La comica e sinistra coerenza di Vittorio Feltri.

Vittorio Feltri, al suo insediamento alla direzione de Il Giornale, lamentava come la stampa avesse sostituito il gossip all’informazione.

Con le sue parole: “C’è qualcosa di comico e di sinistro nel modo in cui si interpreta la realtà. Mentre infuria la balneazione nell’ultimo scorcio di agosto, i cittadini che leggono i giornali hanno la sensazione di vivere in un Paese spensierato. I titoli più «gettonati» e gli argomenti dibattuti con maggiore passionalità continuano (da mesi) a riguardare la sfera sessuale e i suoi innumerevoli satelliti”. Questo mentre “nel mondo succede di tutto; ma noi non ce ne accorgiamo neanche, facciamo spallucce e voltiamo pagina alla ricerca di nuovi pettegolezzi o di spunti per diffamare ulteriormente il Paese” [1].

Invece di denunciare, ad esempio, il fatto che il nuovo Ministro della Difesa iraniano, Ahmad Vahidi, sia un pluriomicida (avendo fatto uccidere 85 persone in un attentato in un centro ebraico di Buenos Aires), i maggiori organi di stampa nazionale preferiscono concentrarsi sulla vita privata di Berlusconi. Conclusione di Feltri: “evidentemente è meno pericoloso un ministro assassino che un premier sensibile alle gonnelle”.

A distanza di una sola settimana (l’editoriale sopraccitato reca data 23 agosto), sfogliando Il Giornale si ha la sensazione che Feltri abbia predicato bene, ma razzolato male. Le prime undici pagine del quotidiano oggi in edicola riguardano infatti solamente il tema del rapporto tra gossip e “vera informazione”.

In prima pagina campeggia il titolo: “Adesso i moralisti odiano il gossip”, accompagnato da un editoriale dello stesso Feltri che lamenta il doppiopesismo di chi ha considerato “informazione” mettere in piazza la vita privata di Berlusconi e gossip parlare della condanna per molestie a Boffo. Pagina 2 riguarda il direttore di Repubblica Ezio Mauro, colpevole di essersi comprato la casa “in nero” mentre predicava l’anti evasione fiscale. Le pagine seguenti titolano: “La querela è reato solo se la fa il premier”, “Se i cattolici vanno a sinistra ci rimette soltanto la Chiesa”, “”La guerra? Non l’ha iniziata il Giornale””, “Berlusconi e “il caso Repubblica””, “Il gossip non sposta il voto cattolico” (e siamo a pagina 7), “Altro che indignarsi, una sentenza non ha privacy”.

Due pagine di bordate sui litigi tra Franceschini e Bersani e sui vizi di De Benedetti, una sull’influenza che “ora fa paura”, ed è finita la cronaca italiana. Totale: tredici pagine.

Niente sulla disoccupazione dilagante. Niente sullo scandalo delle social card [2]. Niente sulla riforma scolastica. Niente sul biotestamento o l’opportunità di una indagine parlamentare per la Ru486 [3]. Niente sul problema della mancata integrazione tra Nord e Sud del Paese. Niente sulla crescente intolleranza verso gli omosessuali. Niente di niente sullo scudo fiscale. Niente di niente sull’emergenza rifiuti. Niente di niente sulla ricostruzione in Abruzzo. Niente di niente sull’opportunità o meno di tornare al nucleare.

E questo per rimanere in Italia.

Chiedo dunque a Vittorio Feltri: c’è qualcosa di “comico e di sinistro” nel modo in cui Il Giornale “interpreta la realtà”? C’è qualcosa di “comico e di sinistro” nel modo in cui Il Giornale interpreta il concetto di coerenza?

Parafrasando la chiusa del suo editoriale: evidentemente è più pericoloso un Boffo molestatore di un Paese allo sfascio. 

Note: 

[1] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=376175&START=1&2col=

[2] http://www.termometropolitico.it/index.php/Economia/social-card-70-milioni-di-euro-in-meno-due-domande-al-senatore-paravia-di-fabio-chiusi.html

[3] https://ilnichilista.wordpress.com/2009/08/09/gasparri-la-pillola-abortiva-e-linquisizione/

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