Ci hai solo scherzato su, che signore.

Beatrice Borromeo”

Questa la replica di Angelo Santoro [3]:

“Gentile Beatrice Borromeo, non mi sono occupato del contenuto del suo articolo – come lei denuncia e prima di lei Marco Travaglio – per un solo motivo, perché ciò che scrive non corrisponde al vero. Mi sono informato, non creda. Ed è stato proprio uno degli autori delle Iene (gente che conosco bene: lavoravo per quel programma. Prima di occuparmi di gattini smarriti e di bruciarmi i neuroni col gossip, ovviamente) a confermarmi che quel servizio non è stato mandato al rogo bensì rinviato e per scelta condivisa.

A domanda: “Siete stati censurati da Mediaset?” ha risposto testualmente: “Se fosse accaduto, lo avremmo detto in trasmissione”.

Ora, visto che le stesse Iene non parlano di censura e che il loro leader maximo Davide Parenti proprio a lei, signorina Borromeo, ha dichiarato: “Il momento non era dei migliori per mandare in onda il servizio, visto il lutto nazionale per i caduti in Afghanistan” nonché “ci hanno detto di aspettare il processo, il che non è neanche sbagliato”, perché avrei dovuto occuparmi del suo imperdibile scoop?

Ci ho scherzato su, certo, e forse non sono stato un signore all’altezza della sua levatura morale e araldica. Ho scherzato ma non sui migranti morti, signorina Borromeo. Su di lei. Impari da un maestro di sbeffeggiamenti quotidiani.

Chieda al suo tutor giornalistico, Marco Travaglio, di ricordarle quando sull’Unità del 6 maggio 2007 dava, senza troppi giri di parole, del raccomandato all’allora neoassunto mio collega Alfredo Vaccarella, figlio del giudice costituzionale Romano, con queste parole: “Viene descritto come cronista di razza e professionista coi fiocchi, anche se qualcuno, in redazione, non ha potuto non osservare come altri giornalisti precari attendessero da tempo di essere regolarizzati”.

Insomma, “professionista di razza” certo. Però, povero lui, è pur sempre un “figlio di” e deve pagarne le conseguenze! Ora mi spieghi: perché Vaccarella a Mediaset è un raccomandato e la contessa Borromeo a “Il Fatto Quotidiano” no? Chi dà la patente? Si deve passare al vaglio di Travaglio? 

Angelo Santoro

PS Per non tediare ulteriormente i lettori di Dagospia con le nostre argomentazioni, se crede, può sempre scrivere al mio indirizzo di posta elettronica. Lo trova in redazione a “Il Fatto”. Ha presente la mail di replica che vi ho inviato ma che avete ritenuto di non dover pubblicare? Ecco, quella.”

Una sterile polemica? Niente affatto. 

Perché ci insegna che Il Fatto Quotidiano non fornisce diritto di replica, proprio come i giornali “schiavi del regime” che ogni giorno accusa (si pensi al Corriere che non pubblica la rettifica di Giulia Innocenzi [4]). 

Perché ci fa capire che il servizio sulla presunta censure alle “Iene” avrebbe dovuto quanto meno essere integrato, in un giornale “libero” e “senza padroni”, dalla versione di quegli autori del programma che non parlano affatto di censura (come riportato anche da Il Giornale [5]).

Perché ci fa capire che anche Marco Travaglio non è immune dalla malattia che affligge il giornalismo italiano, il doppiopesismo. 

Perché ci fa capire che chi avrebbe una domanda sensata da porre (nel nome di quali credenziali Beatrice Borromeo scrive un articolo di prima pagina sul Fatto?) sceglie gli attacchi personali e gratuiti (“non è facile governare uno yacht di trentasei metri e contemporaneamente indignarsi per immigranti morti e dimenticati”).

E perché, da ultimo, mostra come si possa montare una polemica senza rispondere alla domanda fondamentale che la motiva. Che rivolgo a Beatrice Borromeo con le parole di Virginia Sanna:

“tutti i giornalisti del FQ hanno esperienza e professionalità da vendere […], lei di quali titoli e curriculum si fregia per arrivare a firmare un pezzo in prima pagina? Non è forse vero che scrive sul FQ solo in virtù di un nome che da modellina la portò ad annozero (dove folgorò Travaglio) senza passare per una selezione e soprattutto senza aver mai scritto un articolo neppure per il giornalino scolastico?”

Se l’unica “strada” per rispondere è quella “più che nota”, cara Beatrice, qualcosa non torna. Che ai “corsi di apprendimento veloce di Brunetta” si siano affiancati quelli di (Michele) Santoro e Travaglio? 

Fatemi sapere, non vedo l’ora di parteciparvi.

 

 

Note:

 

[1] http://www.dagospia.com/rubrica-2/media_e_tv/articolo-9582.htm

[2] Il Fatto Quotidiano numero 2, 24 settembre 2009

[3] http://www.dagospia.com/rubrica-1/varie/articolo-9599.htm

[4] http://giuliainnocenzi.blogspot.com/2009/09/rettifica-fai-da-te.html

[5] La patacca della contessina cronista, Il Giornale del 25 settembre 2009, p. 3

Un pensiero su “Beatrice Borromeo, Angelo Santoro e i “corsi di apprendimento veloce” di Travaglio.

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