Fabio Chiusi

Se questo è un uomo (digitale).

In Disinformazione on Dicembre 24, 2009 at 10:56 am

Come se non bastassero i ripetuti attacchi da parte del governo, anche Marco Gorra su Libero di oggi (pagina 7) firma un articolo infuocato contro gli utenti della rete, intitolato La politica in mano al bar sport Internet

Nel pezzo si parla di un fantomatico “popolo web” che “corre a dare manforte al blog di Tonino Di Pietro, che si iscrive in massa al partito di Beppe Grillo”, “che organizza manifestazioni, che padroneggia i social network”. Colpa di questo “agglomerato indistinto di radicalismo, qualunquismo, settarismo, massimalismo” se l’opinione pubblica è allo “sfacelo”: più precisamente, di quel perverso meccanismo che fa sì che ciò che scrive un blogger (“la fichissima qualifica neologista”) “dal computer della sua cameretta” sia “innalzato al rango di opinione“. 

Conclusione: “il minimo comune denominatore del popolo del web è questo: l’innata cialtronaggine. Il pressapochismo statutario, la faciloneria costituzionale“. In sostanza, una “ignoranza abissale“.

Gorra ha ragione: un blogger non avrebbe mai potuto scrivere un capolavoro di analisi sociologica come il suo pezzo. Che mette i social network in mano al dipietrismo, quando un sondaggio di SWG Trieste mostra come soltanto il 37% degli utenti voti sinitra/centrosinistra, mentre il 39% è un elettore della maggioranza di governo. Costringendo perfino Carla Conti del Secolo D’Italia a dire: “i social network non sono roba per comunisti”. Che dipinge un Paese virtuale, abitato (deduco, da “ignorante abissale”) da entità digitali, completamente separato da quello reale, come se chi frequenta la rete fosse una manica di pazzi, sovversivi, estremisti e non comuni cittadini. Che s’indigna perché quella dei blogger viene addirittura considerata “opinione”, come se scrivere su un giornale come Libero desse automaticamente maggiore dignità e autorevolezza a ciò che si dice (la logica, è sempre la mia ignoranza a costringermi a notarlo, è quella dell’ipse dixit - non propriamente il primo comandamento di un giornalista). Caro Gorra, in democrazia le opinioni valgono tutte allo stesso modo, e sono i cittadini a decidere quale peso attribuirvi, e non il governo o i media. Pensi quanta fatica mi costi, in questo momento, eppure faccio lo sforzo di equipararmi a lei. Sarà la mia “innata cialtronaggine”, o la “faciloneria costituzionale”. 

Questa è la fine comprensione dei meccanismi della rete di chi vorrebbe “regolamentarne” la libertà di espressione tramite filtri e bavagli. Di chi strumentalizza ad arte Facebook per creare lo scandalo del giorno e poi si scandalizza se “chiunque può dire ciò che vuole e come vuole (quale misfatto) e in poche ore si ritrova a capo di una tribù telematica che vomita insulti sul nemico di turno”. Gorra, ha mai pensato che se quotidiani come il suo evitassero di sbattere in prima pagina ogni scemenza trovata in rete quelle tribù sarebbero poco più che comunità di recupero per emarginati digitali (e reali)? Sa che, ad esempio, il gruppo “Uccidiamo Berlusconi” dall’ottobre 2008 (prima data in cui se ne sente parlare) al 21 ottobre del 2009 (giorno in cui Cristiano Gatti de Il Giornale fa scoppiare la polemica a livello nazionale) era passato da poco più di duemila a dodicimila iscritti, e che soltanto dopo essere finito su tutti i telegiornali è arrivato in pochi giorni a quota 35 mila? Chi ha nutrito la “tribù”? I blogger o chi, come lei, l’informazione la fa di mestiere?

E da ultimo no, Gorra: Matteo Mezzadri non ha trovato “gente per piantare una pallottola in testa a Berlusconi”, ma la fine della sua carriera politica.

Tenete a mente tutto questo, miei ipocriti lettori, mie sembianti digitali, miei amici, per i giorni (difficili) che verranno.

La vergogna delle vergogne.

In Attualità on Dicembre 24, 2009 at 1:25 am

Il 13 settembre Fabio Vitali, Efrem Bellussi, Giampietro Finazzi e Luca Paris, vestiti di verde durante la festa della Lega Nord a Venezia (“non so se erano simpatizzanti della Lega”, dirà il capogruppo Alberto Mazzonetto), prendono a bastonate, pugni e calci Ervin Doci e un collega. In centro città. In pieno giorno. Dopo aver messo a soqquadro l’intero ristorante “La Bricola” in cui i due lavorano.

Oggi per loro si parla dei reati di lesioni, danneggiamento e furto, con l’aggravante dell’odio razziale. Questo video di YouReporter mostra lo stato in cui versano il volto di Ervin e il mobilio del locale.

Dopo tutti i discorsi sul clima d’odio, su Tartaglia “vicino ad ambienti del social network” (Bruno Vespa), su quelle “pericolose armi in mano a pericolosi delinquenti” (Gabriella Carlucci), sui gruppi “più pericolosi degli anni ‘70″ (Renato Schifani) e sulla rete “spazio di violenza, di associazioni per delinquere, strumento per spaccio di droga” (Maurizio Gasparri) mi chiedo: quanto è accaduto a Venezia è colpa di Facebook?

Nota a margine: provate a immaginare se invece che alla festa della Lega Nord il pestaggio fosse avvenuto al No Berlusconi Day

Qual è adesso “la vergogna delle vergogne dell’Italia”, onorevole La Russa?

Alfano il successore (già in questa legislatura) di Berlusconi?

In Disinformazione on Dicembre 22, 2009 at 10:52 am

Il ministro della giustizia Angelino Alfano potrebbe succedere a Silvio Berlusconi alle redini del governo, e già in questa legislatura. Ad avanzare l’incredibile ipotesi è ItaliaOggi, che titola:

Venerdì scorso ad Arcore il Cavaliere avrebbe confidato ai suoi “cinque più stretti collaboratori” che sarebbe “pronto a farsi da parte“:

Berlusconi è rimasto scioccato dall’episodio dell’aggressione subita al Duomo ed ora ha davvero paura di poter essere ucciso. E di morire il Cavaliere non ha alcuna voglia. Quindi è pronto a farsi da parte, a cedere il testimone del governo a un giovane da lui designato. Questa, la possibilità di designare il suo successore, pare sia l’unica vera condizione che il Cavaliere ponga, in primis su tutti al presidente della repubblica Giorgio Napolitano, per trarre definitivamente il dado e rinunciare a palazzo Chigi.

Il successore sarebbe Alfano, che Berlusconi considera “come un figlio” e che si troverebbe a gestire la riforma della giustizia in un modo del tutto congruente con le volontà del Cavaliere. Si tratterebbe, dunque, di un passaggio in tempi brevi, come si evince anche dalla risposta che Berlusconi avrebbe dato a Gianfranco Micciché, che aveva chiesto lumi in proposito:

il premier ha ripetuto per ben due volte di essere intenzionato ad andare avanti nella nuova direzione e di voler far concludere la legislatura in corso ad un giovane primo ministro da lui indicato a Napolitano.

Accanto al guardasigilli spetterebbe un ruolo di primo piano, sempre secondo ItaliaOggi, alle ministre Brambilla e Gelmini, con Giulio Tremonti vicepremier. 

Di una successione Alfano hanno recentemente parlato anche Le Monde e il Corriere della Sera (11 marzo 2009), secondo cui Berlusconi avrebbe detto: “Alfano è bravissimo. Ho visto come ha gestito situazioni più che complicate. È in grado di assumere decisioni difficili ma sa farlo coinvolgendo tutte le parti. Bra-vis-si-mo [...] Potrebbe essere lui il mio successore“.

Io mi sento di porre un unico, ma strutturale dubbio: è per Alfano che si propone l’omonimo lodo per via costituzionale?

[Aggiornamento - 20:53]

Secondo Bonaiuti si tratta di una “fiaba natalizia“. 

[Aggiornamento 2 - 23 dicembre, 09:46]

ItaliaOggi replica a Bonaiuti ribadendo l’affidabilità della fonte e chiedendosi come mai siano dovute passare 13 ore per ricevere una smentita.