La Lega Nord, il test di dialetto e l’obiettivo della Scuola Padana.

Paola Goisis, deputata della Lega Nord, chiede che i professori debbano superare un «test dal quale emerga la loro conoscenza della storia, delle tradizioni e del dialetto della regione in cui intendono insegnare» [1]. Questo il modo di ovviare alla selezione secondo titoli di studio, che «spesso risultano comprati».

Diventare un professore, dunque, dipenderà dall’iscrizione o meno a un “Albo Regionale”, a cui si accede dopo aver superato il suddetto test. Questo basterà come «garanzia sull’adeguatezza dell’insegnante» [2]. Inoltre, la proposta risponde al nobile intento di ottenere «una sostanziale uguaglianza tra i professori del Nord e quelli del Sud. Non è possibile, infatti, che la maggior parte dei professori che insegna al nord sia meridionale». 

Un onesto e sincero tentativo di introdurre la meritocrazia nei criteri di selezione e una sostanziale uguaglianza di opportunità? Può darsi. Tuttavia, dall’esame del sito della Lega Nord emerge una consonanza sospetta con un altro progetto. Quello di istituire le “Scuole Padane”.

Le “Scuole Padane” nascono nel 1998 secondo questa logica: “La novità della Scuola Padana, oltre alla metodologia di insegnamento (non più puramente nozionistica come quella statale), sta nel fatto che oltre ai programmi tradizionali è introdotto lo studio della lingua, della cultura e della tradizione locale, e non certo come materie secondarie o opzionali” [3].

Il documento allegato dalla Lega nel proprio sito cita l’esempio della Scuola Bosina di Varese, fondata anch’essa nel 1998, e intitolata a Giuseppe Talamoni, sul quale non sono riuscito a farmi una idea chiara dato che la sua pagina Wiki è in piemontese [4] (sempre in nome dell’uguaglianza). Non posso purtroppo nemmeno informare il lettore circa l’offerta formativa, dato che i link proposti sulla pagina web della scuola sono tutti broken (che sfortunata coincidenza). [5] 

Tralasciamo la mancata specificazione del metodo “non nozionistico” che tali scuole adotterebbero e di come e quando gli insegnamenti “Padani” si andrebbero ad aggiungere (e dunque non a sostituire) quelli tradizionali. Concentriamoci invece sull’aspetto preoccupante della proposta, cioè la sua ratio.

La logica ispiratrice le “Scuole Padane” (lingua, cultura e tradizione locale) non sembra molto distante da quella che ha ispirato la proposta della deputata Goisis. Le conoscenze richieste per passare il suo “test” sono infatti storia, tradizione e dialetto locale. Un (altro) caso?

Non sembra. I docenti delle “Scuole Padane” non avrebbero infatti alcuna difficoltà a passare il test, soprattutto se a questo si aggiunge la considerazione che la commissione giudicante i candidati dovrà essere giocoforza altrettanto radicata nel territorio. Oltre a non alimentare speranze meritocratiche (le Commissioni per l’iscrizione all’Albo Regionale non si possono comprare quanto i titoli di studio, cara Goisis?), ciò pare non alimentare nemmeno speranze egalitarie. 

La logica sembra quella di una sostituzione di insegnanti delle (deprecate) Scuole Statali con insegnanti di “Scuole Padane”, al fine di spostare gli equilibri (e forse i finanziamenti) dalle prime alle seconde o forse, più semplicemente, di trasformare le Scuole Statali del Nord in “Scuole Padane”.

Di certo maggiori informazioni andrebbero raccolte per scoprire il reale intento della proposta della Goisis e della Lega. Tuttavia appare lecito dubitare fin da ora che il suo effetto possa essere una maggiore integrazione culturale tra le differenti anime che abitano questo Paese, e non una ulteriore, opportunistica separazione.

Note:

[1]http://www.corriere.it/politica/09_luglio_28/lega_dialetto_prof_riforma_scuola_f3e05830-7b9c-11de-9006-00144f02aabc.shtml

[2] http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=370190

[3] http://www.leganord.org/elezioni/2008/lega/scuola/scuola_padana.pdf

[4] http://pms.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Talamoni

[5] http://www.scuolabosina.com/docs/POF%20Scuola%20Infanzia%202007-%2708.pdf, ad esempio.

 


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8 pensieri su “La Lega Nord, il test di dialetto e l’obiettivo della Scuola Padana.

  1. Dopo l’inaugurazione del laboratorio del “cinema padano”, dopo la proposta di sovvenzionare solo le università del nord, dopo le manifeste insofferenze agli insegnanti del sud, mancava questa.

    A vostro avviso è tollerabile in una Repubblia, che si dia tanto corpo a venti chiaramente secessionisti e discriminatori?

    Democrazia significa ascoltare tutte le voci. ma significa anche tutelare la democrazia ed i diritti dell’intera popolazione.

  2. Grazie per l’intervento, Antonio. Penso tu abbia dedotto come la penso sull’argomento.
    Concordo in particolare sulla tua ultima frase, soprattutto visto e considerato che l’elettorato della Lega non rappresenta oltre l’80% degli Italiani, a cui magari la difesa della cultura locale interessa, ma non al punto di farne la pietra angolare su cui valutare il merito e l’uguaglianza.

  3. Aggiornamento [ore 17:42]

    Il “test di dialetto” è già sparito dalle proposte della Lega Nord.
    Nelle parole di Roberto Cota: «Il presunto esame di dialetto – spiega Cota – è una bufala. La proposta è quella di fare dei test pre-selettivi per consentire l’accesso agli albi regionali degli insegnanti, albi previsti proprio dalla proposta di legge in discussione. Tali test sono visti come propedeutici rispetto al superamento dei concorsi pubblici. Quella che bisogna eliminare è la sperequazione che si crea dando esclusivo peso alla valutazione dei titoli scolastici, perché come sappiamo ci sono università più “generose” e università più “rigorose”. Come si può evincere dal testo dell’emendamento il test dovrà riguardare uno spettro culturale ampio, non riconducibile alla banalizzazione che viene fatta oggi dai giornali»
    [http://www.corriere.it/politica/09_luglio_29/esame_dialetto_professori_lega_frena_29832cb2-7c31-11de-bec1-00144f02aabc.shtml].

    Delle due l’una: o i giornali hanno montato la polemica ad hoc (cioè senza conoscere il testo dell’emendamento), oppure il testo dell’emendamento è talmente vago da giustificare ogni interpretazione.

    Una breve analisi del testo [http://www.corriere.it/politica/09_luglio_29/scuola_emendamento_lega_2c0dd3a2-7c44-11de-bec1-00144f02aabc.shtml] lascia, questa volta, propendere per la seconda ipotesi.

  4. SE 100.000 IDIOTI SI METTESSERO D’ACCORDO PER MANDARE IN PARLAMENTO UN’IDIOTA CHE LI RAPPRESENTI, QUESTA è DEMOCRAZIA, RESTA IL FATTO CHE L’ONOREVOLE RIMAREBBE UN’IDIOTA

  5. non è un abufala, ma una testata e nota tecnica di comunicazione, ampiamente usata dal governo attuale.

    Un esempio?
    Ho una cosa scomoda da comunicare e temo la reazione dell’opinione pubblica. Sparo un agran cavolata sull’argomento, abbastanza verosimile, di modo ch emonopolizzi l’attenzione sia sulla cavolata che sull’oggetto in esame.
    Smentisco la cavolata con chiare prove.
    Risultato?
    “ah vedi? erano tutte fesserie”… la cosa scomoda da comunicare passerà inosservata, offuscata dalla coda della bufala smentita.

    Funziona così un po’ per tutto…

  6. Pingback: Iperuranio Padano. « ilNichilista

  7. Pingback: Iperuranio Padano « Blog del circolo online del PD “Barack Obama”

  8. E’ vero democrazia significa prendere mazzate in università se non sei comunista o autonomo,farsi fregare dagli stranieri con la scusa del razzismo,essere sinceri in questo blog “nichivendolo” altro che nichilista.Questo blog è l’essenza dell’ipocrisia: tutto ciò che fanno alcuni è sbagliato solo per principio e il principio non necessita di contradittorio!Per quanto riguarda Fazio un uomo da qualche milione di euro a stagione che è pagato da colui che critica (endemol) ha fatto un programma col saviano sempre pagati da endemol.E via così…

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