Fabio Chiusi

Porta a Porta e l’intelligenza a orologeria.

In Disinformazione on febbraio 9, 2010 at 12:31 am

A Porta a Porta si parla di “politica e calunnie“. E non c’è che dire, abbondano entrambe. Si inizia con le rivelazioni di Ciancimino, subito bollate dagli autori del programma ”accuse a orologeria“. Replica “allibita” di Marcello Dell’Utri: “è immorale dare ascolto a queste cose”, ciò che andrebbe fatto invece è capire “chi gestisce Ciancimino”. Da complotto a complotto, dunque. Ma se il primo va in onda in tribunale, il secondo beneficia dello share della seconda serata di RAI1. Non solo: può perfino fregiarsi dei ragionamenti di Italo Bocchino e Niccolò Ghedini, che ci aiutano a intuire che cosa abbia in mente il senatore condannato in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa. L’assunto di fondo è sempre lo stesso, quello del populismo duro e puro: “tutti gli italiani possono giudicare le affermazioni di Ciancimino” (Bocchino) – e io che pensavo servissero le carte, le prove, i riscontri. Il teorema, invece, si basa sulle seguenti premesse:

(P1) l’opposizione ha costruito “un castello di calunnie” (Bocchino)

(P2) le calunnie sono le dichiarazioni di Ciancimino (Bocchino)

(P3) le dichiarazioni di Ciancimino “delegittimano il governo” (Ghedini)

(P4) a usare il metodo della delegittimazione è la mafia (Ghedini, riprendendo le dichiarazioni odierne di Alfano)

Conclusione? Dietro le dichiarazioni di Ciancimino c’è la regia dell’opposizione e della mafia. Naturalmente è una mia libera (mica tanto, è logica) interpretazione, dato che si enunciano le premesse, ma non la conseguenza, che resta implicita a vibrare tra le bianche pareti dello studio. Belpietro aggiunge l’immancabile ipotesi ad hoc (la quadratura del cerchio): “Ciancimino sta facendo i suoi interessi personali”. Chissà in quale dei mondi possibili ci si difende pronunciando tutte e sole le frasi che costano piogge di querele e il più fitto tra i fuochi mediatici. Non che questo dimostri nulla, né tolga i dubbi sulle affermazioni del figlio del boss. 

Una volta archiviata la politica, si passa alle calunnie – come da programma. Secondo Bocchino “Ciancimino è un caso da Trattamento Sanitario Obbligatorio”; per il sindaco leghista Flavio Tosi, invece, bisogna rifarsi agli Stati Uniti, dove a quelli come Ciancimino “danno un calcio nel sedere“. Non come qui, nell’ “unico Paese dove un ex magistrato fonda un partito politico”. Partono le accuse personali, i bisticci. E quando la politica (o quello che è diventata) rientra noiosamente dalla finestra, spostando il discorso sulle foto della cena di Di Pietro con Contrada e sul discusso assegno incassato dal leader dell’IDV, fioccano gli sbadigli. Solo sul tema dell’aggressione a Berlusconi, in cui De Magistris vede “dei lati oscuri“, c’è un sussulto. Perché Tosi incalza l’eurodeputato (“ci dica quali”) che in tutta risposta balbetta e svia, prima di buttare là un “lo dirò in aula”. Scatenando l’ironia di Tosi: “ma lei pensa davvero che sarebbe chiamato in aula se mai si indagasse su quella vicenda? E per quale ragione?”. Il tutto mentre Fioroni mantiene un tono di voce e un profilo talmente bassi che le parole che pronuncia si dimenticano nel tragitto tra un orecchio e l’altro. Chiude un lungo litigio tra Bocchino e De Magistris, che si beccano come scolaretti a ricreazione, con frasi come “tu non comprendi”, “io comprendo più di te, se vuoi facciamo il test di intelligenza“, prima di passare a ipotetiche vicende giudiziarie senza capo né coda in cui l’uno incolpa l’altro e viceversa.

Io prendo in parola Bocchino, e propongo di fare non uno, ma due test di intelligenza. Non agli ospiti, ma ai telespettatori: uno prima e uno dopo la trasmissione. Sono certo che i risultati sarebbero più istruttivi di quanto è stato detto nell’intera puntata. Il più significativo? Il curioso fenomeno della “intelligenza a orologeria“: prima (magari) c’era, ora chissà.

Mercedes Bresso? Nuoce gravemente alla regione.

In Politica on febbraio 8, 2010 at 1:50 pm

Parola degli amministratori della pagina ufficiale di Roberto Cota:

Qui si notano meglio i simboli della Lega Nord e del PDL.

Chissà che ne pensano Cota e i suoi alleati del “partito dell’amore“. Nel frattempo, sappiamo come la pensa qualcuno su Facebook:

Quando si dice misurarsi sugli argomenti.

Beati loro.

In Attualità on febbraio 8, 2010 at 12:18 pm

Non è bastato chiamarli deviati, malati, anormali, patologicamente diversi. Non è bastata la polemica nazionale sui gay colpevoli, in quanto gay, di “un peccato che esclude la comunione“. Non sono bastati i fatti

che ci raccontano che una coppia omosessuale non può nemmeno più passeggiare per le strade di una cittadina di provincia tradizionalmente tollerante come Udine senza beccarsi insulti e minacce. E in pieno centro, in mezzo alla gente.

No, non basta. Il loro delirio deve continuare:

Partendo dalla idea che la omosessualità é una patologia che deriva da un grave disordine e da una mentalità deviata e talvolta viziosa,ecco credo che si possa parlare, senza offesa, di omosessualità come lebbra etica. Intendo dire come una malattia che corrode la integrità dell’anima umana. Poi le associazioni dei gay strepitino. Ma io non sto discriminando nessuno, tanto meno dando dei lebbrosi. Accosto sul piano degli effetti nocivi per la salute dell’anima, come una lebbra o un cancro, la devianza sessuale e quindi la omosessualità (Francesco Bruno, psichiatra e criminologo).

Io non posso sapere mai nella fila che si presenta davanti a me per ricevere la comunione se uno pratica o no la omosessualità e comunque principi di misericordia devono sempre guidare noi pastori. Il discorso cambia radicalmente, specie in centri piccoli nei quali si sa tutto di tutti, quando il celebrante sa bene che si tratta, per esempio, di una coppia gay convivente e come tale non pentita, e nemmeno sulla via di un cambio di rotta. In questo caso, devo far valere la prudenza e per evitare il guaio maggiore, ovvero il pubblico scandalo, ritengo saggio non dare la comunione (Monsignor Vincenzo Cozzi, Vescovo emerito di Melfi).

Che ne dice l’onorevole Casini? Che ne dicono i cattolici del PD, tanto attivi di questi tempi a immaginare su che poltrona sedere? Nessuna dichiarazione da parte dei credenti del PDL o dei ferventi leghisti, che per difendere l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici giunsero alle raccolte firme? Sono tutti d’accordo? Tutti con la coscienza a posto?

Sembrerebbe di sì. A Udine, scrive il Messaggero Veneto di oggi, ancora nessun messaggio di solidarietà all’assessore Enrico Pizza, vittima dell’aggressione, da parte del centrodestra. E’ proprio il caso di dirlo: beati loro.